È emersa una nuova ricerca secondo cui l’allentamento delle regole da parte di Meta ha portato a un forte aumento di minacce nei confronti dei politici.
Il 7 gennaio 2025 Mark Zuckerberg ha comunicato sul blog ufficiale di Meta una modifica radicale delle policy. È stato rimosso il programma di fact-checking di terze parti su Facebook, Instagram e Threads negli Stati Uniti, con l’obiettivo di favorire la libertà di espressione come avveniva alle origini dell’azienda.
Nel pratico, questo cambio di regole ha portato all’interruzione di collaborazioni con partner esterni per i controlli e all’introduzione delle Community Notes, ossia un sistema di verifica dell’accuratezza affidato direttamente agli utenti. Le conseguenze dirette di questa scelta? Secondo un rapporto del Center for Countering Digital Hate (CCDH), nei 6 mesi successivi all’allentamento delle misure di sicurezza le minacce nei confronti dei politici sono aumentate esponenzialmente.
Aumentano le minacce ai politici sui social di Meta
Per costruire il suo rapporto, l’organizzazione CCDH ha analizzato quasi 8 milioni di commenti su Facebook rivolti a 100 membri del Congresso americano nei 6 mesi antecedenti e successivi al cambio di regole voluto da Meta per proteggere la libertà di parola.
Stando a quanto si legge, le minacce violente rivolte ai legislatori sono più che quadruplicate. Si parla nello specifico di incitazioni all’omicidio, molestie, insulti razzisti e sessisti. In particolare, il CCDH ha rilevato un forte aumento di commenti che incitavano alla violenza contro il presidente USA Donald Trump.
Quando le piattaforme smettono di applicare le proprie regole contro minacce e molestie, diventano complici nella normalizzazione delle intimidazioni.
Queste le parole dell’AD di CCDH Imran Ahmed, a cui sono seguite quelle di un portavoce di Meta secondo cui l’azienda pubblica regolarmente rapporti pubblici che monitorano i contenuti non in regola e che la presenza di comportamenti di incitamento all’odio non sarebbe aumentata nel corso del 2025.
Le possibili mosse di Meta
Almeno per il momento, Meta non sembra intenzionata a tornare sui propri passi. A detta di molti, la decisione di allentare le regole è arrivata come risposta alle accuse dei sostenitori di Trump, secondo cui il fact-checking sulle piattaforme social fosse un modo per limitare la libertà di parola e censurare i contenuti di destra.
Meta sembra aver anche revocato le restrizioni su argomenti quali la parità di genere e l’identità sessuale, suscitando numerose preoccupazioni soprattutto tra i gruppi di difesa dei diritti.
Difficile dire al momento se in futuro l’azienda di Zuckerberg resterà ferma sulle decisioni prese o se deciderà di fare dietrofront a seguito delle evidenze e delle numerose lamentele ricevute. L’unica certezza pare essere che il fact checking continuerà ad operare su Instagram, Facebook e Thread nel resto del mondo, Unione Europea compresa.
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