L’annuncio del lancio del Buono Ordinario del Tesoro a 1 anno è giunto la settimana scorsa con un Comunicato ufficiale sul portale MEF. È il classico avvicendamento mensile di debito pubblico a 1 anno dato che il 13 giugno saranno rimborsati 9.754.100.000 euro di altrettanti BOT in scadenza.
In settimana si procederà al lancio della 1° tranche ma questi 2 titoli di Stato potrebbero fare il botto di rendimento. Già perché poi la vera sfida del piccolo risparmiatore sta tutta lì, ossia riuscire a portare a casa il massimo ritorno a rischio grosso modo calcolato.
Le caratteristiche del BOT 364 giorni
Il nuovo BOT ha data emissione 13 giugno, una vita utile di 364 giorni per complessivi 12 mesi, e una data rimborso al 12/06/2026. La matricola ISIN sarà svelata dall’emittente pre-lancio, mentre l’importo offerto in questa 1° tranche sarà di 8,5 mld di €.
Quanto renderà? Per scoprirlo dovremo attendere l’esito delle operazioni di collocamento quando sarà comunicato il prezzo (e quindi il rendimento) di aggiudicazione. Oggi possiamo solo dare uno sguardo alla yield curve e vedere a quanto si attesta sulla durata a 12 mesi: l’1,973%. Siamo in area 2%, in linea con il tasso di deposito overnight dopo l’ultimo taglio dei tassi della BCE che ha portato al 2,15% il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali.
Circa il calendario delle operazioni di sottoscrizione, martedì 10 è il termine delle prenotazioni da parte del pubblico, l’11 il giorno di asta e venerdì 13 il regolamento.
Il conto deposito vincolato
In attesa di mercoledì il ritorno effettivo lo si può solo stimare e non conoscere effettivamente. Premesso ciò, vediamo alcuni prodotti concorrenti che riescono a offrire di più in base al rischio e/o alle condizioni economiche dell’emittente.
Tra i prodotti di matrice bancaria pensiamo al conto deposito (CD) vincolato a 12 mesi. Oggi le offerte bancarie più allettanti si aggirano poco oltre il 3%, per un rendimento netto (massimo) intorno al 2,4% annuo. In pratica il guadagno offerto dovrebbe essere maggiore dell’atteso yield netto sul nuovo BOT.
In compenso vanno vagliate le condizioni previste dalla banca di turno per accedere ai relativi tassi. Se questi sono riservati ai clienti, per esempio, allora bisogna prima valutare fino in fondo se si ha bisogno di un c/c (per i non clienti, ovviamente) e quali sono i costi di gestione. Solo dopo si possono fare tutte le valutazioni in merito ai tassi attivi offerti.
Il titolo di Stato sempre in euro e pari durata
Restando tra i titoli sovrani, invece, la potenziale soluzione non può che passare accollandosi qualche margine di rischio in più. Vediamo due sovereign bond con discreti rischi ma legati a ragioni differenti. Procediamo con ordine.
L’obbligazione con ISIN XS2538440780 emessa dal Governo rumeno è denominata in euro e ha data scadenza 27/09/26, 15 e non 12 mesi come il neo BOT. La cedola annua è del 5% lordo, mentre il rendimento effettivo a scadenza è del 2,76% per via dell’attuale quotazione a 102,8. Per avere un raffronto, il BTP del Tesoro pari durata (15 mesi) con ISIN IT0005556011 rende oggi il 2%.
Purtroppo il Romania Tf 5% St26 non gode dello stesso appeal di mercato del bond MEF per cui pretende di più per allocarvi i capitali.
Nuovo BOT a 1 anno ma questi 2 titoli di Stato potrebbero fare il botto di rendimento
Nel caso del Gilt 1.5% 22lg26 del Governo inglese il maggior rendimento si spiega con l’attuale politica monetaria interna al Paese d’Oltremanica. Qui il tasso di interesse ufficiale è ancora al 4,25%, due punti percentuali in più rispetto al tasso BCE. Pertanto questo Gilt a 13 mesi (e non 12) con matricola ISIN GB00BYZW3G56 rende il 3,89% effettivo a scadenza, grazie alla quotazione a 97,5.
Rispetto al titolo rumeno però questa volta si tratta di un bond in sterline inglesi, per cui ci si espone al rischio cambio. Da qui all’estate prossima il cross €/£ potrebbe restare invariato o mutare a favore della sterlina o dell’euro. Nei primi due casi ne beneficerebbe l’investitore, soprattutto se a luglio ’26 la sterlina sarà più forte di oggi sull’euro. Nel terzo caso, invece, il rendimento sarà eroso (in tutto o in parte in base al cambio) dal rafforzamento dell’euro a scadenza.