Non solo BTP e buoni fruttiferi, ecco la vera eredità finanziaria da lasciare ai tuoi figli e nipoti

Gerardo Marciano

31 Gennaio 2026 - 08:23

Confronto tra BTP al 3% e Dow Jones: simulazioni su 10 anni, probabilità di scenari e soglie di capitale, con focus su rischio, percentili e “stress” dei drawdown.

Non solo BTP e buoni fruttiferi, ecco la vera eredità finanziaria da lasciare ai tuoi figli e nipoti

Negli ultimi mesi è tornata una domanda che, a cicli regolari, riappare ogni volta che il mercato cambia ritmo: conviene puntare sulla sicurezza dei titoli di Stato oppure inseguire la crescita dell’azionario? È un dubbio semplice solo in apparenza, perché dietro la stessa parola - “rendimento” - si nascondono dinamiche molto diverse.

Il punto interessante è che oggi questo confronto può essere affrontato in modo meno ideologico e più misurabile. Non con slogan, ma con numeri: probabilità, scenari, distribuzioni di risultato, e perfino soglie pratiche su cui ogni risparmiatore ragiona davvero, come trasformare 10.000 € in 15.000, 20.000 o 30.000 nel tempo.

Quando si mettono insieme dati storici e simulazioni, emergono dettagli che spesso sfuggono a una lettura superficiale. Ed è proprio in quei dettagli - più che nelle medie - che si nasconde la differenza tra un investimento “che sembra buono” e uno che lo è davvero per un orizzonte di dieci anni.

Confronto di base: certezza contro distribuzione degli esiti

Per rendere l’idea in modo immediato, si può immaginare un orizzonte di 10 anni con due alternative agli antipodi: un BTP inteso come strumento a rendimento definito e mantenuto fino a scadenza, e un investimento azionario legato al Dow Jones.

Nel caso del BTP, l’ipotesi di lavoro è quella di un rendimento annuo composto del 3% per 10 anni. In questo scenario, 10.000 € diventano 10.000 × (1,03)^10 = 13.439,16 €. Il risultato è unico, prevedibile, e l’esperienza tende a essere lineare se l’obiettivo è la detenzione fino a scadenza.

Nel caso del Dow Jones, l’orizzonte decennale si presta a una lettura probabilistica: su periodi di 10 anni la probabilità di chiudere con un rendimento positivo è del 90,91%. I decenni positivi mostrano un rendimento medio complessivo del +156,30%, mentre i decenni negativi registrano un rendimento medio del -25,482%. Qui non esiste un esito “certo”: esiste una distribuzione di esiti, con una probabilità elevata di chiudere sopra il capitale iniziale, ma con una coda negativa che resta presente e va considerata.

Questo è il primo spartiacque: il BTP produce un risultato deterministico; il Dow Jones produce una gamma di risultati più ampia e più incerta, descrivibile solo con strumenti statistici.

Cosa racconta la simulazione: 1000 decenni “virtuali” sul Dow Jones

Per trasformare la lettura “a due stati” (decennio positivo o negativo) in una fotografia più utile, si può ricorrere a una simulazione su 1000 investimenti decennali. In questa ricostruzione, la probabilità di decennio positivo resta ancorata al 90,91%, mentre i rendimenti decennali vengono lasciati oscillare attorno alle medie dei decenni positivi e negativi, così da ottenere una distribuzione realistica, con percentili e fasce di esito.

Il risultato è coerente con la probabilità di base: su 1000 casi, circa 912 chiudono in area positiva e 88 in area negativa. La probabilità di terminare con un capitale finale inferiore al capitale iniziale (cioè sotto 10.000 €) è pari all’8,8%. È un dato chiave perché chiarisce un punto spesso sottovalutato: anche con una probabilità molto alta di decennio positivo, il rischio di un esito nominalmente negativo non scompare.

Partendo da 10.000 €, la simulazione del capitale finale dopo 10 anni restituisce un quadro ampio: valore medio circa 24.617 €, valore mediano circa 25.482 €, minimo osservato circa 3.041 €, massimo osservato circa 44.789 €.

Per leggere correttamente i percentili vale una definizione semplice: dire che un valore è al x° percentile significa che, nella distribuzione osservata, circa x casi su 100 (cioè x%) hanno un risultato uguale o inferiore a quel valore, mentre il restante (100 − x)% ha un risultato superiore. Per esempio, il 10° percentile indica una soglia sotto la quale cade circa il 10% dei risultati; il 50° percentile coincide con la mediana, cioè il punto che divide a metà la distribuzione.

C’è anche un dettaglio pratico che aiuta a interpretare la soglia psicologica dei 10.000 €. In una simulazione di questo tipo, “restare esattamente a 10.000 €” è un evento estremamente raro, perché gli esiti sono quasi sempre sopra o sotto quel livello. Per questo, quando si chiede a che percentile corrisponde la soglia dei 10.000 €, la risposta corretta non è legata all’uguaglianza perfetta, ma alla quota di casi che chiude a 10.000 € o meno. In altre parole, 10.000 € si colloca all’incirca all’8,8° percentile: circa l’8,8% degli esiti finisce a 10.000 € o meno, mentre circa il 91,2% finisce sopra 10.000 €.

Ancora più informativi sono i percentili del capitale finale: 1° percentile circa 5.267 €, 5° percentile circa 8.073 €, 10° percentile circa 13.665 €, 25° percentile circa 20.919 €, 50° percentile circa 25.482 €, 75° percentile circa 29.534 €, 90° percentile circa 33.821 €, 95° percentile circa 35.739 €, 99° percentile circa 39.551 €.

La lettura è immediata: la parte centrale della distribuzione è molto favorevole, ma i primi percentili descrivono scenari in cui l’investimento decennale può risultare deludente o penalizzante.

Le soglie che contano: da 10.000 € a 5.000, 10.000, 15.000, 20.000, 30.000 e oltre

Per capire cosa significhi “rischio” e cosa significhi “potenziale”, è utile osservare la probabilità che 10.000 € finiscano in classi di capitale finale facilmente interpretabili.

Nel caso del BTP al 3% annuo, il percorso è deterministico: 10.000 € diventano 13.439 €. Di conseguenza la probabilità di finire a 5.000 € è 0%, a 10.000 € è 0%, tra 10.000 e 15.000 € è 100%, tra 15.000 e 20.000 € è 0%, tra 20.000 e 30.000 € è 0%, oltre 30.000 € è 0%.

Nel caso del Dow Jones, la simulazione su 1000 casi distribuisce gli esiti in questo modo: ≤ 5.000 € 0,8%, 5.000–10.000 € 8,0%, 10.000–15.000 € 1,9%, 15.000–20.000 € 11,6%, 20.000–30.000 € 54,5%, > 30.000 € 23,2%.

Questo schema mette a fuoco due fatti simultanei: la probabilità di ritrovarsi sotto 10.000 € dopo 10 anni è dell’8,8%, mentre la probabilità di superare 20.000 € è del 77,7%, con una quota significativa che supera anche 30.000 €.

Il nodo centrale: l’Ulcer Index e lo stress del percorso

Fin qui il confronto riguarda l’esito finale. Ma il vero tema, nella vita reale, è spesso il percorso. Qui entra in gioco ciò che si può definire “Ulcer Index” in senso operativo: lo stress associato a drawdown profondi e prolungati, cioè non solo quanto si scende, ma per quanto tempo si resta sotto i massimi precedenti.

Un BTP mantenuto fino a scadenza, letto come strumento a rendimento definito, tende ad avere un profilo di stress basso: il risultato atteso è chiaro e il cammino è in genere più lineare. In questa prospettiva, l’Ulcer Index è contenuto, perché l’investitore non è costretto a vivere lunghi periodi di recupero dopo grandi ribassi.

Il Dow Jones è l’opposto: anche quando il decennio chiude in forte positivo, la strada può includere fasi di drawdown non banali. E qui accade una cosa che spesso conta più delle medie storiche: lo stress non è solo emotivo, è un rischio operativo. Chi non regge i drawdown tende a interrompere il piano, ridurre l’esposizione nei momenti peggiori o cambiare strategia nel mezzo della tempesta. In quel caso, il rendimento teorico non viene incassato, perché il comportamento reale taglia fuori proprio la fase di recupero.

Per questo, parlare di Ulcer Index significa parlare di sostenibilità: un investimento è “buono” solo se è realisticamente sostenibile nel tempo da chi lo detiene.

Indicazioni operative

Su 10 anni, un BTP al 3% offre un risultato prevedibile: 10.000 € diventano 13.439 €. È la strada più lineare e, in termini di stress, quella che richiede meno resistenza emotiva.

Il Dow Jones, invece, mostra una distribuzione di esiti molto più ampia: la zona centrale porta spesso a capitali finali intorno a 25.000 €, e circa un caso su quattro supera 30.000 €. Ma esiste anche una probabilità vicina al 9% di ritrovarsi sotto i 10.000 € dopo 10 anni, oltre alla complessità del percorso, fatta di drawdown e tempi di recupero.

In pratica, la scelta più sensata nasce da una domanda semplice: quanta incertezza e quanta oscillazione sono davvero tollerabili lungo il cammino? Se la risposta è poca, strumenti più lineari risultano coerenti. Se la risposta è posso reggere un percorso impegnativo e restare fedele al piano, allora una componente azionaria può avere senso in un orizzonte decennale. L’obiettivo non è inseguire il numero più alto, ma scegliere un percorso che sia compatibile con le proprie regole, con i propri tempi e con la propria capacità di restare investiti quando il mercato non collabora.

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