Il Naacp, gruppo storico fondato nel 1909 per promuovere la tutela e l’avanzamento della minoranza afro-americana negli USA quando c’era bisogno, è ora degenerato in un braccio politico della sinistra e del partito Democratico, tanto che il 20 maggio scorso ha emesso un avviso di allarme rivolto a tutti gli americani per dissuaderli dall’andare in Florida. Il boicottaggio era stato lanciato come puro attacco al governatore DeSantis, giudicato il candidato più pericoloso per i DEM nella corsa alla Casa Bianca.
Il partito di Joe Biden, infatti, tifa per Trump convinto che sia il più facile da battere. “Vi avvisiamo che la Florida è apertamente ostile verso gli afro-americani, la gente di colore e gli individui LGBTQ+”, recita l’allarme della Naacp. “Prima di mettervi in viaggio per la Florida, per favore, vi invitiamo a capire che lo Stato della Florida sminuisce e marginalizza i contributi e le sfide affrontate dagli afro-americani e dalle altre minoranze. Se decidete di andarci”, insiste l’avviso, “sappiate che le scuole pubbliche della Florida non insegnano ai ragazzi una Storia accurata degli afro-americani, che comprende la storia della schiavitù, della segregazione, dell’ingiustizia razziale e del razzismo sistemico”.
Sono accuse gravissime, e per valutare se sono fondate, e giustificano il fiume di articoli fiancheggiatori usciti sulla stampa Usa e internazionale, offriamo il programma ufficiale di studi - in sommario e poi dettagliato - del Dipartimento dell’Istruzione della Florida che, per legge, tutte le scuole dello Stato sono obbligate a rispettare. La prima parte è dedicata in generale agli insegnamenti di tutte le materie, e a seguire c’è il capitolo sulla storia degli afro-americani in America.
Ecco il programma, in sommario, che rende ridicole, se non fossero offensivamente assurde, le parole della Naacp: “La storia degli afroamericani, compresa la storia dei popoli africani prima dei conflitti politici che hanno portato allo sviluppo della schiavitù, il passaggio in America, l’esperienza della schiavitù, l’abolizione e il contributo degli afroamericani alla società. I materiali didattici devono includere i contributi degli afroamericani alla società americana.”
Per gli studenti delle scuole elementari: “Identificazione di importanti figure afroamericane e dei loro contributi alla storia degli Stati Uniti ed esame della vita dei primi schiavi nel Nord America”.
Per gli studenti delle scuole medie: “Comprensione delle «cause, corsi e conseguenze» della tratta degli schiavi nelle colonie, delle ribellioni e della resistenza degli schiavi e dei movimenti abolizionisti. Per gli studenti delle scuole superiori: esame dello sviluppo e della pratica della schiavitù in tutto il mondo, gli sforzi dei padri fondatori per porre fine o limitare la schiavitù negli Stati Uniti, i ruoli degli afroamericani ridotti in schiavitù e liberati nella guerra civile e le vite dei neri durante e dopo la ricostruzione.”
Il programma di studio suona inattaccabile, per chiunque sia in buona fede, sotto l’aspetto della qualità e del rigore degli spunti per l’insegnamento. Eppure, a leggere i media, la Florida sarebbe uno Stato in mano ad un governo di razzisti oscurantisti, negatori del passato.
Il 19 luglio il Florida Board of Education (Consiglio della Educazione della Florida) ha poi votato all’unanimità un aggiornamento degli standard di studi sociali per la storia afroamericana dalla scuola materna fino al 12° grado (la nostra media superiore).
Pur non avendo preso personalmente parte alla revisione del testo, DeSantis è stato accusato di aver inserito un messaggio razzista, ossia di aver difeso l’idea stessa della schiavitù dei neri, definendola come un sistema positivo perché “aiutava gli schiavi a imparare un mestiere”. Queste parole, estrapolate dal contesto, sono bastate alla associazione degli insegnanti della Florida, controllata dalla sinistra, per sferrare un attacco feroce: “I nuovi standard richiedono che gli studenti di scuola media imparino che l’esperienza della schiavitù fu benefica per gli afro-americani perché li ha aiutati ad acquisire capacità professionali”.
La stessa vicepresidente Kamala Harris è scesa in campo, a fine luglio, con dichiarazioni incendiarie d’identico tenore: “Vogliono riscrivere la storia con le bugie”, ha detto. “Nello Stato della Florida hanno deciso che agli studenti delle scuole medie sia insegnato che gli schiavi hanno tratto un beneficio dalla schiavitù”. Un video della Harris che inveiva contro il concetto è diventato virale in poche ore sui social.
Le critiche sono infondate nel merito, come vedremo, ma intanto è interessante dire chi sono i membri della Task Force del dipartimento della Educazione che hanno prodotto il testo. La quarantina di studiosi che avevano fatto domanda per entrare nella Task Force dovevano avere almeno una delle seguenti qualifiche: avere un diploma di educatore in Florida in Scienze Sociali per studenti della media inferiore e superiore, o di educazione elementare per bambini dell’asilo e delle elementari; essere un insegnante-capo in Storia o un membro dello staff del Distretto con l’esperienza maturata in scienze sociali o educazione elementare; avere esperienza di insegnamento di storia afro-americana e aver lavorato agli standard di studi sociali collegati alla storia afro-americana. Alla fine ne sono stati selezionati 13, di cui sei afro-americani.
Che cosa hanno detto, dopo, sull’accusa mossa contro di loro di aver difeso lo schiavismo come “benefico” per gli schiavi? Due di loro, a nome del gruppo unanime nella approvazione del testo (centinaia di paragrafi), hanno emesso un comunicato in cui respingono al 100% la critica. Ma prima vanno presentati, per giudicare la loro autorevolezza nella materia.
Uno è William B. Allen, 79 anni, afro-americano, ex chairman della Commissione USA per i diritti civili, studioso conservatore di scienze politiche, autore di molti libri, tra cui “George Washington: America’s First Progressive” (George Washington, il primo progressista d’America) e “Rethinking Uncle Tom: The Political Thought of Harriet Beecher Stowe.” (Ripensare lo Zio Tom: il pensiero politico di Harriet Beecher Stowe). La seconda è Frances Presley Rice, nera pure lei, sceneggiatrice, regista e produttrice esecutiva di Block Starz Music Television LLC, agenzia nota per il suo film documentario, Oscar Micheaux: The Czar of Black Hollywood, (lo Zar della Hollywood nera) che è stato nominato per un Black Reel Award come miglior documentario indipendente dalla Foundation for the Advancement of African-Americans in Film (Fondazione per l’avanzamento degli Afro-americani nel cinema). La Rice ha vinto il premio per la migliore produzione al Freedom Festival International 2021 per l’epico documentario in due parti, Black Seeds: The History of Africans in America (Radici nere: la storia degli africani in America). Il film ha vinto il premio per il miglior documentario al Denton Black Film Festival. Ha ricevuto una menzione d’onore all’Orlando International Film Festival. Il film era una selezione ufficiale del Philadelphia Independent Film Festival, dell’African Film Festival e del Denton Black Film Festival.
Ed ecco come hanno spiegato il senso della frase incriminata: “L’intento di questo chiarimento particolare è di mostrare come alcuni schiavi hanno sviluppato qualità altamente specializzate per le quali essi hanno tratto dei benefici. Questo concetto è fattuale e ben documentato”, hanno scritto, portando una serie di esempi concreti di insegnanti, sarti, calzolai e fabbri. “Gli studenti della Florida meritano di imparare come gli schiavi si sono avvantaggiati di qualunque circostanza in cui si trovavano, per beneficiare se stessi e la comunità dei discendenti africani”.
Allen ha poi anche elaborato il concetto in una intervista alla ABC TV: “E’ un fatto che gli africani si sono mostrati pieni di risorse, resilienti, con capacita’ di adattarsi ed erano abili nello sviluppare professionalità ed attitudini che sono andate a loro beneficio sia mentre erano schiavi sia successivamente”.
Allen ha bollato la Harris come “categoricamente falsa”. E ha spiegato: “La sola critica che ho sentito muovere finora agli standard è quella articolata dalla vicepresidente”, e che è un errore poiché non è mai stato detto che la schiavitù è stata benefica per gli africani. Io voglio solo spingere e incoraggiare ognuno a prendere il tempo per leggere il testo. Come ho detto nella mia risposta alla Harris penso che ogni intelletto possa capire la frase scritta se prende il tempo per leggerla. Sono solo quelli che non prendono il tempo per leggerla che la interpretano in modo sbagliato”. O quelli in mala fede, che non hanno scrupoli a violare la verità per fine di propaganda.
L’intento di Allen e della Rice, dell’intera Task Force, e va da sé dello stesso DeSantis, non è insomma di fare apologia di un crimine contro l’umanità, qual e’ lo schiavismo, ma proprio il suo contrario. I Democratici pensano che l’America è stata, è, e sarà sempre razzista, per perpetuare un approccio basato su un eterno vittimismo. I liberal credono che queste bugie rendano politicamente, e le spargono anche se ciò va a scapito, in concreto, delle condizioni di vita degli stessi afro-americani di oggi.
I Repubblicani, all’opposto, non chiudono gli occhi sul passato fatto di schiavismo e di oppressione, ma incoraggiano i neri a riscattarsi, con il loro impegno positivo di uomini liberi, insieme agli individui di tutte le razze come propugnava Martin Luther King. Per inciso, sono stati proprio i Repubblicani a guidare e a condurre la guerra civile con Lincoln nell’Ottocento, e poi, negli Anni 60 del Novecento, hanno votato in Congresso la legge per i diritti civili.
Il testo della Task Force, approvato dal Dipartimento della Florida, evidenzia che c’era, represso, il seme della emancipazione personale anche tra i membri della comunità nera schiavizzata di due secoli fa. E questo è il modo corretto, storicamente accurato, per riconoscere e rendere omaggio alla potenzialità umana di quella razza.
Il richiamo nostalgico al razzismo è quello meschino dei politici professionisti di sinistra che lo ammantano di ipocrisia e lo avvolgono nelle bugie.