Un mese in montagna con vitto e alloggio gratis, e in più guadagni €400. Ecco dove

Ilena D’Errico

23 Marzo 2026 - 21:29

Puoi stare mese in montagna con vitto e alloggio gratis partecipando a questo studio, guadagnando €400. Ecco dove e perché.

Un mese in montagna con vitto e alloggio gratis, e in più guadagni €400. Ecco dove

In questi anni gli appassionati della montagna hanno perso splendide occasioni per contribuire alla ricerca scientifica. Un mese in montagna con vitto e alloggio gratis, oltre a un rimborso spese di 400 euro, per scoprire che cosa succede al corpo umano ad altitudini moderate. Si tratta del progetto Mahe (Moderate altitude healthy exposure) dell’Eurac research, l’unica sede italiana dell’Università delle nazioni unite.

Dopo il lancio sperimentale dell’anno scorso il progetto è tornato quest’anno con un nuovo team di volontari ed è assai probabile che si ripeterà almeno un altro anno. Altrimenti, la vita in montagna potrà comunque essere oggetto di studio con altri progetti di ricerca. L’Istituto per la medicina d’emergenza in montagna e la ricerca sulla Salute umana in ambiente montano dell’Eurac proseguono infatti con costanza in Italia, rappresentando un punto di riferimento cruciale per la sicurezza.

Un mese in montagna con vitto e alloggio gratis, più 400 euro

L’Eurac ha deciso di concentrarsi su un ambito pressoché non trattato dalla ricerca, ovvero gli effetti dell’esposizione prolungata ad altitudini tra i 2.000 e i 2.500 metri. La maggior parte degli studi scientifici prende in considerazione valori molto più elevati, in genere le altitudini comprese tra 3.400 e 5.000 metri, che hanno ovviamente effetti più considerevoli sul corpo umano. D’altra parte, la maggior parte delle persone che vive in montagna o la frequenta a lungo si trova proprio ad altezze sotto i 2.500 metri.

Capire in che modo queste altitudini influiscono sull’uomo è dunque fondamentale per tutelare la salute pubblica. Il progetto Mahe è pensato proprio per comprendere quali rischi corrono e di quali benefici godono le oltre 200 milioni di persone del mondo che vivono ad altitudini superiori a 2.000 metri. Si sa già che gli effetti fisiologici crescono proporzionalmente alle altitudini, ma si vuole approfondire cosa accade in caso di esposizione prolungata, partendo da soggetti sani e statisticamente nella media della popolazione. Per raggiungere questi obiettivi il team di ricerca ha bisogno di volontari disposti a trascorrere un mese in montagna.

Naturalmente, vitto e alloggio sono riconosciuti ed è previsto anche un rimborso spese di 400 euro lordi. Durante questo mese, di cui la prima settimana a bassa quota (a Silandro) e le restanti tre ad altitudine moderata (a Bolzano), i volontari dovranno semplicemente sottoporsi a controlli frequenti per verificare anche i più piccoli e impercettibili cambiamenti. Le stesse misurazioni saranno ripetute una settimana dopo il soggiorno per completezza. Durante il mese in montagna, inoltre, sia la dieta che l’attività fisica sarà controllata dai ricercatori per eliminare ogni interferenza con lo studio.

Di fatto, i requisiti di accesso al progetto impediscono la partecipazione di persone con particolari esigenze alimentari. Il periodo di studio scelto è tra agosto e settembre 2026, ma proprio oggi l’Istituto ha annunciato di aver raggiunto il numero necessario di partecipanti. A tal proposito, è utile comunque monitorare la pagina ufficiale in caso di cambiamenti (come rinunce o necessità di ampliare la squadra), ma anche per scoprire subito un eventuale nuovo progetto analogo.

Per evitare false speranze, tuttavia, ricordiamo i requisiti previsti. I volontari devono essere persone in salute, di età compresa tra 18 e 40 anni con peso corporeo nella norma. Sono motivo di esclusione:

  • allenamento a resistenza svolto regolarmente più di 2 volte a settimana;
  • fumo;
  • abuso di droghe e alcol;
  • pressione arteriosa elevata;
  • uso cronico di farmaci;
  • soggiorni regolari o prolungati ad altitudini superiori a 1.500 metri nelle ultime quattro settimane (prima dello studio);
  • dieta speciale;
  • allergie e intolleranze alimentari;
  • disturbi alimentari;
  • gravidanza;
  • carenza di ferro.

Altre informazioni sullo studio e le iscrizioni sono richiedibili scrivendo a Birna Vardardottir, all’indirizzo email [email protected], come indicato dal comunicato dell’Università.

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