Per Kimi Antonelli è solo questione di tempo e poi festeggerà un titolo storico per lui e per l’Italia (con record di precocità): ma quanti soldi si mette in tasca?
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La Formula 1, si sa, è un ambiente che spesso viene associato al lusso e alla ricchezza. E i numeri del 2026 lo confermano: nel 2025 i ricavi del campionato sono cresciuti del 14% fino a 3,87 miliardi di dollari e, secondo un’analisi di Calcio e Finanza, quest’anno il valore complessivo del mercato delle sponsorizzazioni nel Circus supererà i 3 miliardi. I piloti restano i re della pista e delle principali classifiche dei guadagni, con ingaggi da decine di milioni di dollari all’anno, a partire da Max Verstappen e Lewis Hamilton.
Ma gli ingaggi non sono gli unici motivi per cui un pilota di F1 è considerato ricco: anche il montepremi Formula 1 ha il suo peso. Vincere il mondiale, infatti, porta fama e prestigio ma anche ricchi bonus nei contratti, oltre alla possibilità di attingere a un livello ancora più alto di sponsor e collaborazioni. Con una precisazione fondamentale: il premio ufficiale non finisce al pilota, ma alla squadra.
Il Mondiale 2026 ha già un nome in pole: Andrea Kimi Antonelli. Il ventenne bolognese della Mercedes, dopo il terzo posto nel GP di Singapore dell’11 ottobre, guida la classifica con 340 punti, 102 in più del compagno di squadra George Russell (238) e 111 su Lewis Hamilton (229), con sei Gran Premi ancora da disputare. Il primo match point arriva il prossimo weekend di gara, domenica 25 ottobre ad Austin: Antonelli sarà campione se vincerà il GP degli Stati Uniti e, contemporaneamente, Russell chiuderà nono o peggio e Hamilton quinto o peggio. In caso contrario, la seconda occasione sarà il GP del Messico del 1° novembre.
Un traguardo da record: Antonelli diventerebbe il più giovane campione del mondo nella storia della F1, a 20 anni, superando il primato di Sebastian Vettel (iridato nel 2010 a 23 anni), e il primo italiano a vincere il titolo dai tempi di Alberto Ascari nel 1953. Ecco quanto vale vincere il mondiale F1 per il pilota e quanto incassano i team vincitori.
Quanto guadagna chi vince il mondiale F1? Il montepremi Formula 1 va ai team
Quando si pensa al “montepremi” della F1, si immagina spesso un assegno milionario consegnato sul podio al campione. In realtà tutto il montepremi ufficiale viene distribuito alle scuderie, non ai piloti. Liberty Media, proprietaria dei diritti commerciali, precisa nei propri documenti che i piloti sono contrattualizzati dai team e non dalla Formula 1.
Il meccanismo funziona così: una parte dei ricavi commerciali della F1 (diritti media, promozione dei Gran Premi, sponsorizzazioni, hospitality) confluisce nei pagamenti ai team che, attraverso il Concorde Agreement, vengono spartiti tra le scuderie in base soprattutto al piazzamento nella classifica Costruttori dell’anno precedente.
Per Antonelli, quindi, il valore economico del titolo passa dal contratto con la Mercedes, valido almeno fino alla fine del 2027: stipendio fisso, bonus legati ai risultati e clausole per il mondiale. Le cifre non sono pubbliche, così come quelle di tutti i piloti della griglia.
Come funziona la ripartizione ricavi F1
Il montepremi nasce dall’economia complessiva del campionato. Secondo i risultati annuali di Liberty Media, nel 2025 i ricavi della Formula 1 sono saliti a 3,873 miliardi di dollari (+14%), così ripartiti:
| Fonte di ricavo | Quota sui ricavi F1 2025 |
|---|---|
| Diritti media | 31,3% |
| Promozione delle gare | 26,7% |
| Sponsorizzazioni | 21,7% |
| Altro (hospitality, logistica, licensing) | 20,3% |
I pagamenti ai team, esclusi gli incentivi legati al Concorde, sono passati da 1,266 miliardi di dollari nel 2024 a 1,4 miliardi nel 2025, con un aumento di 134 milioni. Più la F1 incassa, più cresce il bacino da cui vengono remunerate le scuderie.
Le regole sono fissate dal nuovo Concorde Agreement 2026-2030, firmato da tutti gli 11 team (Cadillac compresa): la parte commerciale a marzo 2025, quella di governance a dicembre 2025. I contenuti economici restano riservati: secondo le ricostruzioni giornalistiche più diffuse, la ripartizione si articola su tre livelli:
- una quota base per la Ferrari, stimata nel 5%, per il suo valore storico;
- bonus legati ai risultati storici, calcolati sulle squadre arrivate tra le prime tre negli ultimi dieci campionati;
- un fondo principale diviso a scalare in base alla classifica Costruttori dell’anno precedente.
Premi mondiale Costruttori F1: quanto vincono i team
Per una scuderia, conquistare il titolo Costruttori significa assicurarsi la fetta più ricca del fondo principale. Secondo i calcoli di PlanetF1 basati sui bilanci di Liberty Media, nel 2025 il fondo da ripartire per piazzamento valeva circa 1,05 miliardi di dollari.
Sempre secondo le stime di PlanetF1, il team campione riceve circa il 14% del fondo principale: nel 2025 la McLaren, prima nel 2024, ha incassato circa 147,1 milioni di dollari da questa voce, mentre la Sauber, decima, si è fermata a 63,1 milioni.
Il totale, però, cambia molto se si sommano i bonus storici. Ecco le stime di PlanetF1 sui pagamenti complessivi ricevuti dai team nel 2025 (non si tratta di un prospetto ufficiale per singola scuderia, che Liberty Media non pubblica):
| Team | Pagamenti totali 2025 (stima, in dollari) |
|---|---|
| Ferrari | 277,7 milioni |
| Mercedes | 230,8 milioni |
| Red Bull | 202,9 milioni |
| McLaren | 165,8 milioni |
| Aston Martin | 109,3 milioni |
| Alpine | 99,9 milioni |
| Haas | 91,5 milioni |
| Racing Bulls | 82 milioni |
| Williams | 77,2 milioni |
| Sauber | 63,1 milioni |
Il dato più curioso: la McLaren, pur campione, è solo quarta per incassi. La Ferrari beneficia della quota speciale e dei bonus storici, la Mercedes ha ricevuto da sola 112 milioni di dollari di bonus legati al dominio dell’era ibrida.
Il confronto con il 2025: cosa cambia per il montepremi Formula 1 2026
Il 2025 è il riferimento diretto per i pagamenti 2026. Sul piano sportivo, la McLaren ha chiuso prima nel Mondiale Costruttori con 833 punti, mentre Lando Norris ha vinto il titolo Piloti con 423 punti, appena due in più di Verstappen. Per questo nel 2026 la quota più alta del fondo principale spetta alla scuderia di Woking.
Con l’ingresso della Cadillac, però, la torta si divide in 11 parti. Proiettando i dati 2025, PlanetF1 stima per il team campione una quota base di circa 127,9 milioni di dollari e per la Cadillac circa 63 milioni. Per compensare la diluizione, il team americano ha versato una tassa d’ingresso da 450 milioni di dollari, cioè 45 milioni a ciascuna delle altre dieci squadre. La crescita dei ricavi dovrebbe comunque compensare l’effetto.
Sul fronte 2026, dopo Singapore la classifica Costruttori vede la Mercedes a 578 punti, davanti a Ferrari (444), McLaren (339) e Red Bull (332). Restano sei Gran Premi senza Sprint, con un massimo di 43 punti a gara per squadra (25 più 18 in caso di doppietta), cioè 258 punti: il vantaggio di 134 punti non basta a chiudere i conti ad Austin, mentre il titolo può arrivare aritmeticamente dal Messico in poi. Se la Mercedes chiudesse in testa, nel 2027 incasserebbe la quota più ricca del fondo, sommandola ai bonus storici che già la collocano tra i team più pagati.
Bonus per piloti e costruttori: quanto vale il titolo per Antonelli
Se il montepremi non va al pilota, come fa un campione a guadagnare decine di milioni a stagione? La risposta sta nei meccanismi paralleli: stipendio base, bonus su risultati, accordi personali e sponsorizzazioni.
Un contratto di vertice prevede di solito:
- stipendio fisso, garantito indipendentemente dai risultati;
- bonus per vittoria, che secondo diverse stime può variare da 100.000 dollari a 1 milione per singolo GP, a seconda del contratto;
- bonus per podi, pole e punti;
- bonus per il titolo, il più consistente: secondo stime basate su contratti trapelati, può superare i 10-15 milioni di dollari, con importi che variano sensibilmente da pilota a pilota;
- bonus legati al Mondiale Costruttori.
Per Antonelli, otto vittorie stagionali e il titolo a un passo significano soprattutto potere negoziale: un campione del mondo a 20 anni diventerebbe l’asset più prezioso in vista del rinnovo con la Mercedes. Oltre al compenso diretto, il mondiale apre a nuovi sponsor personali, endorsement, merchandising e diritti d’immagine, introiti che per molti piloti arrivano a superare lo stipendio “da gara”.
Per il team, invece, vincere ha una doppia faccia: aumentano gli incassi dal fondo e il valore commerciale, ma crescono anche i costi variabili, cioè i bonus da riconoscere a piloti e personale.
Budget cap F1 2026: perché più soldi non significano più velocità
Il budget cap F1 2026 è la chiave per capire perché incassare di più non garantisce il dominio in pista. Dal 2026 il tetto di spesa è fissato a 215 milioni di dollari per squadra, contro la base precedente di 135 milioni. L’aumento nominale di 80 milioni, però, non equivale a risorse aggiuntive da destinare liberamente allo sviluppo: nel limite entrano voci prima escluse, come ammortamenti e costi del personale.
Restano invece fuori dal tetto gli stipendi dei piloti e dei tre dirigenti più pagati, marketing, spese legali, finanziarie e di risorse umane, programmi heritage e trasferte. Una scuderia vincente non può riversare ogni dollaro extra sullo sviluppo della monoposto, ma può investire su ingaggi, brand e attività commerciali.
Ed è qui che il successo si moltiplica. Secondo l’analisi di Calcio e Finanza ripresa da Sky Sport, questi sono alcuni dei principali accordi di sponsorizzazione 2026:
| Sponsor e team | Valore annuo (in dollari) |
|---|---|
| Oracle, Red Bull | 110 milioni |
| HP, Ferrari | 100 milioni |
| Mastercard, McLaren | 90 milioni |
| Petronas, Mercedes | 80 milioni |
| Aramco, Aston Martin | 75 milioni |
| Revolut, Audi | 75 milioni |
| Microsoft, Mercedes | 60 milioni |
La Mercedes, con due accordi tra i dieci più ricchi del Circus, è l’esempio di come titolo, montepremi e sponsor si alimentino a vicenda.
Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il
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