L’attenzione degli analisti rimane rivolta verso il mercato obbligazionario. Naturalmente, le intenzioni della Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) restano sconosciute al pubblico degli investitori, che attende con ansia le comunicazioni che avverranno a seguito della prossima riunione. Nel frattempo, gli analisti continuano a interrogarsi sulla stabilità economica europea di fronte a una BCE che, dalla sua ultima conferenza, sembra ancora intenzionata a proseguire con una politica monetaria aggressiva. Ed è qui che entrano in gioco gli esperti del mercato obbligazionario, affrettandosi ad anticipare con precisione il punto di svolta dei rendimenti, al fine di approfittare di un apprezzamento lineare del proprio portafoglio d’investimento e magari avviare piani di accumulo o altre strategie di allocazione patrimoniale.
Le variabili in gioco da considerare sono molte e vanno ben oltre le semplici considerazioni grafiche. Non a caso, sebbene il prezzo delle obbligazioni europee si sia ridimensionato in media di oltre il 50% rispetto ai massimi del 2021, non è scontato affermare che i prezzi abbiano toccato il punto minimo. In sostanza, potrebbe essere interessante fare un attimo il punto della situazione, per condurre un’analisi il più completa possibile e prendere una decisione d’investimento priva di “rimorsi”.
Fine dei rialzi dei tassi? Uno sguardo al contesto economico
Secondo le parole della Presidente della BCE, Christine Lagarde, in occasione del simposio di Jackson Hole, la BCE deve continuare a perseguire la lotta contro l’inflazione. Secondo le sue affermazioni, la Banca Centrale Europea ha l’obbligo di mantenere un livello di tassi abbastanza restrittivo per tutto il tempo necessario al fine di contrastare l’inflazione e raggiungere il target del 2%, definito dal suo mandato. Infatti, l’inflazione in Europa, in parte misurata dall’indice IPC (indice dei prezzi al consumo), ha raggiunto livelli notevolmente preoccupanti, arrivando anche a doppia cifra. Questa inflazione non è casuale, ma è il risultato di una narrativa economica in parte influenzata da eventi esterni, quindi in parte al di fuori del normale ciclo monetario impostato dalla stessa Banca Centrale.
Negli ultimi tre anni, vi sono stati eventi esterni abbastanza eccezionali rispetto la storia economica moderna: una pandemia, che ha innescato un iniziale rallentamento economico al quale la Banca Centrale ha risposto con una politica monetaria particolarmente espansiva, e una guerra che ha introdotto notevoli cambiamenti nelle dinamiche geopolitiche globali e ha causato un aumento dei prezzi delle risorse energetiche, portando quasi a una crisi energetica. Questi due eventi hanno avviato un ciclo inflattivo che, sebbene sia notevolmente diminuito rispetto al 2022, continua a preoccupare le banche centrali proprio perché è oggettivamente difficile da controllare attraverso la politica monetaria.
Graficamente, l’inflazione nel settore energetico è stata la prima a manifestarsi, con un progressivo aumento dei prezzi, probabilmente a causa dei crescenti costi energetici. Tuttavia, attualmente la componente energetica sta addirittura mostrando segni di deflazione, mentre la componente dei beni primari e secondari sta seguendo una tendenza decrescente, a differenza della componente dei servizi, che è stata però anche l’ultima a salire nel 2021.
Se l’inflazione delle ultime due componenti è stata causata da problemi nell’approvvigionamento energetico, con la risoluzione di questi problemi dovrebbero diminuire anche le aspettative inflazionistiche e, di conseguenza, i tassi di interesse dovrebbero calare prima che l’economia europea entri in una profonda contrazione.
Tuttavia, c’è un’altra componente da considerare: l’andamento della politica monetaria delle banche centrali statunitense ed europea prima e durante la pandemia da Covid-19. La base monetaria, misurata tramite la componente M2, è aumentata in modo significativo insieme al bilancio delle stesse banche. È evidente quanto l’emissione di dollari influisca indirettamente anche sull’inflazione europea. In sintesi, nonostante si sia parlato molto di rallentamento, questa fase di mercato può e probabilmente deve essere sfruttata dalle banche anche per ristabilire l’equilibrio nei loro bilanci. Un modo per ridurre l’espansione monetaria è aumentare i tassi di interesse per influenzare il settore bancario nazionale e commerciale. Storicamente, tranne che per il periodo dal 2009 al 2023, i tassi sono stati più alti rispetto ai livelli attuali. Quindi, nonostante la velocità con cui i tassi stiano aumentando possa destare preoccupazioni, i livelli attuali raggiunti non dovrebbero terrorizzare i professionisti del settore: teoricamente la BCE potrebbe andare ancora più in alto oppure restare su questi livelli per più tempo del previsto.
Obbligazioni Euro: ha senso avviare piani di accumulo?
Prendendo come riferimento il mercato europeo, un indice ampiamente utilizzato per monitorare, seppur in modo approssimativo e non del tutto accurato, l’obbligazionario governativo dell’euro è l’indice Bloomberg Euro Treasury 50bn Bond. I prezzi si trovano su valori alti, nonostante il ridimensionamento del 2022, indicando un certo interesse da parte della domanda che probabilmente riflette aspettative ribassiste nei rendimenti sottostanti.
In sostanza, a seguito del repentino e inaspettato declino dell’inflazione, la lieve riduzione dei bilanci delle banche centrali e la deflazione in Cina, gli operatori sembrano considerare un rallentamento nell’incremento dei tassi d’interesse, soprattutto in Europa, dove le condizioni economiche appaiono meno stabili rispetto agli Stati Uniti. In questo scenario, è ragionevole attendersi un periodo prolungato di lateralizzazione con tendenza al ribasso nel mercato obbligazionario, creando un punto di interesse per molti strateghi che potrebbero contemplare l’opzione di sviluppare piani di accumulo.