MPS-Mediobanca-Generali, Meloni rischia di perderci la faccia? Cosa dice Piazza Affari

Laura Naka Antonelli

27/01/2025

MPS e l’OPS su Mediobanca: occhio alle azioni post grande shock di Piazza Affari. E se il piano di Meloni fa flop?

MPS-Mediobanca-Generali, Meloni rischia di perderci la faccia? Cosa dice Piazza Affari

Il nuovo caso di Borsa MPS-Mediobanca, frutto della mossa lanciata dalla banca senese per conquistare Piazzetta Cuccia, ha ufficialmente la benedizione del Tesoro, maggiore azionista dell’istituto senese, e della stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, nel fine settimana, si è detta favorevole a quella che ai suoi occhi sarebbe una operazione di mercato, ma che per il mercato sembra avere invece tutti i requisiti di una OPS di Stato.

Fin da subito l’offerta pubblica di scambio lanciata dai patrioti della finanza italiana Delfin-Caltagirone, allo scopo a quanto pare di blindare Generali e i BTP che ha in pancia, è stata accolta con malcelato scetticismo da parte di diversi analisti, che ne hanno messo in dubbio la stessa ragion d’essere.

Gli analisti si sono fatti portavoce di ciò che è emerso subito da Piazza Affari, dove le azioni della preda Mediobanca sono schizzate subito, portando gli esperti ad anticipare la necessità che MPS alzasse la posta su Piazzetta Cuccia. Venerdì scorso le azioni di Mediobanca sono balzate infatti del 7,72%, confermandosi le migliori del listino Ftse Mib di Piazza Affari, a fronte del dietrofront pesante di MPS-Monte dei Paschi di Siena, che ha terminato la seduta in flessione del 6,91%. Occhio anche alle azioni del campione assicurativo Assicurazioni Generali, vero target del governo Meloni e del duo Delfin-Caltagirone che oggi, a dispetto della flessione che sia abbattendo sui mercati, segna un solido rialzo, che estende la fase rialzista del titolo. Occhio a tal proposito al peccato originale, agli occhi della politica di casa, commesso da Generali, ovvero a quell’accordo con la francese Natixis che spaventa tanto l’Italia.

MPS-Mediobanca: le azioni a Piazza Affari dopo blitz shock

Oggi flettono invece le dirette interessate dalla vicenda dell’OPS lanciata da MPS, ovvero le azioni del Monte e di Mediobanca.

A Piazza Affari la febbre su Mediobanca sembra essersi dunque già sfiammata dopo il rally di venerdì scorso, che si è accompagnato a un boom di volumi degli scambi sul titolo, schizzati a valori superiori di 6 volte rispetto alla media.

Il titolo oggi punta verso il basso, viaggiando in ogni caso a un valore superiore di quasi il 7,5% rispetto alla scorsa settimana e del 18% rispetto a un mese fa.

Dall’inizio del 2025, il rialzo è stato pari a +17,51%.

MPS continua a scendere, posizionandosi a un livello più basso di quasi il 10% rispetto a una settimana fa. Attenzione al commento firmato dagli analisti di Barclays, che hanno detto di prevedere sia per le azioni del Monte dei Paschi che per quelle di Mediobanca un periodo di volatilità nel medio termine, in attesa di avere maggiore chiarezza sullaa transazione. Barclays ha mantenuto un rating overweight sui titoli di MPS, ribadendo il giudizio equal weight sulle azioni di Mediobanca.

Piazza Affari ha bocciato subito il deal Monte-Piazzetta Cuccia

Gli strategist hanno subito bocciato l’OPS di Siena, con quelli di KBW che hanno fatto riferimento, in particolare, a “un potenziale di sinergie limitato”, facendo notare che “la nostra prima impressione è che l’offerta abbia limitate possibilità di successo”.

Anche Equita non ha fatto nulla per nascondere la propria perplessità sull’operazione, scrivendo chiaramente che “la transazione solleva diversi dubbi” e che il “ premio riconosciuto è modesto , considerando anche la probabile riduzione dell’appeal speculativo delle azioni Monte dei Paschi ”.

Gli analisti della SIM non solo non intravedono sinergie, ma parlano dello stesso rischio che emergano “potenziali dissinerge”.

Equita ha ricordato che Monte dei Paschi “punta, attraverso questa operazione, a creare un nuovo campione nazionale con un modello di business distintivo, integrato in tutti i principali segmenti”, puntualizzando che, attraverso il modello che verrebbe creato, sarebbe possibile “combinare le attività commerciali con quelle di gestione patrimoniale e investment banking ”.

Ma lo scetticismo è alto. Detto questo, per ora Equita ha ribadito il rating hold per MPS con target price a 7,20 euro, e il giudizio Buy per Mediobanca con target price a 17,80 euro .

In generale, Piazza Affari ha già dato la sua risposta venerdì scorso facendo notare come il brusco calo delle azioni del Monte avesse già reso l’OPS a sconto di 1,2 miliardi di euro rispetto al valore delle azioni di Mediobanca.

Meloni e il disegno risparmi per i BTP, un piano che a Piazza Affari rischia di fare flop?

Tutto questo mentre è innegabile che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ci stia mettendo la faccia, tutta intenta a perseguire la logica dei risparmi degli italiani da tutelare a ogni costo e da convogliare il oiù possibile verso i BTP e il debito di casa.

Certamente, se l’operazione MPS-Mediobanca-Generali avesse successo, l’asse pro Italy formato dal governo Meloni, da Delfin (la cassaforte della famiglia Del Vecchio) e dall’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone, con l’obiettivo di dar vita a un terzo polo bancario made in Italy, avrebbe la meglio e Meloni in primis potrebbe sbandierare un altro presunto motivo di vanto.

Il governo Meloni rischia però allo stesso tempo anche molto, praticamente di perdere la faccia visto che, per ora, nessuno esperto di logiche di mercato è pronto a scommettere su questo risiko di Piazza Affari pro-BTP.

L’ex braccio destro di Mario Draghi presenta il premio per la conquista di Generali

Una possibile operazione tra MPS e Mediobanca non sembra raccogliere grandi consensi.

A dire la sua nelle ultime ore è stato anche l’economista Francesco Giavazzi, braccio destro di Mario Draghi ai tempi del governo italiano guidato dall’ex presidente della BCE.

In un articolo pubblicato su Il Corriere della Sera, Giavazzi ha messo in evidenza proprio la bocciatura del mercato, che “per ora ha reagito male all’offerta, forse anche per il fatto che in poche ore essa ha prodotto una perdita potenziale di 68 milioni per lo Stato ed un guadagno (anch’esso potenziale) di ben 173 milioni per i due maggiori azionisti privati di MPS e Mediobanca: il Gruppo Caltagirone e gli eredi di Leonardo Del Vecchio”.

Giavazzi ha fatto poi notare che, per quanto riguarda l’obiettivo ultimo del risiko, che sarebbe Generali, il Leone di Trieste “vale ora in borsa circa 50 miliardi” e che “chi volesse lanciare un’Offerta pubblica di acquisto, sperando che venga accettata dal mercato, dovrebbe offrire un premio di circa 15 miliardi. Cioè pagare 65 miliardi”.

Un articolo di La Repubblica ricorda inoltre, in attesa della riunione del CDA di Mediobanca, attesa per domani che, “a Piazza Affari in questi anni l’azionariato dei gruppi italiani ha visto anche crescere la partecipazione degli investitori internazionali, sempre più attenti all’evoluzione del mercato” della Borsa di Milano, ricordando che “in Mediobanca figurano dal gigante americano Blackrock che gestisce qualcosa come 11.500 miliardi, pari a cinque volte il Prodotto interno lordo italiano, a Vanguard Group a Norges, a Fidelity ”.

In attesa del CDA di Mediobanca, la lettera ai dipendenti del CEO Alberto Nagel

Grande attesa a questo punto per il CDA di Mediobanca, previsto per la giornata di domani, martedì 28 gennaio 2025.

Alberto Nagel, numero uno di Piazzetta Cuccia, ha già detto la sua con una lettera scritta ai dipendenti, con cui ha affermato che “l’offerta non è stata concordata” e che “il CDA di Mediobanca si riunirà nei prossimi giorni per esaminarla ed esprimere le proprie valutazioni al riguardo, con l’obiettivo di tutelare gli interessi di tutti gli stakeholder e, in particolare, dei propri dipendenti”.

Nagel ha ricordato che Mediobanca ha consolidato la “leadership nell’investment banking e nel credito al consumo”, sviluppando “ un modello di private & investment banking che rende unico il nostro posizionamento nel wealth management e che ci permette di crescere a tassi superiori al mercato”.

Per ora, la proposta di MPS è stata considerata ostile, e bisognerà vedere a questo punto cosa verrà fuori dal CDA di domani, che darà probabilmente la prima risposta ufficiale a Meloni-Delfin-Caltagirone.

Difficile che Meloni rinuncerà tuttavia al suo piano pro-BTP, che il suo governo sente in qualche modo di essere costretto a portare avanti anche per l’assenza, ormai quasi totale, della BCE, che per anni ha fatto incetta di titoli di Stato italiani e dell’area euro di nuova emissione con bazooka monetari vari. E che ha staccato ufficialmente la spina, del tutto, di recente.