Microsoft licenzia 4 dipendenti. Protestavano per l’uso di Azure da parte di Israele

Giorgia Paccione

29 Agosto 2025 - 18:15

Quattro dipendenti di Microsoft sono stati licenziati dopo proteste nei locali aziendali contro la collaborazione dell’azienda con Israele nell’uso della piattaforma cloud Azure.

Microsoft licenzia 4 dipendenti. Protestavano per l’uso di Azure da parte di Israele

Quattro dipendenti di Microsoft sono stati licenziati dopo aver partecipato a proteste all’interno della sede aziendale contro i legami della società con Israele, accusata di usare la piattaforma cloud Azure per attività militari contro i palestinesi.

Secondo quanto riportato da Reuters, due di loro avevano preso parte a un sit-in nell’ufficio del presidente, Brad Smith, per chiedere la fine della collaborazione con il governo israeliano. Gli altri due erano invece tra i manifestanti che, sempre in segno di protesta, avevano recentemente allestito accampamenti presso la sede centrale.

La società ha giustificato i licenziamenti come conseguenza di gravi violazioni delle norme aziendali e problemi di sicurezza legati alle manifestazioni. Ecco cosa sappiamo.

Le proteste di dipendenti e manifestanti contro l’uso di Azure

Stando a quanto rivelato dai media internazionali, la proteste sarebbero guidate dal gruppo No Azure for Apartheid, formato da attuali ed ex dipendenti Microsoft, che denunciano come la piattaforma Azure sia utilizzata per sorvegliare i palestinesi nei territori occupati.

Una recente inchiesta ha rivelato infatti che Israele sfrutta Azure per archiviare registrazioni di chiamate telefoniche effettuate da palestinesi, dati poi utilizzati per selezionare obiettivi militari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

In una delle azioni di protesta, sono state arrestate sette persone. Due delle licenziate coinvolte negli arresti hanno dichiarato:

Siamo qui continua a fornire a Israele gli strumenti di cui ha bisogno per commettere un genocidio, mentre manipola e disorienta i propri dipendenti su questa realtà.

Gli altri cinque arrestati erano ex dipendenti Microsoft e partecipanti esterni al gruppo.

La posizione di Microsoft sui licenziamenti

Microsoft ha confermato che i licenziamenti sono avvenuti a causa di “gravi violazioni delle politiche interne” e ha evidenziato come le proteste in azienda abbiano creato importanti problemi di sicurezza per i dipendenti e abbiano disturbato l’operatività quotidiana.

Nel frattempo, la società ha avviato un’indagine affidata a uno studio legale esterno per verificare l’utilizzo dei suoi servizi da parte delle forze militari israeliane, che potrebbe configurare un uso improprio delle tecnologie cloud. Le tensioni interne si accompagnano a crescenti proteste e richieste di trasparenza da parte di dipendenti e attivisti che invece continuano a contestare il ruolo di Microsoft nel conflitto israelo-palestinese.

L’implicazione delle big tech nella guerra in Palestina

Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di crescente attivismo tra i lavoratori delle grandi big tech statunitensi contro i rapporti delle aziende con Israele. Le manifestazioni si sono estese anche fuori dagli spazi Microsoft, con proteste nelle strade e nei campus universitari, mettendo sotto pressione le aziende affinché rechino modifiche ai loro contratti con Israele o cessino ogni forma di sostegno percepito come militare o di sorveglianza.

In passato, altre aziende tecnologiche hanno reagito con licenziamenti a proteste simili sui legami con Israele: l’anno scorso anche Google aveva licenziato più di 20 dipendenti dopo manifestazioni contro un contratto cloud con il governo israeliano.

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