Per il 2026 Bank of America seleziona tre azioni minerarie tra oro, rame e uranio. Ecco l’analisi e i dati chiave.
Per anni le materie prime sono state raccontate come un grande ciclo unico, dominato da domanda e offerta, inflazione e crescita globale. Il 2026, secondo Bank of America, segna un cambio di passo. Non perché questi fattori abbiano smesso di contare, ma perché non sono più gli unici a muovere i prezzi. Le politiche industriali e le scelte strategiche dei governi entrano in gioco in modo sempre più esplicito.
Nei report più recenti, la banca americana descrive un contesto macro che le società minerarie incontrano raramente. Un dollaro potenzialmente più debole, catene di approvvigionamento sotto pressione, dazi e controlli sulle esportazioni destinati a restare e una crescente attenzione politica verso i materiali considerati critici. In questo scenario, il prezzo delle materie prime smette di essere solo il risultato del ciclo economico e diventa una variabile strategica, legata agli equilibri di potere più che alle sole curve di domanda.
È anche per questo che Bank of America invita gli investitori a guardare oltre il semplice “trade sull’oro”. Il metallo giallo resta centrale, ma non è l’unico a poter beneficiare di questo cambio di paradigma. Uranio e rame entrano con forza nella narrativa del 2026, ciascuno per motivi diversi, ma accomunati da un fattore decisivo, il loro peso geopolitico. Da qui la scelta di tre titoli che, secondo la banca, offrono un’esposizione diretta a questi temi prima che il mercato sia costretto a correggerne le valutazioni. [...]
Accedi ai contenuti riservati
Navighi con pubblicità ridotta
Ottieni sconti su prodotti e servizi
Disdici quando vuoi
Sei già iscritto? Clicca qui
© RIPRODUZIONE RISERVATA