Negli ultimi mesi i mercati finanziari globali sono stati attraversati da una fase di forte instabilità, alimentata da tensioni geopolitiche, oscillazioni delle materie prime e incertezze sulle politiche monetarie.
Il conflitto in Medio Oriente ha avuto un impatto immediato sui prezzi energetici, con il petrolio in forte rialzo e un conseguente effetto domino su inflazione e aspettative economiche. In parallelo, indicatori chiave come il indice VIX – noto anche come “indice della paura” – hanno raggiunto livelli che non si vedevano dai periodi più turbolenti degli ultimi anni, segnalando una crescente avversione al rischio da parte degli investitori.
In questo contesto, l’andamento dei principali asset ha mostrato dinamiche divergenti: mentre petrolio, gas e fertilizzanti hanno registrato aumenti significativi a causa delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento, azioni, oro e obbligazioni hanno subito pressioni ribassiste. L’incertezza è stata ulteriormente amplificata dal cambiamento nelle aspettative sui tassi di interesse della Federal Reserve, con il mercato passato rapidamente da previsioni di tagli nel 2026 a scenari che contemplano addirittura rialzi già nel breve termine.
In una fase caratterizzata da elevata volatilità e scarsa visibilità, una delle strategie più efficaci per proteggere il portafoglio consiste nell’investire in titoli a basso beta. Il concetto di beta rappresenta una misura della volatilità di un titolo rispetto al mercato: un valore inferiore a 1 indica una minore sensibilità alle oscillazioni del mercato, mentre valori superiori implicano maggiore rischio e potenziale rendimento. Storicamente, i titoli con basso beta tendono a performare meglio nelle fasi di rallentamento economico o instabilità, offrendo una maggiore stabilità dei rendimenti.
Analizzando i dati degli ultimi cinquant’anni, emerge come i titoli a bassa volatilità abbiano sovraperformato in contesti di recessione o stagflazione, mentre i titoli ad alto beta dominano nelle fasi di espansione economica. Tra il 1975 e il 2025, le strategie basate su bassa volatilità hanno mostrato drawdown più contenuti e una migliore gestione del rischio, rendendole particolarmente adatte a investitori orientati alla conservazione del capitale.
Un ulteriore elemento chiave è rappresentato dai dividendi. Le aziende che distribuiscono dividendi regolari e in crescita tendono ad avere flussi di cassa stabili e modelli di business resilienti. In media, i titoli selezionati in questa analisi presentano oltre 22 anni consecutivi di pagamento dei dividendi e circa 19 anni di crescita continua, un segnale di solidità finanziaria e disciplina gestionale.
Tra le società che meglio incarnano queste caratteristiche emerge The Hanover Insurance Group, attiva nel settore assicurativo danni e proprietà. Con una capitalizzazione di circa 5,99 miliardi di dollari, l’azienda ha registrato nel 2025 un incremento dell’utile netto del 56%, raggiungendo 662,5 milioni di dollari. I premi netti sottoscritti hanno toccato 6,3 miliardi, mentre i ricavi da investimenti sono cresciuti del 22% fino a 454,5 milioni. Il beta a 24 mesi pari a 0,34 evidenzia una volatilità significativamente inferiore rispetto al mercato, rendendo il titolo particolarmente interessante in fasi turbolente.
Nel settore dei beni di consumo difensivi spicca Philip Morris International, che ha intrapreso una trasformazione strategica verso prodotti senza combustione. Nel 2025, i prodotti smoke-free hanno rappresentato il 41,5% dei ricavi, rispetto al 24,2% di cinque anni prima. Il fatturato ha raggiunto 40,6 miliardi di dollari (+6,5%), con margini operativi saliti al 40,2%. Impressionante anche il dato sul beta a 24 mesi, pari a -0,03, che indica una correlazione praticamente nulla – o addirittura inversa – rispetto al mercato. Il dividendo offre un rendimento intorno al 3,55%, con 17 anni consecutivi di distribuzione.
Nel comparto industriale e della difesa, Lockheed Martin rappresenta un caso emblematico di stabilità in un settore apparentemente volatile. Nonostante le tensioni geopolitiche, il titolo mantiene un beta di appena 0,23 a 24 mesi. Nel 2025, la società ha registrato ricavi per 75 miliardi di dollari (+6%) e un backlog record di 194 miliardi, garantendo visibilità sui flussi futuri. Il ritorno sul capitale proprio ha raggiunto il 77%, mentre i dividendi sono stati distribuiti per 30 anni consecutivi, con 23 anni di crescita.
Questi esempi dimostrano come la combinazione di bassa volatilità, dividendi sostenibili e fondamentali solidi possa rappresentare una strategia efficace per affrontare mercati incerti. In un contesto in cui eventi geopolitici, inflazione persistente e politiche monetarie restrittive continuano a influenzare i mercati, costruire un portafoglio resiliente diventa essenziale.
Guardando ai prossimi mesi, le previsioni restano incerte. Le tensioni internazionali potrebbero continuare a influenzare i prezzi energetici, mentre le banche centrali rimangono focalizzate sul controllo dell’inflazione. In questo scenario, i titoli a basso beta con dividendi rappresentano non solo una scelta difensiva, ma anche una fonte di rendimento stabile nel lungo periodo.
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