Mes, arriva la resa dei conti: Meloni costretta ad arrendersi all’Ue?

Stefano Rizzuti

14/01/2023

Il messaggio dall’Ue è chiaro: per la modifica alla riforma del Mes non c’è più tempo e l’Italia deve ratificarla così com’è. Il governo Meloni e la maggioranza si devono arrendere a Bruxelles?

Mes, arriva la resa dei conti: Meloni costretta ad arrendersi all’Ue?

Il Mes resta così com’è. La riforma deve essere ratificata da tutti gli Stati, Italia compresa, senza alcuna modifica, almeno per il momento. Bruxelles lo dice chiaramente, non lasciando spazi a interpretazioni e alle speranze italiane di rivedere il meccanismo salva-Stati.

Un funzionario europeo, in vista dell’Eurogruppo di lunedì, ha messo le cose in chiaro: modifiche al Fondo salva-Stati sono semplicemente escluse, almeno fino a che non verrà completata la riforma. Ovvero l’Italia - ultima rimasta, insieme al neo-ingresso Croazia - prima deve ratificare le modifiche al Mes.

Anche dalla Commissione europea, peraltro, arrivano notizie che confermano la direzione che vuole prendere l’Ue: fonti dell’esecutivo comunitario fanno sapere che c’è ottimismo sull’ok italiano. Dopo evidenti rassicurazioni del governo. Cosa farà, quindi, l’esecutivo di Giorgia Meloni?

Cos’è e a cosa serve il Mes

Il Mes ha l’obiettivo di aiutare gli stati che soffrono una crisi finanziaria e hanno difficoltà a reperire risorse. Il fondo ha una dotazione di oltre 700 miliardi e per accedere sono previste alcune condizioni. Ma, contrariamente a quanto spesso si dice, non esiste alcuna procedura automatica per la ristrutturazione del debito.

Tra le modifiche al Mes c’è anche quella riguardante la parte sanitaria, ovvero la possibilità di chiedere le risorse solamente per il comparto sanità, soprattutto dopo la pandemia. L’unica condizione, in questo caso, è che i fondi vengano realmente spesi per la sanità: l’Italia potrebbe accedere a circa 37 miliardi di euro con un tasso di interesse molto basso.

Mes, perché l’Ue blocca qualsiasi modifica

Per l’Ue, in questo momento, è troppo tardi per pensare a una modifica della riforma del Mes. La procedura è andata troppo avanti e, dopo la ratifica della Germania, si attende solo il via libera dell’Italia. A cui aggiungere, ma solo dal primo gennaio di quest’anno, quello della Croazia, appena entrata nell’euro e quindi con tempistiche diverse da seguire.

Tutti gli altri paesi hanno già approvato la riforma, quindi pensare a qualche modifica ora, come vorrebbe l’Italia, è davvero improbabile. Vorrebbe dire ripartire da capo e rischiare di far saltare uno strumento che, comunque, viene ritenuto importante a livello europeo nelle situazioni di emergenza. Per questo la commissione ha chiuso agli emendamenti alla riforma, che non verranno neanche negoziati.

Le richieste di Meloni per la riforma del Mes

Giovedì Meloni ha incontrato il direttore generale del Mes, Pierre Gramegna, chiedendo di modificare l’impianto di fondo del meccanismo. Tra le richieste c’è quella di rendere il Mes uno strumento per finanziare la ricostruzione in Ucraina, oltre a sostenere i paesi in caso di altri shock economici come avvenuto nel caso del Covid. Richieste che, a questo punto, sembrano non essere state accolte.

Mes, cosa farà il governo: Meloni si arrende all’Ue?

Considerando le dichiarazioni che arrivano da Bruxelles per il governo e la maggioranza le strade da percorrere sono davvero poche. Cosa succederà? Lo suggerisce Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Camera: “È inutile fare una guerra di religione, va ratificato subito senza girarci intorno”.

Il pragmatismo di Mulè conferma quelle che sono le impressioni in Ue, dove c’è la certezza che presto arriverà un voto favorevole italiano. Anche perché un’eventuale opposizione porterebbe Meloni a isolarsi completamente in Ue.

Sembra più facile che la presidente del Consiglio alla fine dica che è necessario ratificare la riforma, assicurando però che l’Italia non la applicherà mai. Peraltro che la strada che verrà seguita sia questa sembra altamente probabile, considerando che da Bruxelles si lascia intendere che qualche rassicurazione, sia da Meloni che dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sia già arrivata negli ultimi giorni.