Nord Stream: le inquietanti novità delle indagini sull’esplosione

Raphael Raduzzi

10/02/2024

Ecco come stanno procedendo le indagini di Svezia, Danimarca e Germania sul peggior attentato alla sicurezza energetica europea di questo secolo.

Nord Stream: le inquietanti novità delle indagini sull’esplosione

Uno degli episodi che certamente rimarranno nella storia del conflitto tra Russia ed Ucraina, o meglio, tra la Russia ed il blocco occidentale, è sicuramente il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2.

Un’infrastruttura strategica per tutta l’Europa, specialmente per la Germania, dal costo esorbitante di oltre 20 miliardi di euro. Con una capacità di 55 miliardi di metri cubi all’anno – per avere un paragone il nostro paese ha consumato nel 2022 circa 68 miliardi di metri cubi di gas – i due gasdotti Nord Stream erano le più lunghe e imponenti arterie energetiche del vecchio continente.

Le quattro esplosioni, registrate tra il 26 ed il 27 settembre del 2022 ebbero un effetto quasi immediato sui prezzi del gas che in quel periodo superavano la cifra record dei 300 euro al megawattora. Un disastro quindi non solo per gli investitori di Nord Stream (la Germania e la Russia in primis, e numerose banche europee in secondo luogo) ma per tutta la manifattura europea ed in generale per i cittadini che in questi due anni hanno dovuto subire dei costi esagerati per riscaldare le proprie abitazioni.

In questo quadro, da un lato la grancassa mediatica parlò subito di generiche responsabilità russe e di un autosabotaggio alquanto difficile da spiegare con un minimo di logica. Dall’altro le prime indagini, più ufficiose che ufficiali, iniziarono a far trapelare il segreto di Pulcinella.

Esattamente un anno fa il giornalista d’inchiesta e già premio Pulitzer Seymour Hersh scriveva un lungo articolo citando fonti dell’intelligence americana secondo cui a coordinare l’operazione ci fossero proprio gli Stati Uniti col supporto delle forze armate Norvegesi.
Lo scorso giugno invece fu proprio il Washington Post a pubblicare un pezzo dal titolo emblematico: “Gli Stati Uniti disponevano di informazioni dettagliate sul piano ucraino di attacco al Nord Stream”.
Negli ultimi mesi inoltre sono stati molteplici le inchieste giornalistiche e le fonti confidenziali citate dalle agenzie stampa che direttamente o indirettamente riportavano un coinvolgimento degli USA nel sabotaggio dei due gasdotti.

Ma delle inchieste ufficiali cosa è venuto fuori?
Innanzitutto, bisogna ricordare che gli stati europei che hanno avanzato delle indagini sono tre: Germania, Danimarca e Svezia. La prima per evidenti interessi commerciali e perché le società di gestione dei Nord Stream erano nate legalmente in Germania. Le seconde due nazioni perché le esplosioni sono occorse nelle zone economiche esclusive.

In effetti però, da qualche giorno il numero dei paesi che stanno indagando si dovrebbe aggiornare a due. Perché la Svezia si è appena sfilata, chiudendo ogni inchiesta ufficiale. Secondo il procuratore Mats Ljungqvist, moderno Ponzio Pilato, si è accertato che non sia stato usato il territorio svedese per l’attacco e che i non sono stati danneggiati cittadini svedesi, né ha i loro interessi o la sicurezza della Svezia. Su queste ultime deduzioni dell’attento procuratore si potrebbe dibattere e forse anche stendere un velo pietoso. Eppure, data la posta in gioco ed il comportamento di certi ‘alleati’, si potrebbe contro-argomentare che per un paese che sta per entrare a tutti gli effetti nella NATO e che quindi sta per legarsi ancor di più al blocco atlantico, dimostrare carte alla mano che il primo paese dell’alleanza utilizza o permette tattiche terroristiche non sarebbe di certo un bel biglietto da visita. Ipocrisia o fiele amaro della geopolitica, ai lettori la sentenza.

Secondo le agenzie ci sarebbero però altre due novità, la prima riguarda il fatto che la procura avrebbe condiviso i risultati delle indagini con i colleghi tedeschi e la seconda, proveniente dalla danese Ritzau, secondo cui i magistrati di Copenaghen sarebbero vicini ad un annuncio pubblico sul caso. Che speriamo per la dignità europea non sia un’altra semplice archiviazione.