Tod’s uscirà da Piazza Affari dopo l’accordo di Diego Della Valle con il colosso francese Lvmh.
L Catteron, il fondo di private equity legato al big di Bernard Arnault, avrà il 46% del celebre produttore di calzature toscano. Della Valle arriverà a conferire la quota, mantenendo col 54% il controllo italiano, mediante un’Opa da 512 milioni di euro sul 36% quotato in borsa di Tod’s Il cui nome si aggiunge alla lunga lista di aziende che sono uscite da Piazza Affari nell’ultimo biennio.
Cosa dice la storia recente della Borsa italiana
Il mercato di Milano è uno dei maggiormente dinamici su scala globale e nel 2023 ha segnato una netta crescita. Ma ciononostante continua la tendenza delle aziende di media o grande taglia a cercare vita al di fuori della Borsa. E ciò ha a che fare con l’altro grande trend finanziario del 2022-2023: il boom (2022) e il consolidamento (2023) del mercato del private equity italiano che si è unito a una corsa alle fusioni e acquisizoni di aziende nel nostro Paese. Due dinamiche di mercato che spesso hanno portato le aziende nazionali a uscire dalla galassia delle società “listate”.
Ma questo segnala in realtà una parte della realtà soltanto. Da almeno due anni Piazza Affari sta vivendo una graduale trasformazione con la crescita del settore delle piccole e medie imprese quotate, da quando la Borsa di Milano è stata incorporata in Euronext, e soprattutto con l’aumento del private equity nazionale.
Il 2021 è stato un anno record per i nuovi ingressi in Borsa, con 49 nuove ammissioni nell’arco dell’anno solare. 26 i nuovi ingressi nel 2022, 33 quelli del 2023, concentrati per i quattro quinti nel triennio il segmento legato all’ingresso in Borsa delle piccole e medie imprese. L’ingresso di Piazza Affari in Euronext può aprire le porte alle economie di scala e di filiera per far crescere, sia a livello nazionale che europeo, le piccole e medie imprese che, grazie al lavoro pionieristico di attori come Azimut o Tamburi Investment Partners, stanno lottando contro la sottocapitalizzazione congenita del sistema italiano. La corsa al delisting riguarda invece in larga parte aziende più mature che operano azioni di consolidamento tramite nuovi capitali o la volontà di proteggere la propria struttura aziendale.
Breve storia dei delisting italiani
A far la differenza è il rapporto tra capitali usciti e capitali entrati nella Borsa, che mostra come le mosse delle società che si delistano pesino, sostanzialmente, di più di quelle che entrano. Le aziende si approcciano alla Borsa come a un boost per consolidarsi prima di seguire scelte di filiera o di tutela. Il record si è avuto nel 2022: 4,7 miliardi di nuove Ipo contro 43,5 miliardi di euro di delisting per l’uscita di diversi colossi, a partire da Atlantia.
Il caso più notorio per il grande pubblico è stato quello dell’Associazione Sportiva Roma, che il 25 luglio 2022 ha completato il delisting dopo che la famiglia Friedkin ha riacquistato tutte le azioni in circolazione sul mercato. Anche Autogrill ha scelto di uscire per completare la fusione con Dufry e creare un polo europeo nella ristorazione autostradale nel 2023; Cerved è uscita da Piazza Affari per tornare a essere una società non quotata dopo aver incorporato il fondo Castor e esser stata acquisita da Andrea Pignataro e Ion; e come detto, la “regina” dei delisting è stata la maxi-operazione di Atlantia, progettata dalla famiglia Benetton in collaborazione con Blackstone, dopo che sulla holding della famiglia veneta si è abbattuta l’ombra della scalata del magnate spagnolo e presidente del Real Madrid, Florentino Perez.
Tod’s e le mosse nel private equity italiano
Tod’s dunque si inserisce in un trend consolidato. E anche per Gabriel Debach, Market Analyst di eToro, il ritiro dell’azienda va motivato come scelta operativa per fini strategici: “Come un ciclo che si chiude e si apre nuovamente, l’azienda punta a voler attraversare un processo di cambiamento e rinnovamento, sebbene lontano da Piazza Affari”, dice Debach. La determinazione di Tod’s nel perseguire una struttura non quotata per l’analista del gruppo israeliano “potrebbe essere fortemente legata alle dinamiche che si stanno vedendo nel settore del lusso”. La crescente competizione e la tendenza alla concentrazione potrebbero infatti rendere difficile per un’azienda come Tod’s, con una capitalizzazione di mercato di circa 1,3 miliardi, concorrere con i grandi conglomerati.
In quest’ottica “il ritiro dal listino della Borsa di Milano riflette probabilmente la convinzione che gli obiettivi a medio e lungo termine del gruppo possano essere meglio raggiunti al di fuori delle restrizioni del mercato, che può dare valutazioni di breve periodo. Ciò consentirebbe maggiore libertà e flessibilità alla società per implementare strategie a lungo termine e adattarsi alle mutevoli condizioni del mercato del lusso, valorizzando i singoli marchi del gruppo e garantendo loro maggiore visibilità individuale e autonomia operativa”. La parola d’ordine è consolidamento: l’attivismo del private equity, che agisce con leva paziente lontano dal gioco quotidiano della Borsa, è preferito come alternativa al sistema di capitalismo famigliare da molti operatori. Tod’s insegna, ma è l’ultimo biennio a parlare chiaramente per l’Italia.
Paese in cui il private equity ha segnato il top con 5,92 miliardi di euro di operazioni nel 2022 prima di un 2023 in cui l’ordine di grandezza delle operazioni, ancora da calcolare, è destinato a essere simile. Il mercato italiano continua la sua costanza a cercare protezione dai marosi più alti della finanza internazionale: il private equity e i consolidamenti tramite fusione, proprie del nostro sistema da Luxottica a Autogrill, sono due utili espedienti in tal senso. E anche la via del delisting può essere funzionale a consolidarla: questa mossa non va vista, necessariamente, come una mossa negativa. Ma come lo stadio di un processo di crescita in cui la borsa, al contrario di altri sistemi, rappresenta un mezzo, non un fine. Mentre i fini veri spesso coincidono con solidi accordi di filiera. Dunque con l’economia reale. E questo non può essere giocoforza visto come negativo.