Nuove accuse per Neuralink: avrebbe trasportato illegalmente agenti patogeni

Enrica Perucchietti

16 Febbraio 2023 - 10:00

Neuralink è stata messa sotto inchiesta dal Dipartimento dei trasporti degli Stati Uniti d’America, per aver trasportato illegalmente chip infetti rimossi dalle scimmie utilizzate per i suoi test.

Nuove accuse per Neuralink: avrebbe trasportato illegalmente agenti patogeni

Arriva a distanza di poco più di un mese dall’apertura di un’inchiesta federale una nuova, pesantissima accusa che rischia di terremotare l’azienda.

A dicembre, Neuralink, l’azienda statunitense di neurotecnologie che vede Elon Musk tra i suoi soci fondatori, era stata messa sotto indagine negli Stati Uniti per via della morte di circa 1.500 animali, tra cui più di 280 tra pecore, maiali e scimmie, durante i test dei suoi impianti cerebrali.

La Physicians Committee for Responsible Medicine, (PCRM), Commissione Medici per la Medicina Responsabile, un’organizzazione nazionale americana per la protezione degli animali, dopo aver esaminato le registrazioni fatte dai veterinari sarebbe giunta alla conclusione che le scimmie utilizzate nell’esperimento della Neuralink erano state maltrattate e soggette a “estrema sofferenza”. «Quasi ogni singola scimmia a cui erano stati impiantati degli impianti nella testa soffriva di effetti sulla salute piuttosto debilitanti […] stavano mutilando e uccidendo gli animali», ha raccontato il direttore del patrocinio della ricerca del PCRM Jeremy Beckham, citato dal New York Post.

Ora, si aggiungono ulteriori accuse: secondo il Dipartimento dei Trasporti, infatti, Neuralink avrebbe trasportato illegalmente dei device rimossi dal cervello di alcune scimmie utilizzate per i test di laboratorio. Il vero problema di questo tipo di trasporti è che i dispositivi non sarebbero stati spostati seguendo le necessarie precauzioni, e le misure di contenimento «non adeguate e sicure» avrebbero potuto potenzialmente trasmettere malattie infettive, in violazione della legge federale degli Stati Uniti. In particolare, tra i vari agenti patogeni ci sarebbero uno stafilococco resistente agli antibiotici e il virus dell’herpes di tipo B.

A segnalare l’irregolarità è ancora una volta la PCRM che ha inviato una lettera al Dipartimento dei Trasporti in cui sostiene che l’azienda di Elon Musk avrebbe «violato le leggi federali sul trasporto dei materiali pericolosi dal punto di vista biologico», chiedendo che questa venga »multata nella giusta maniera» per le sue azioni. «Abbiamo assistito a errori da parte di un’azienda che sostiene di voler migliorare la salute umana, che vuole inserire questo dispositivo nella testa delle persone e che merita un controllo approfondito da parte delle agenzie federali», ha dichiarato Ryan Merkley, direttore della ricerca del PCRM.

I fatti risalirebbero al 2019, quando Neuralink aveva collaborato con l’Università della California - Davis per i suoi esperimenti sui primati. Anche dopo la fine della collaborazione con l’UC Davis, nel 2020, secondo il PCRM, Neuralink avrebbe continuato a collaborare sia con il neurochirurgo che ha supervisionato gli esperimenti che con altro personale che non avrebbe avuto una formazione adeguata sul materiale trattato.

Neuralink ha avuto fin dalla sua nascita un percorso burrascoso, con il licenziamento di alcune figure chiave e i misteriosi investimenti fatti dallo stesso Musk nella diretta rivale della sua azienda, la Synchron. Lo scorso dicembre, la società di Musk aveva affermato l’annuncio dell’inizio di test anche sull’uomo entro sei mesi, ma ancora non è arrivato il via libera da parte della FDA.

Per legittimare queste ricerche nel campo dell’ibridazione uomo-macchina, si sta puntando nel far credere all’opinione pubblica che i dispositivi neurali servano esclusivamente a curare le patologie neurodegenerative o le paralisi. Ma altri obiettivi più insidiosi sono stati palesati dallo stesso Musk nel recente passato: la start-up nasce dalla volontà del magnate di ibridare l’uomo con le macchine per arginare il pericolo dell’Intelligenza Artificiale, definita dall’imprenditore visionario come «la più grande minaccia alla nostra esistenza».

Ossessionato dall’idea di una possibile “apocalisse robot”, Musk punta così sul potenziamento umano, l’unico modo, a suo dire, per prevenire e respingere i rischi della IA e dall’altra a garantire una forma di immortalità digitale. La soluzione che Musk propone per arginare il problema della singolarità è in un certo senso inquietante come il problema stesso: fondersi cioè con le macchine per non restare indietro nell’evoluzione di queste.

Qua entriamo, di fatto, nel campo del post-umano che sta attirando finanziamenti milionari nella Silicon Valley e portando, come denunciato dalla PCRM, a una corsa verso i risultati che non rispetta le tempistiche necessarie per le ricerche biomediche né la salute pubblica e ancora meno i diritti degli animali.