Il rame sta per chiudere uno degli anni più brillanti della sua storia recente, è vicino a segnare il maggior rialzo annuale degli ultimi 15 anni. A sostenere la corsa del metallo rosso concorrono una combinazione di fattori, tra cui spiccano le interruzioni dell’offerta, indebolimento del dollaro statunitense, aspettative più favorevoli sulla crescita economica cinese e, soprattutto, l’enorme ondata di investimenti legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.
Il movimento rialzista potrebbe non esaurirsi nel breve periodo. Le previsioni per il 2026 restano infatti orientate al rialzo, trainate dai timori strutturali sull’offerta e dall’espansione accelerata dei data center a livello globale, che stanno diventando uno dei principali motori della domanda di metalli industriali.
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Vola il prezzo del rame
Nelle ultime sedute, i prezzi del rame a tre mesi sul London Metal Exchange (LME) hanno toccato nuovi record, arrivando fino a 12.960 dollari per tonnellata prima di ritracciare agli attuali 12.566 dollari. Su base annua, il contratto di riferimento segna una salita di circa il 41%, la miglior performance dal 2009, anno in cui il rame mise a segno un balzo superiore al 140% grazie alla ripresa successiva alla crisi finanziaria globale.
Anche a New York l’andamento è altrettanto significativo. Dall’inizio del 2025 i prezzi sono saliti di oltre il 40%, il miglior risultato annuale dal 2009, quando l’incremento superò il 137%. Numeri che confermano come il rame sia tornato al centro dell’attenzione degli investitori globali.
I motivi dietro il rally
Tradizionalmente considerato un termometro della salute economica mondiale, il rame riveste un ruolo cruciale nella transizione energetica. È un materiale indispensabile per la produzione di veicoli elettrici, per le reti di trasmissione dell’energia, per le turbine eoliche e per tutte le infrastrutture necessarie all’elettrificazione dell’economia. A questo si aggiunge oggi un ulteriore e potente catalizzatore, ovvero l’espansione dei data center legati all’intelligenza artificiale, che richiedono enormi quantità di rame per cablaggi, sistemi elettrici e impianti di raffreddamento.
Le previsioni 2026 sul rame
Secondo Ian Roper, strategist sulle materie prime presso Astris Advisory Japan KK, proprio il boom dell’intelligenza artificiale a livello mondiale rappresenta l’ultimo e più potente fattore di sostegno ai prezzi. I mercati, sottolinea l’analista, restano “molto tesi” e questa condizione potrebbe favorire ulteriori rialzi nel corso del 2026. Roper ricorda come negli ultimi anni il rame abbia beneficiato in modo particolare della transizione energetica, anche in una fase in cui la crisi immobiliare cinese ha penalizzato altre materie prime come l’acciaio o il minerale di ferro. “Lo sviluppo delle rinnovabili, dei veicoli elettrici e ora dei data center rappresenta una storia di crescita strutturale per il rame”, ha spiegato in un’intervista a CNBC.
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Un’impostazione simile emerge anche dalle analisi di JPMorgan. In una nota diffusa a fine novembre, la banca americana ha indicato che i prezzi del rame sul LME potrebbero avere ulteriore spazio di apprezzamento nel 2026, con una media attesa di circa 12.500 dollari per tonnellata nel secondo trimestre. Secondo gli analisti dell’istituto, la domanda legata ai data center rappresenta un rischio al rialzo “estremamente rilevante” per le quotazioni. JPMorgan prevede un prezzo medio di 12.075 dollari nel corso del 2026 e sottolinea come la combinazione di scorte frammentate, persistenti interruzioni dell’offerta e forte domanda stia creando le condizioni per un mercato strutturalmente teso.
Non mancano tuttavia visioni più caute. Alcuni analisti invitano a non dare per scontata una prosecuzione lineare del rally, sottolineando che parte delle buone notizie è già incorporata nei prezzi. In particolare, Goldman Sachs Research prevede che, dopo i massimi raggiunti, il rame possa entrare in una fase di consolidamento. In una nota pubblicata l’11 dicembre, la banca stima che i prezzi LME possano muoversi in un range compreso tra 10.000 e 11.000 dollari per tonnellata nel medio periodo.
Secondo Goldman Sachs, la crescita della domanda legata alle infrastrutture elettriche e alle reti - sostenuta anche dagli investimenti in intelligenza artificiale e nel comparto della difesa - dovrebbe comunque impedire un calo marcato delle quotazioni sotto la soglia dei 10.000 dollari. Gli analisti prevedono un prezzo medio di 10.710 dollari nella prima metà del 2026. Guardando più avanti, l’istituto ipotizza che il rame possa raggiungere quota 15.000 dollari entro il 2035, target price superiore al consenso di mercato, ma coerente con uno scenario di domanda strutturalmente elevata nel lungo periodo.
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