Non solo oro. 3 azioni minerarie da avere nel 2026 secondo BofA

Claudia Cervi

12 Gennaio 2026 - 21:05

Per il 2026 Bank of America seleziona tre azioni minerarie tra oro, rame e uranio. Ecco l’analisi e i dati chiave.

Non solo oro. 3 azioni minerarie da avere nel 2026 secondo BofA

Per anni le materie prime sono state raccontate come un grande ciclo unico, dominato da domanda e offerta, inflazione e crescita globale. Il 2026, secondo Bank of America, segna un cambio di passo. Non perché questi fattori abbiano smesso di contare, ma perché non sono più gli unici a muovere i prezzi. Le politiche industriali e le scelte strategiche dei governi entrano in gioco in modo sempre più esplicito.

Nei report più recenti, la banca americana descrive un contesto macro che le società minerarie incontrano raramente. Un dollaro potenzialmente più debole, catene di approvvigionamento sotto pressione, dazi e controlli sulle esportazioni destinati a restare e una crescente attenzione politica verso i materiali considerati critici. In questo scenario, il prezzo delle materie prime smette di essere solo il risultato del ciclo economico e diventa una variabile strategica, legata agli equilibri di potere più che alle sole curve di domanda.

È anche per questo che Bank of America invita gli investitori a guardare oltre il semplice “trade sull’oro”. Il metallo giallo resta centrale, ma non è l’unico a poter beneficiare di questo cambio di paradigma. Uranio e rame entrano con forza nella narrativa del 2026, ciascuno per motivi diversi, ma accomunati da un fattore decisivo, il loro peso geopolitico. Da qui la scelta di tre titoli che, secondo la banca, offrono un’esposizione diretta a questi temi prima che il mercato sia costretto a correggerne le valutazioni.

1) Agnico Eagle Mines, per puntare sull’oro

Grafico azioni Agnico Eagle Mines Grafico azioni Agnico Eagle Mines Fonte Tradingview

Bank of America individua in Agnico Eagle Mines il nome preferito nel comparto dei metalli preziosi. Non solo perché l’oro è destinato a restare sotto i riflettori, ma perché la società canadese combina due elementi che raramente convivono nello stesso titolo. Esecuzione operativa costante e visibilità sulla crescita.

Negli ultimi anni Agnico ha costruito una reputazione solida, rispettando o superando le previsioni di produzione e concentrandosi su asset a basso rischio, in larga parte localizzati in Canada. Una scelta che oggi viene letta come un vantaggio competitivo, in un mondo in cui la stabilità geopolitica è diventata un fattore di valutazione tanto quanto i costi di estrazione.

Bank of America ha fissato un obiettivo di prezzo di 227 dollari, che implica un potenziale di rialzo di circa il 20% rispetto ai livelli attuali (191 dollari). A sostenere la tesi non è solo la società, ma soprattutto la view sull’oro. La banca prevede per il 2026 un prezzo medio di 4.538 dollari l’oncia, in crescita di oltre il 30% su base annua, con uno scenario rialzista che spinge fino a 5.000 dollari.

In questo contesto, Agnico viene vista come una leva “pulita” sull’oro. Meno volatilità operativa, maggiore visibilità sugli asset e un titolo che, secondo Bank of America, ha chiuso il 2025 su livelli che non riflettono pienamente il potenziale del metallo.

2) Cameco, l’uranio torna strategico

Grafico azioni Cameco Grafico azioni Cameco Fonte Tradingview

Se l’oro rappresenta la classica protezione, l’uranio è invece un tema strategico. Cameco è la prima scelta di Bank of America nel comparto del combustibile nucleare per il 2026, in un momento in cui il settore sta vivendo una trasformazione profonda.

Bank of America ha alzato il target price da 115 a 125 dollari per azione, segnale di una fiducia che cresce in un mercato destinato, secondo la banca, a riaccendersi nella seconda metà del 2026. La domanda di energia elettrica continua a salire su basi strutturali e, allo stesso tempo, diversi fattori stanno spingendo nella stessa direzione. Dalle politiche industriali più aggressive negli Stati Uniti al ritorno del nucleare in Giappone, fino ai nuovi impianti in costruzione. Dal lato dell’offerta, tuttavia, le fragilità restano evidenti.

Dopo un biennio di acquisti più deboli da parte delle utility, Bank of America si aspetta una forte ripresa dei prezzi dell’uranio, stimati in aumento del 43% su base annua fino a 105 dollari per libbra nel 2026. Cameco si trova in una posizione privilegiata. Controlla circa il 96% della produzione di uranio del Nord America e ha un’esposizione estesa lungo tutta la filiera, dall’estrazione alla conversione fino alla tecnologia dei reattori.

C’è poi un’opzione che il mercato, secondo la banca, tende a sottovalutare. Il possibile riavvio di asset inattivi come Rabbit Lake e Springfields, che potrebbe aggiungere fino a 35,90 dollari per azione di valore potenziale.

3) Freeport-McMoRan, per l’esposizione sul rame

Grafico Freeport-McMoRan Grafico Freeport-McMoRan Fonte Tradingview

A completare la triade di Bank of America c’è Freeport-McMoRan, scelta come esposizione preferita al rame per il 2026. Qui la tesi è meno intuitiva, ma forse proprio per questo interessante. Il rame, negli ultimi mesi, ha mostrato segnali di forza, ma le azioni dei produttori non hanno seguito lo stesso passo.

Bank of America ha alzato il target price di Freeport da 58 a 68 dollari, giustificando la mossa con multipli di valutazione più elevati per il rame e una migliore visibilità operativa dopo l’incidente alla miniera di Grasberg nel settembre 2025. Un evento che aveva pesato sul titolo, ma che oggi viene considerato in gran parte superato.

La banca si aspetta che il prezzo del rame salga di circa il 18% nel corso dell’anno, con una media intorno ai 5,33 dollari per libbra nel 2026. Anche ipotizzando un raffreddamento della domanda cinese, la banca ritiene che la ripresa negli Stati Uniti e in Europa, insieme alle difficoltà sul fronte dell’offerta e a un contesto commerciale più protezionistico, sia sufficiente a sostenere il mercato.

Il punto, secondo Bank of America, è che Freeport non ha ancora seguito fino in fondo questo movimento. Dopo l’incidente, il rame ha messo a segno un rialzo deciso, mentre il titolo è rimasto più indietro. In una fase in cui il metallo è sempre più centrale per la transizione energetica e le infrastrutture, questa distanza tra prezzo della commodity e azioni viene letta come un’occasione, più che come un campanello d’allarme.

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