Mercati, questo indice parla chiaro. È il peggior inizio anno dal 1995

Laura Naka Antonelli

18/02/2026

Pessimo segnale dai mercati. Peggior inizio anno dal 1995 per questo indice azionario.

Mercati, questo indice parla chiaro. È il peggior inizio anno dal 1995

È dal 1995 che questo indice azionario non registrava un trend così negativo.

A parlare di questo caso di Borsa, mentre tutti gli occhi continuano a essere puntati su Wall Street, è stata la divisione di ricerca di Goldman Sachs, che ha confermato la presenza di questo parametro, che ha riportato il peggior inizio d’anno in più di 30 anni.

Tra l’altro, il peggio potrebbe non essere ancora arrivato, visto che il trend del P/E - rapporto prezzi/utili - conferma come il listino sia anche sopravvalutato, alimentando così sui mercati il timore, già palpabile, per l’arrivo imminente di una carica di sell off.

Attenzione al messaggio che arriva dal rapporto tra lo S&P 500 e questo ETF

L’indice azionario su cui Goldman Sachs ha acceso i fari è lo S&P 500, considerato tuttavia non in termini assoluti, ma relativi, ovvero rispetto all’indice ACWI ex US, noto anche come iShares MSCI ACWI ex U.S. ETF (ACWX).

Quest’ultimo è un ETF che replica i risultati d’investimento di un indice composto da azioni di società non americane a grande e media capitalizzazione.

A mettere in evidenza la notizia, con un post su X, anche Kevin Gordon, responsabile della divisione di ricerca e di strategia di Schwab Center for Financial Research.

Così come è scritto nella sua carta di identità, l’ETF in questione- creato dal colosso del risparmio gestito BlackRock - garantisce agli investitori l’esposizione a un’ampia gamma di società dei mercati internazionali sviluppati ed emergenti e l’accesso al mercato azionario globale (esclusi gli Stati Uniti) attraverso un unico fondo.

L’ETF può essere utilizzato praticamente per attuare una diversificazione del proprio portafoglio a livello internazionale, puntando alla crescita a lungo termine dei propri investimenti.

Il resto del mondo fa molto meglio di Wall Street, gli investitori stranieri snobbano gli USA

Esaminando il trend dello S&P 500 e rapportandolo a questo parametro, il bagno di realtà per chi rimane bullish nei confronti di Wall Street è immediato: a fronte dell’indice S&P 500 che, dall’inizio del 2026 è sceso dell’1% circa, questo ETF ha incassato un guadagno pari a +8%.

La sovraperformance di questo fondo è stata netta, tra l’altro, anche nel corso del 2025, anno in cui l’indice benchmark della borsa USA (ovvero lo S&P 500-SPX) è balzato del 10%. Questo fondo ACWX ha fatto però decisamente meglio, segnando un balzo triplo, e volando così del 30%.

Il fenomeno non è sfuggito all’attenzione di altri esperti, come Viktor Shvets, responsabile della divisione di strategia globale di desk di Macquarie che, in una nota recente inviata ai propri clienti ha osservato che, in un momento in cui il rischio geopolitico è esploso negli Stati Uniti - a causa della politica commerciale del Presidente americano Donald Trump incentrata sui dazi, e complice lo stesso tentativo di Trump di conquistare la Groenlandia - gli investitori hanno preferito guardare altrove, verso il resto del mondo, iniziando a snobbare gli USA. (come ha ben dimostrato la fuga dal dollaro USA).

Per gli investitori globali, il repricing del dollaro americano e l’erosione dello spread tra gli Stati Uniti (riferimento al premio sul rischio) e gli altri (Paesi) sono stati brutali ” nel corso del 2025, ha fatto notare lo strategist di Macquarie.

Allo stesso tempo si è messo in luce un paradosso.

Pur facendo peggio del resto del mondo, le azioni di Wall Street sono diventate sempre più costose, sulla scia della raffica di buy che ha preso d’assalto le Big Tech USA, soprattutto le cosiddette Magnifiche 7.

A far notare il trend crescente delle valutazioni è stato il responsabile economista di Apollo, Torsten Sløk, che ha ricordato come, negli anni immediatamente successivi alla crisi finanziaria globale, il rapporto P/E delle aziende scambiate a Wall Street oscillasse a valori simili ai P/E delle aziende quotate in altri mercati azionari.

Lo stesso ha aggiunto come la situazione sia stata successivamente del tutto stravolta nell’ultimo decennio, a causa dell’euforia esplosa sulle Big Tech, che ha portato le valutazioni di diverse azioni di Wall Street a schizzare verso l’alto.

Wall Street sopravvalutata con febbre sulle Big Tech USA. La verità la dice il P/E

Il risultato è che oggi i rapporti P/E degli Stati Uniti viaggiano a valori più alti, in media, del 40% rispetto a quelli delle società quotate nei mercati azionari del resto del mondo.

Anche non considerando le Magnifiche 7 - che, ricordiamo, sono Apple, Tesla, Alphabet-Google, Microsoft, Meta, Nvidia, Amazon - gli strategist di Goldman Sachs hanno scritto in una nota ai clienti che “il mercato azionario USA è scambiato a un P/E il cui valore supera le 20 volte ”, che risulta “ alto in modo insolito ”.

Naturale che molti investitori stranieri stiano guardando ad altri asset ex USA, che presentano valutazioni più convenienti e non a rischio bolla.

Questo non significa, per quanto il dubbio sia giustificato - tanto che se ne sta parlando sempre più spesso - che gli investitori internazionali si stiano dando alla fuga da Wall Street, né che il possesso di asset USA da parte loro sia sceso in modo significativo.

Vero è che, dopo quasi 20 anni di crescita costante, la quota detenuta dagli investitori globali nelle azioni scambiate a Wall Street è rimasta sostanzialmente stagnante.

A confermarlo sono i dati più recenti del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Sebbene non si possa parlare di esodo, il trend è monitorato da diversi strategist, che menzionano una pausa, praticamente, nel predominio degli Stati Uniti sui flussi di capitali globali. E, in un momento in cui non passa giorno in cui non si parla di bolla AI, la notizia non è affatto confortante: per Wall Street e per gli asset finanziari USA, in generale.