«Siamo entusiasti di condividere la notizia che abbiamo ricevuto l’approvazione della FDA per lanciare il nostro primo studio clinico sull’uomo!
Questo è il risultato di un incredibile lavoro del team di Neuralink in stretta collaborazione con la FDA e rappresenta un importante primo passo che un giorno permetterà alla nostra tecnologia di aiutare molte persone.
Il reclutamento non è ancora aperto per la nostra sperimentazione clinica. Annunceremo presto ulteriori informazioni in merito!».
L’annuncio su Twitter
Sembrava condannata a restare indietro rispetto alle aziende rivali.
A sorpresa, dopo anni di tentativi, Neuralink ha ufficializzato l’approvazione dalle autorità di regolamentazione statunitensi per testare i suoi impianti cerebrali nelle persone.
La start up di Elon Musk ha reso noto su Twitter che l’autorizzazione della Food and Drug Administration (FDA) per il suo primo studio clinico sull’uomo è «un primo passo importante» per la sua tecnologia, che ha lo scopo di consentire ai cervelli di interfacciarsi direttamente con i computer.
«Si tratta di un primo passo importante che consentirà un giorno alla nostra tecnologia di aiutare molte persone», ha spiegato l’azienda californiana sul proprio account Twitter, aggiungendo che «le assunzioni per le sperimentazioni cliniche non sono ancora aperte».
Il 30 novembre 2022 Musk, nel corso dell’evento Show and Tell aveva annunciato di aspettarsi entro sei mesi l’approvazione della FDA per poter avviare la sperimentazione del chip di Neuralink sul primo essere umano: «Mi aspetto che entro sei mesi il primo device di Neuralink sia sperimentato su un essere umano».
Poi la delusione, rivelata Reuters: l’ente regolatore americano aveva nuovamente bocciato lo scorso marzo il chip di Neuralink, giudicandone la sperimentazione pericolosa per l’uomo.
Le preoccupazioni della FDA
«Le principali preoccupazioni sulla sicurezza dell’Agenzia riguardavano la batteria al litio del dispositivo; la possibilità che i minuscoli fili dell’impianto migrino verso altre aree del cervello e domande su “se e come” il dispositivo possa essere rimosso senza danneggiare il tessuto cerebrale», avevano spiegato alcuni dipendenti attuali ed ex di Neuralink a Reuters.
Le preoccupazioni della FDA riguardo al sistema di batterie e alla sua capacità di ricarica transdermica ruotavano attorno alle possibilità di un guasto del dispositivo: se la batteria dovesse guastarsi, la scarica di corrente elettrica o energia termica potrebbe lesionare il tessuto circostante.
L’Agenzia era anche molto preoccupata per i potenziali problemi che potrebbero sorgere nel caso in cui il dispositivo debba essere rimosso, sia per la sostituzione che per gli aggiornamenti, a causa delle minuscole dimensioni dei fili elettrici che si estendono nella materia grigia.
Ora, il passo indietro, o meglio, in avanti per Neuralink.
La rivale di Neuralink: Synchron
L’azienda ha avuto fin dalla sua nascita un percorso burrascoso, con il licenziamento di alcune figure chiave, i risultati catastrofici sulle cavie utilizzate per la sperimentazione animale, le accuse di trasporto illegale di patogeni e i misteriosi investimenti fatti dallo stesso Musk nella diretta rivale della sua azienda, la Synchron.
Questa società statunitense di neurotecnologie, fondata da un gruppo di imprenditori, ha conseguito sorprendenti risultati nell’interfaccia uomo-macchina e ha già ottenuto il via libera per l’impianto di un dispositivo chiamato Stentrode su alcuni pazienti affetti da paralisi. Stentrode non viene impiantato direttamente al cervello ma connesso a quest’ultimo tramite i vasi sanguigni, con una procedura simile a quella dell’inserimento di uno stent.
Il chip di Neuralink, invece, sarà impiantato grazie a un foro di 8 mm nel cranio e collegato al cervello con fili più sottili di un capello umano, che possono essere “iniettati” con un ago di 24 micron per rilevare l’attività dei neuroni.
L’impianto avverrà, sotto la guida di un neurochirurgo, per mano di un robot programmato per ridurre al minimo il margine di rischio per la salute e le funzionalità cerebrali.
Verso l’ibridazione uomo-macchina
Musk già dal 2019 aveva parlato del suo progetto rivoluzionario, sostenendo che presto avrebbe avviato la sperimentazione anche sugli esseri umani.
Partendo dal timore che l’intelligenza artificiale possa comportare un rischio esistenziale per l’umanità, l’imprenditore sudafricano si è convinto della necessità dell’ibridazione uomo-macchina: solo potenziando il cervello, collegandolo con i computer, l’Uomo ha la speranza di sopravvivere alla IA.
La start-up vuole quindi rendere questi impianti abbastanza sicuri e affidabili da poter essere interventi chirurgici elettivi. Le persone potrebbero quindi pagare qualche migliaio di dollari per dotare il proprio cervello della potenza del computer.
Per Elon Musk questi chip devono consentire all’umanità di raggiungere una «simbiosi con l’AI», nelle sue parole del 2020 pronunciate alla conferenza annuale dell’azienda.
L’era dell’ibridazione uomo-macchina è ufficialmente iniziata.