Tutto si gioca alle prossime elezioni europee: gli equilibri politici che ne emergeranno saranno decisivi per delineare le prospettive dell’Europa.
Non è solo il Green Deal, il punto dirimente, ma soprattutto il costo della guerra in Ucraina che sta creando significative ripercussioni economiche in tutta Europa, soprattutto per via dell’interruzione delle forniture di gas russo a prezzo conveniente che arrivavano tramite le condotte di North Stream e di Yamal, e delle tensioni politiche negli Stati Uniti dove la componente congressuale repubblicana guidata da Donald Trump ritiene che debba essere l’Europa a farsi carico dei costi della sua difesa, senza scaricarli come si fa da decenni sulle spalle del contribuente americano.
Si constata, ancora una volta, che nei conflitti non contano solo le armi ed il campo di battaglia, ma il fronte interno: è questo il più difficile da controllare e di cui prevedere le reazioni.
Accade, infatti, che le sanzioni, invece di indebolire economicamente il nemico, spesso ne rafforzano lo spirito di sacrificio e la combattività. Anche chi impone le sanzioni incontra difficoltà, trovandosi a che fare non solo con i traffici di frodo sempre più difficili da contrastare, ma soprattutto per l’incrinarsi della solidarietà sociale interna e quella delle alleanze con gli altri Paesi che le impongono, per via del costo economico che comportano anche a loro.
Anche Napoleone si illuse: comminando il Blocco Continentale alla Gran Bretagna, chiudendo i porti europei al suo naviglio per impedirle qualsiasi commercio con l’Europa, era sicuro di portarla al collasso. Furono giorni davvero terribili per gli Inglesi, con il governo che a sua volta impose un livello di tassazione straordinariamente pesante, la più alta della Storia, con l’aumento delle imposte sul reddito, l’introduzione di quella sul malto ed addirittura sul numero e la dimensione delle finestre delle case. Il consenso sociale fu messo duramente alla prova, ma la necessità di sopravvivere alle sanzioni finì per rafforzare il senso di solidarietà e di appartenenza alla Nazione: le stesse risorse raccolte a debito sui mercati andarono a finanziare le coalizioni anti-francesi. La necessità di impedire anche i residui rapporti della Gran Bretagna con la Russia, impostando una disastrosa invasione, e la contemporanea ribellione della Spagna che si impoveriva per il venir meno delle esportazioni alla Gran Bretagna, furono esiziali.
Di fronte alle sanzioni, la tenuta del consenso sociale e la capacità di raccogliere le risorse economiche necessarie a proseguire il conflitto sono fondamentali.
Sta succedendo così anche per le sanzioni “senza precedenti” che sono stata disposte nei confronti della Russia per condannare dapprima l’annessione della Crimea e poi l’invasione dell’Ucraina, e che avrebbero dovuto comportarne il collasso non solo economico ma soprattutto quello politico a causa dell’opposizione sociale agli inevitabili sacrifici che ne sarebbero derivati. L’obiettivo delle sanzioni era di ridurre al minimo le risorse finanziarie derivanti alla Russia dalle esportazioni, ad esempio disponendo il price-cup a 60$ per il petrolio, e di vietare tutte le esportazioni che avrebbero potuto agevolare anche indirettamente la prosecuzione della guerra in Ucraina. D’altra parte, fu il crollo del prezzo del petrolio ad affondare non solo economicamente ma soprattutto politicamente l’URSS, che faceva affidamento su queste entrate per finanziare un sistema economico interno assolutamente inefficiente ed i costi degli interventi militari all’estero e degli scambi penalizzati con i Paesi del Comecon: alla fine, fece default.
Nel caso recente della Russia, che è stata duramente privata dei proventi delle esportazioni in Europa, le sanzioni hanno creato una pesante situazione di penuria di beni importati che ha dato luogo ad attività di sostituzione, sicuramente meno efficienti ma indispensabili per soddisfare la domanda interna. Paradossalmente, il vuoto creato dalle importazioni vietate ha creato occasioni di mercato da cogliere. Lo stesso ritiro dal mercato russo di imprese occidentali che avevano impianti produttivi e catene commerciali è stato spesso risolto con un semplice cambio della proprietà e del marchio d’impresa: così, in un attimo, la catena dei McDonald’s si è trasformata in quella denominata “Vkusno i Totchka”, ovvero “Delizioso e Basta”.
Hanno avuto un effetto imprevisto anche i sequestri conservativi compiuti a danno dei beni degli oligarchi: sono rimasti delusi coloro che speravano che si coalizzassero tra di loro e che sostenessero una campagna di dissenso sociale contro il regime di Putin. Sono stati invece derisi dalla popolazione russa, e dal suo stesso Presidente, per essere stati puniti proprio dai Paesi in cui si erano rifugiati per fare libero sfoggio delle loro ricchezze, con panfili giganteschi, immobili prestigiosi ed acquisti di squadre di calcio finanziate doviziosamente. Penalizzati all’estero ed invisi all’interno, sono dovuti sparire.
Anche l’effetto penalizzante della disconnessione delle banche russe dalla rete SWIFT è stato superato, realizzando ed utilizzando una piattaforma propria SPFS (Sistema di trasmissione dei messaggi finanziari), analogo a quello della Cina, il CIPS (Cross-Border Interbank Payment System).
Mentre la Russia guarda inevitabilmente solo ad Est ed a Sud, rafforzando le proprie relazioni con la Cina e nell’ambito dei BRICS, la tenuta della solidarietà incrollabile dell’Occidente nei confronti della Ucraina mostra più di una crepa, sia in Europa che negli Usa. Ma non si deve cedere alla Russia, per nessun motivo: dopo l’Ucraina, attaccherebbe sicuramente altri Paesi europei, a cominciare da quelli del Baltico.
E’ solo paventando il pericolo di una guerra portata dalla Russia, e comunque la prospettiva di un conflitto latente per il prossimo decennio, che si può rinsaldare l’Europa e tenere in piedi la Nato: ma, stavolta, il costo della sicurezza non potrà essere scaricato sugli Stati Uniti, dove la popolazione è davvero stanca di pagare per il ruolo di gendarme del mondo. Per l’Europa sarebbe la fine del dividendo economico di decenni di pace, a tutto beneficio degli USA.
A meno di non mettersi tutti seduti attorno al tavolo, per costruire un’Europa diversa, un Sistema di Sicurezza comune che vada dall’Atlantico agli Urali: i sogni di de Gaulle vagano ancora, più inquieti che mai.