Naspi respinta: quando e come fare ricorso o chiedere il riesame

Se la domanda Naspi viene respinta potrete scegliere tra la richiesta di riesame e il ricorso; ecco cosa fare a seconda dei casi.

Naspi respinta: quando e come fare ricorso o chiedere il riesame

Se la domanda Naspi viene respinta il disoccupato può decidere se presentare la richiesta di riesame all’Inps oppure se fare ricorso. Capire come comportarsi nel caso in cui la richiesta dell’indennità di disoccupazione Naspi venga respinta, quindi, è molto importante così da velocizzare il più possibile i tempi previsti per l’erogazione del contributo.

La scelta tra riesame e ricorso dipende dalla motivazione per cui la domanda Naspi è stata respinta; si ricorre al primo, ad esempio, quando nella richiesta mancano alcuni dati necessari ai fini del riconoscimento dell’indennità, mentre il ricorso viene presentato quando l’Inps ha respinto la domanda perché ritiene che non soddisfate i requisiti previsti.

Con il riesame, quindi, è più semplice e veloce farsi riconoscere il diritto alla Naspi visto che basterà integrare alla domanda respinta i dati o i documenti mancanti; nel secondo caso, invece, ci vorrà più tempo poiché dovrete dimostrare all’Inps che al momento della domanda soddisfate tutti i requisiti previsti per avere diritto alla Naspi.

Di seguito faremo chiarezza sulle motivazioni che possono portare all’esito negativo della domanda Naspi analizzando, caso per caso, se bisogna procedere con il riesame oppure se è più opportuno il ricorso.

Naspi respinta: quando fare ricorso

Solitamente per ottenere l’esito di un ricorso bisogna attendere dai 2 ai 3 mesi; questo dipende dal fatto che per il richiedente può essere più difficile dimostrare che la motivazione per cui l’Inps ha deciso di sospendere la richiesta iniziale non sussiste.

A tal proposito, per capire quando presentare ricorso bisogna partire dal ricordare quelli che sono i requisiti necessari per acquisire il diritto alla Naspi.

Come prima cosa bisogna aver perso il precedente impiego, per il quale quindi si chiede il riconoscimento della prestazione, per cause indipendenti dalla propria volontà. Ne hanno diritto, quindi, coloro che sono stati licenziati o anche chi ha presentato le dimissioni per giusta causa. Si acquisisce il diritto alla Naspi anche per il mancato rinnovo di un contratto a tempo determinato o per la non trasformazione di un apprendistato in contratto di lavoro a tempo indeterminato.

L’Inps potrebbe respingere la vostra richiesta qualora ritiene che la sospensione dell’attività lavorativa non rientra in una delle fattispecie suddette, ad esempio se non riconosce la giusta causa per le dimissioni. In tal caso, quindi, spetta al richiedente dimostrare che la decisione di interrompere il rapporto di lavoro è stata indotta da comportamenti altrui, idonei ad integrare la condizione di improseguibilità del rapporto di lavoro.

Un altro caso che può dar luogo al mancato riconoscimento della Naspi è quando l’Inps non considera come soddisfatti i requisiti contributivi, ossia:

  • 13 settimane contributive negli ultimi 4 anni;
  • 30 giorni lavorativi effettuati nell’ultimo anno.

In questo caso bisogna presentare il ricorso dimostrando che in realtà è l’Inps a non essere aggiornata e che siete in linea con quanto previsto dalla normativa. Spetterà a voi, quindi, allegare tutta la documentazione idonea - come ad esempio il contratto di lavoro, le buste paga o gli ultimi bonifici - per certificare che siete in possesso dei requisiti richiesti.

Potrebbe essere che la domanda sia stata respinta anche perché presentata in ritardo, ossia oltre i 68 giorni successivi al termine del rapporto di lavoro previsti dalla normativa. In questo caso nel fare ricorso dovrete dimostrare che i 68 giorni non sono ancora trascorsi, ad esempio presentando una documentazione che dimostra come il rapporto di lavoro sia cessato in una data differente, e successiva, rispetto a quella rilevata dall’Inps.

Naspi respinta: quando chiedere il riesame

Potrebbe accadere che la domanda Naspi sia stata respinta esclusivamente per l’omissione da parte vostra di un dato o di un documento strettamente necessari ai fini del buon esito della procedura.

In tal caso piuttosto che presentare ricorso contro l’Inps è sufficiente chiedere il riesame della pratica allegando il dato o il documento mancante. Ecco un esempio di alcuni documenti mancanti per cui l’Inps potrebbe respingere la richiesta Naspi:

  • autodichiarazione del reddito presunto per l’anno in corso (qualora il richiedente sia allo stesso tempo intestatario di Partita Iva);
  • modello sr163 (al quale bisogna allegare la copia del documento di identità);
  • certificato che attesta la riacquisita capacità lavorativa;
  • dichiarazione Unilav o Uniemens del datore di lavoro.

Per il riesame, quindi, i tempi di lavorazione sono decisamente più ristretti rispetto al ricorso, visto che all’Inps basterà verificare la congruenza dei dati e valutare se esistono o meno gli estremi per il riconoscimento dell’indennità.

Come fare ricorso e chiedere il riesame

Prima di fare ricorso consigliamo di rivolgersi ad un funzionario dell’Inps così da farvi spiegare nel dettaglio la motivazione per cui la domanda Naspi è stata respinta, così da valutare se esistono i presupposti per procedere oppure se è meglio lasciar perdere a priori e non perdere tempo.

Qualora siate convinti che esistano le condizioni per vincere il ricorso e ottenere il diritto alla Naspi, potrete muovervi nel seguente modo. Nel dettaglio, potrete scegliere di presentare il ricorso direttamente online sul sito dell’Inps (cliccando qui) utilizzando il PIN INPS Dispositivo, oppure se farvi assistere da un intermediario quale potrebbe essere un patronato o un avvocato (procedura che personalmente vi consigliamo). Il tempo limite per presentare ricorso è di 90 giorni.

A questo punto dovrete attendere circa 3 mesi prima di ricevere la risposta del Comitato provinciale dell’Inps in merito al ricorso; se anche in questo caso l’esito per voi sarà sfavorevole potrete procedere per azione giudiziaria nei confronti dell’Inps, una strada da seguire solo se vi verrà consigliata da un esperto in materia.

Infine, per la richiesta di riesame vi basterà rivolgervi personalmente ad uno sportello dell’Inps, oppure inviare la richiesta tramite PEC. Alla domanda di riesame, che deve essere necessariamente firmata dall’intestatario, bisognerà allegare oltre ai documenti necessari per attestare il proprio diritto alla prestazione anche una copia del documento di identità.

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