Promuovere lo sviluppo dell’industria nazionale dei chip e raggiungere l’autosufficienza in un settore altamente strategico: è per questi motivi che la Cina ha creato il più grande fondo di investimento dedicato ai semiconduttori. Un fondo, il terzo del genere e noto come Big Fund III, che potrà contare su un capitale sociale pari a 344 miliardi di yuan (47,5 miliardi di dollari).
L’ultimo veicolo di investimento del Dragone sottolinea la rinnovata spinta da parte del governo cinese per costruire la propria industria dei semiconduttori in un momento delicatissimo. E cioè mentre le tensioni con gli Stati Uniti aumentano di settimana in settimana.
Ricordiamo che l’amministrazione Biden ha imposto restrizioni radicali alla capacità della Cina di acquistare chip avanzati e attrezzature per la produzione di chip, e che adesso Washington sta esortando i suoi alleati – tra cui Paesi Bassi, Germania, Corea del Sud e Giappone – a fare quasi altrettanto.
Subito dopo l’annuncio del fondo, le azioni dei principali titoli di aziende cinesi di chip sono schizzate alle stelle. Quelle di Semiconductor Manufacturing International Corp., il più grande produttore di chip in Cina, sono cresciute fino all’8,1%, mentre quelle di Hua Hong Semiconductor Ltd. Hanno superato la soglia del 10%.
Il super fondo della Cina
La terza fase del China Integrated Circuit Industry Investment Fund, coincidente con Big Fund III, è stata ufficialmente istituita il 24 maggio. Tra gli azionisti dell’ultimo fondo troviamo il ministero cinese delle Finanze, maggiore azionista con una quota del 17% e un capitale versato di 60 miliardi di yuan, e China Development Bank Capital, al secondo azionista con una quota del 10,5%.
Tra gli investitori figurano altre diciassette entità, tra cui cinque grandi banche cinesi: Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank, Agricultural Bank of China, Bank of China e Bank of Communications, ognuna delle contribuisce a circa il 6% del capitale totale.
Piccolo recap per illustrare la storia del maxi fondo sui chip del Dragone. La prima fase è stata istituita nel 2014 con un capitale registrato di 138,7 miliardi di yuan, mentre la seconda fase ha preso il via nel 2019 con 204 miliardi di yuan. Il Big Fund ha fornito finanziamenti alle due più grandi fonderie di chip cinesi, Semiconductor Manufacturing International e Hua Hong Semiconductor, nonché a Yangtze Memory Technologies, un produttore di memorie flash, oltre che ad una serie di aziende e fondi più piccoli. Uno dei settori principali su cui si concentrerà la terza fase del fondo coincide con quello delle attrezzature per la produzione di chip.
I chip del Dragone
Come ha spiegato la Cnn, questi investimenti puntano a portare l’industria dei semiconduttori della Cina agli standard internazionali entro il 2030. Il denaro sarà dirottato in ambiti quali produzione, progettazione, attrezzature e materiali dei chip.
Certo, negli ultimi anni il “Grande Fondo” è stato colpito da scandali di corruzione. Nel 2022, l’organismo di vigilanza anti-corruzione del paese ha lanciato un giro di vite contro l’industria dei semiconduttori, accendendo i riflettori su alcune delle figure più importanti della Cina nelle società di chip di proprietà statale. Un esempio recente? Lu Jun, ex amministratore delegato di Sino IC Capital, a capo della gestione proprio del “Grande Fondo”, è finito sotto la scure della giustizia lo scorso marzo.
C’è poi da tenere presente la variabile americana. Nell’ottobre 2022, gli Stati Uniti hanno varato un’ampia serie di controlli sulle esportazioni che vietano alle aziende cinesi di acquistare chip avanzati e apparecchiature per la produzione di chip senza licenza emessa dalle autorità americane.
Da questo punto di vista, dunque, il nuovo fondo chip non è solo una mossa difensiva per contrastare le sanzioni occidentali; fa anche – e soprattutto - parte delle ambizioni di Xi di rendere la Cina un leader globale nella tecnologia. La sfida tra le due potenze globali è pronta ad entrare nel vivo.