I migranti mettono a rischio il governo tedesco, ma l’Italia deve tifare Merkel

In Germania profonda spaccatura sul tema migranti tra CDU e i bavaresi del CSU: governo a rischio, ma il nostro paese deve fare il tifo per la Merkel.

I migranti mettono a rischio il governo tedesco, ma l'Italia deve tifare Merkel

La questione dei migranti sta creando tensione politica non solo in Italia: anche in Germania è alta la discussione sulla delicata tematica, tanto che il governo Merkel sembrerebbe essere vicino a una clamorosa spaccatura.

I due storici alleati CDU (partito della Merkel) e CSU (partito gemello bavarese) sono infatti ai ferri sulla diversa visione in merito all’immigrazione: il ministro dell’interno Horst Seehofer (CSU) non vorrebbe toccare il trattato di Dublino, mentre la cancelliera punta a creare un fronte in Europa per cercare di mediare una soluzione.

La crisi in Germania

Dopo sei mesi di trattative, in Germania lo scorso marzo è partito il quarto governo presieduto da Angela Merkel e sostenuto da CDU, CSU e dai socialisti del SPD, che hanno dato il loro via libera dopo un referendum interno.

Paradossalmente questa maggioranza è ora messa a rischio non da frizioni tra socialisti e cristiano democratici, ma da una sorta di muro contro muro tra il CDU e gli alleati di sempre del CSU, ultimamente un po’ più spostati verso destra che verso il centro.

Il pomo della discordia è quello annoso dei migranti. Il ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, leader del CSU, ha deciso infatti di sposare la linea dura sul tema immigrazione, realizzando un proprio “masterplan” che si basa sostanzialmente sul mantenimento degli accordi di Dublino.

In sostanza Seehofer vorrebbe che fossero respinti fuori dai confini della Germania tutti quei migranti che, oltre a non avere dei documenti validi, hanno già fatto domanda in un altro paese dell’Unione Europea.

Angela Merkel invece ha una visione diversa di come affrontare la problematica. La cancelliera infatti punta a trovare un accordo con gli altri paesi UE per allargare le maglie del trattato di Dublino, puntando tutto sulla creazione di una polizia europea di frontiera e una uniformazione degli standard per la richiesta di asilo.

Seehofer però non sembrerebbe voler fare marcia indietro, preoccupato anche dalle vicine elezioni in Baviera dove è forte l’avanzata della destra dell’AfD, tanto da minacciare una possibile crisi di governo: senza i voti del CSU, la Merkel non avrebbe più una maggioranza su cui poter far affidamento.

L’Italia deve tifare Merkel

In questo braccio di ferro in salsa tedesca, l’Italia è senza dubbio uno spettatore molto interessato visto che il tema migranti ci riguarda da vicino. Quello che succede a Berlino infatti potrebbe avere riflessi anche per quanto riguarda Roma.

Il nostro ministro dell’Interno Matteo Salvini ha subito trovato un particolare feeling con il suo collega tedesco Horst Seehofer. Ad accomunare i due c’è la volontà di entrambi di portare avanti la politica della linea dura, ma il fatto è che Italia e Germania giocano su due fronti differenti.

Se dovesse passare la linea di Seehofer, verrebbe meno la possibilità di modificare il trattato di Dublino con la Germania che di fatto andrebbe a blindare i propri confini nazionali respingendo i migranti.

Per l’Italia questo sarebbe un bel problema, considerando che essendo il principale approdo degli sbarchi continuerebbe a doversi fare carico di tutti gli arrivi, visto che stando ai dettami dell’accordo di Dublino la richiesta di asilo va fatta nel primo paese di approdo.

Se invece dovesse passare la linea Merkel si aprirebbe un confronto per modificare questo trattato che indubbiamente penalizza i paesi, come Italia e Grecia, che affacciano sul Mediterraneo e sono oggetto delle rotte dei trafficanti.

Salvini indubbiamente può avere simpatia per chi la pensa come come lui, ma il nostro paese non è continentale e quindi chi vuole mantenere l’accordo di Dublino così com’è (vedi Ungheria e Austria), fa un torto all’Italia.

A fine giugno durante il Consiglio Europeo dovranno essere prese le decisioni strategiche per indicare il futuro dell’Unione, la speranza è che il nostro governo comprenda bene su quale cavallo è meglio per il nostro paese puntare.

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