Tra gli scenari l’opzione di mantenere Mediobanca quotata, ripristinando il flottante. Lovaglio vorrebbe tuttavia altro.
E ora, dopo aver conquistato Mediobanca, espugnando la storica roccaforte di Piazzetta Cuccia, MPS inizierà a vendere fette del capitale appena conquistato della banca?
Nulla è escluso, in una fase in cui le indiscrezioni ricominciano ad accavallarsi, e in cui monta l’attesa per l’assemblea straordinaria, in programma il prossimo 4 febbraio 2026, che sarà chiamata a votare la modifica allo statuto. Modifica che deve ricevere prima di tutto il beneplacito della BCE, con cui i vertici continuano a confrontarsi.
Per ora, un compito che è stato ’assegnato’ dalla BCE alla banca senese, ovvero l’eliminazione del “ principio di residualità ”, sarebbe stato portato a termine, secondo voci che circolano sul mercato.
La presenza di tale meccanismo avrebbe fatto decadere automaticamente la lista del CDA di MPS se qualcuno tra i principali azionisti - i primi due sono la holding della famiglia Del Vecchio Delfin e Caltagirone - avessero presentato una lista di maggioranza.
Detto questo, in attesa di capire se al rinnovo del board l’attuale CEO Luigi Lovaglio e i suoi consiglieri saranno riconfermati, il consiglio di amministrazione di Rocca Salimbeni si è già riunito in questi giorni per ragionare sul nuovo piano industriale che l’altrettanta nuova MPS, forte del gioiello Mediobanca, dovrà presentare alla BCE entro il mese di marzo.
E qui tema di discussione non è tanto la lista del CDA ma il modo in cui si svilupperà il processo di integrazione con Mediobanca: perché se è vero che l’amministratore delegato di MPS Luigi Lovaglio punta a una fusione con la preda conquistata ufficialmente nel settembre del 2025, e dunque al delisting del titolo, una parte del consiglio vorrebbe, secondo alcune indiscrezioni, mantenere Mediobanca quotata a Piazza Affari.
I dubbi che circondano il futuro di Mediobanca sono stati riassunti oggi, lunedì 19 gennaio 2026, da una nota di Intermonte, che ha presentato due scenari.
leggi anche
MPS, scontro tra Caltagirone e Lovaglio su Mediobanca-Generali? L’imprenditore romano replica all’FT
Processo integrazione MPS con Mediobanca. La prima opzione che piace a Lovaglio
Il primo, che raccoglie il favore del CEO Lovaglio, implica il delisting di Mediobanca, con un costo stimato in 2 miliardi di euro.
In questo caso, le divisioni retail di Mediobanca, come Mediobanca Premier e Compass verrebbero fagocitate da MPS, e Mediobanca continuerebbe a esistere come entità a sé stante, che si dedicherebbe ai business dell’investment banking e del private banking.
La quota del 13% che Mediobanca detiene in Generali Assicurazioni finirebbe inoltre nelle mani, esattamente sotto “il controllo diretto di Siena”.
MPS finirebbe dunque per controllare Mediobanca e, hanno sottolineato gli analisti di Intermonte, così facendo potrebbe anche ottenere un “ulteriore excess capital nel caso in cui il delisting fosse fatto tramite fusione ”.
leggi anche
Azioni MPS attaccate dai sell a Piazza Affari. Dopo UniCredit anche Delfin smonta i rumor. Ma c’è dell’altro
Seconda opzione, Mediobanca rimane quotata. MPS ripristina il flottante mollando le azioni
Intermonte parla però anche di un altro scenario, di una opzione alternativa, spalleggiata da alcuni componenti del CDA di MPS, che preferirebbero mantenere “ Mediobanca quotata , ipotizzando un incremento del flottante fino al 30-35% ” .
Anche in questo modo, MPS avrebbe a disposizione un capitale in eccesso più alto che potrebbe essere magari utilizzato per lanciare eventuali operazioni future di risiko bancario, dunque di M&A (mergers and acquisitions).
Proprio la possibilità che MPS molli alcune azioni Mediobanca sul mercato sta mettendo sotto pressione le azioni Mediobanca, anche se Intermonte ha scritto che, tra le due opzioni, la strada preferibile sarebbe quella del delisting, in quanto consentirebbe all’istituto senese di avere il controllo diretto di Mediobanca.
Detto questo, la seconda alternativa, ovvero la possibilità che MPS ripristini il flottante di Mediobanca mette sotto pressione le quotazioni del titolo di Piazzetta Cuccia, che sconta la possibilità che il Monte si liberi di un pacchetto di azioni, collocandolo sul mercato.
In sintesi, almeno al momento, più che la partita sulla governance, in attesa del rinnovo del CDA, il mercato guarda a come verrà gestita l’integrazione e se MPS deciderà di rimettere sul mercato una quota di Mediobanca per preservarne il flottante. Motivo per cui il titolo Mediobanca ha chiuso la giornata di contrattazioni di oggi in ribasso, anche se in modo limitato, pari ad appena mezzo punto percentuale, a fronte della flessione dell’indice Ftse Mib, di Piazza Affari decisamente più forte, pari a -1,32%. In ripresa invece il titolo del Monte dei Paschi di Siena.
© RIPRODUZIONE RISERVATA