Dimenticatevi i quartieri sovraffollati, le vecchie case ammassate le une sulle altre, le strade polverose e il traffico disordinato del Cairo. La nuova capitale dell’Egitto, in costruzione a 45 chilometri dall’attuale capitale, sorgerà in un’area desertica non distante dalla città portuale di Suez.
È stata progettata per accogliere i principali palazzi governativi, un distretto commerciale e 21 zone residenziali ultra moderne. Secondo i calcoli delle autorità locali dovrebbe estendersi lungo 730 chilometri quadrati (quattro volte Milano) e ospitare 6 milioni di persone. Non sappiamo quando termineranno i lavori, né conosciamo il nome ufficiale della capitale 2.0. Sappiamo però che il costo per realizzarla si aggirerà tra i 40 e i 60 miliardi di dollari.
E sappiamo anche che il gigante cinese delle costruzioni, China State Construction Engineering Corporation (CSCEC), è l’appaltatore principale del distretto commerciale centrale (CDB) della city, e che lo gestirà in virtù di un accordo tra Cina ed Egitto. II costo totale della costruzione del CBD, che comprenderà un palazzo presidenziale, un parlamento, edifici governativi e spazi per le ambasciate straniere, è stimato in 3,8 miliardi di dollari.
Un’occasione d’oro per la Cina
“In base all’accordo, la CSCEC si assumerà la responsabilità della gestione immobiliare, del funzionamento e della manutenzione del CBD nella Nuova Capitale Amministrativa, (dell’Egitto ndr) fornendo servizi urbani integrati a residenti, turisti e aziende”, ha sottolineato la stessa CSCEC in una nota.
Dal canto suo il viceministro cinese per l’edilizia abitativa Dong Jianguo, ha spiegato di considerare la partnership strategica tra i due Paesi «un modello di reciproco vantaggio» e ha espresso la disponibilità di Pechino ad ampliare la cooperazione nei settori dell’edilizia abitativa, delle infrastrutture e dello sviluppo urbano-rurale.
Il CBD ospita il grattacielo più alto dell’Africa, l’Iconic Tower di 385,8 metri, insieme a 10 torri per uffici, cinque torri residenziali e quattro hotel. Dal 2023, oltre 30.000 dipendenti pubblici si sono trasferiti nella nuova capitale, sede ufficiale del governo egiziano fin dall’insediamento del terzo mandato del presidente Abdel Fattah al-Sisi.
Il modello di cooperazione alla base del CBD sta ottenendo un riscontro interessante. Come funziona? Le aziende cinesi finanziano la costruzione di megaprogetti - come porti, autostrade e zone economiche speciali - che gestiscono poi per un periodo di tempo necessario a recuperare i propri investimenti.
Pechino gioca di sponda con l’Egitto
Il progetto CBD è finanziato in larga parte da istituti di credito cinesi, mentre il governo egiziano contribuisce per circa il 15% del denaro necessario. La richiamata CSCEC, una delle più grandi imprese edili al mondo, ha inoltre costituito una joint venture con la società egiziana Arab Contractors Company, un’importante società edile statale egiziana, per lo sviluppo di progetti in Egitto e in tutta l’Africa.
Ma per quale motivo Pechino sta rafforzando i rapporti con il Cairo? Semplice. La nuova partnership economica Cina-Egitto nasce in un momento particolare, e cioè mentre il Dragone è impegnato ad espandere i suoi investimenti in loco, in particolare nel Canale di Suez, che è una delle principali rotte commerciali mondiali che collega il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso.
Secondo l’Autorità generale per gli investimenti e le zone franche, in Egitto operano oltre 2.800 aziende cinesi in vari settori, dalla produzione allo sviluppo delle infrastrutture, con investimenti superiori a 8 miliardi di dollari. Investimenti che potrebbero aumentare ancora da qui ai prossimi anni.