Mercati, Europa meglio degli USA? Cosa dice il dato sui dividendi

Claudia Cervi

27 Maggio 2026 - 19:31

Wall Street resta il mercato più ricco, ma l’Europa accelera sui dividendi: +16,9% contro +6% USA. Cosa guardano ora gli investitori.

Mercati, Europa meglio degli USA? Cosa dice il dato sui dividendi

Wall Street è il mercato più ricco del mondo. Non ci sono dubbi. Nel primo trimestre 2026 le società americane hanno distribuito oltre 188 miliardi di dollari di dividendi, più di tre volte l’Europa. Però la crescita più veloce oggi arriva dal Vecchio Continente. L’Europa (escluso il Regno Unito) ha aumentato i dividendi del 16,9%, contro il +6% degli Stati Uniti.

Secondo il Dividend Watch di Capital Group, i dividendi globali hanno toccato un nuovo record a 419 miliardi di dollari nel primo trimestre, in aumento dell’8,2% su base annua. Anche ripulendo il dato dagli effetti cambio e dai dividendi straordinari, resta una crescita sottostante del 5,2%.

L’Europa sta entrando davvero in una fase diversa? Alcune aziende stanno effettivamente dimostrando di riuscire a generare più cassa del previsto. Ma ci sono anche casi in cui le cedole in aumento sono soltanto il riflesso di società che faticano ancora a trovare crescita e usano i dividendi per restare appetibili.

Europa meglio degli USA? Cosa dice il dato sui dividendi

In valore assoluto gli USA restano davanti, con 188,2 miliardi di dollari di dividendi distribuiti nel trimestre. L’Europa invece si ferma a 58,9 miliardi. Chi investe, però, guarda alla direzione.

Per anni gli investitori hanno comprato gli Stati Uniti perché lì c’erano crescita e liquidità. L’Europa invece è sempre stata considerata più difensiva, con minore crescita nominale. Molte società europee arrivano da anni di tagli ai costi, investimenti più prudenti e meno ossessione per la crescita a tutti i costi. In diversi casi la priorità è tornata a essere la cassa.

Le banche europee hanno sfruttato bene la fase di tassi alti. In diversi casi i margini hanno sorpreso anche gli analisti. Diversi industriali hanno mostrato una tenuta che il mercato non si aspettava, ma molte valutazioni restano ancora lontane dai multipli americani.

Il dato sui dividendi non cancella questa differenza, però la rende meno scontata. E soprattutto invita a cercare dove il mercato sta sottovalutando la qualità degli utili.

Quando una società aumenta il dividendo mentre migliora i margini e tiene sotto controllo il debito, di solito significa che il management si sente abbastanza sicuro sulla tenuta futura degli utili.

Dividendi europei: cosa guardare ora

Il dato sui dividendi europei offre due spunti interessanti per chi investe nei prossimi trimestri.

Il primo tema riguarda il ritorno dell’Europa nei portafogli orientati al reddito. Negli ultimi due anni molti investitori si erano spostati sui bond grazie al ritorno dei tassi alti. Titoli di Stato e obbligazioni investment grade offrivano rendimenti che per anni erano praticamente spariti dal mercato.

Ora alcune società europee iniziano a offrire dividendi elevati con valutazioni ancora relativamente basse. Nel settore finanziario molte banche europee continuano a distribuire capitale grazie ai profitti accumulati negli anni dei tassi alti. In Italia, i titoli più seguiti sono UniCredit o Intesa Sanpaolo. Sul fronte industriale iniziano invece a emergere società legate alla trasformazione energetica e alle infrastrutture elettriche europee. Tra gli esempi citati dal report c’è Siemens Energy. È una dinamica diversa rispetto agli Stati Uniti, dove gran parte del rendimento degli ultimi anni è arrivato soprattutto dall’espansione dei multipli e dalla corsa delle Big Tech.

Wall Street continua infatti a trattare a valutazioni molto più alte dell’Europa. E cambia anche il modo in cui il mercato restituisce valore agli azionisti.

Negli Stati Uniti una parte enorme del ritorno passa dai buyback e dalla crescita del prezzo delle azioni. In Europa, dove i multipli restano più bassi, il dividendo resta uno strumento molto più diretto per attrarre capitali e trattenere gli investitori.

Poi c’è la possibile rotazione geografica. Gli Stati Uniti restano il centro dei mercati globali e continueranno probabilmente a esserlo ancora a lungo. Però il peso delle azioni americane nei portafogli internazionali è diventato enorme. Molti indici globali oggi dipendono in larga parte da pochi titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale. Dopo anni di rally AI, molti portafogli globali sono diventati molto più sbilanciati sugli Stati Uniti e gli investitori potrebbero iniziare a cercare rendimento altrove. In uno scenario del genere, una parte dei flussi potrebbe tornare proprio sull’Europa.

Soprattutto nei settori dove gli utili sono più visibili: banche, industriali, infrastrutture energetiche, utilities di rete, assicurazioni, alcuni gruppi della difesa e parte della filiera industriale collegata ai data center e all’elettrificazione.

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