Mercati emergenti sempre peggio. Quanto pesa la guerra commerciale?

L’inasprirsi della guerra commerciale Usa-Cina pesa sui mercati emergenti: l’indice MSCI Emerging Markets va al di sotto dei 1.100 punti e 20 delle 24 valute sono in perdita.

Mercati emergenti sempre peggio. Quanto pesa la guerra commerciale?

I mercati emergenti stanno assistendo a bocca aperta allo scontro tra le due maggiori economie del mondo, che minacciano dazi e contro-dazi in quelli che si mostrano come i primi sintomi di una guerra commerciale. La conseguenza è che l’azionario degli EM è sceso ai minimi da ottobre e le rispettive valute sono in perdita per il sesto giorno consecutivo.

L’MSCI Emerging Markets - indice azionario che segue i titoli di 24 paesi emergenti - si è portato al di sotto dei 1.100 punti, livello che ha storicamente limitato le perdite; a pesare i timori che l’intensificarsi della guerra commerciale Stati Uniti-Cina arresti la crescita globale. Ben 20 delle 24 valute dei mercati emergenti si sono deprezzate.

EM in perdita: sentiment degli investitori al ribasso e deflussi record

Anche secondo Morgan Harting di AllianceBernstein sono le reciproche minacce ormai all’ordine del giorno tra gli States e Pechino a fare presa sul mercato:

“Le tensioni derivanti dalla guerra commerciale USA-Cina stanno sicuramente guidando il mercato di recente e hanno influito sul sentiment degli investitori”.

Gli investitori hanno venduto beni dei mercati emergenti perché la sempre maggiore prospettiva di una guerra commerciale che andrà avanti a lungo aggrava l’impatto di una Fed e una BCE più hawkish e anche quello del rafforzamento del dollaro, oltre a determinare rischi politici crescenti in tutta Europa. Anche le crisi valutarie in Turchia e Argentina delle scorse settimane hanno alimentato questo sentiment.

Un indice di valuta Bloomberg che misura i rendimenti carry trade da otto mercati emergenti, finanziato da posizioni short sul dollaro, è crollato dalla fine di marzo ed è destinato ad andare incontro alla sua più grande perdita trimestrale dal 2011. Dopo il rally nei cinque trimestri fino a marzo, a invertire la rotta è stata la ripresa del dollaro ai suoi massimi di 11 mesi.

Gli investitori stanno abbandonando il secondo maggior ETF che segue i titoli dei mercati emergenti per via del pessimo stato delle valute dei Paesi in via di sviluppo e dei tassi di interesse più alti negli Stati Uniti. L’ETF iShares MSCI Emerging Markets, o EEM, ha fatto registrare più di 1,4 miliardi di deflussi lunedì, i più alti dai due giorni successivi all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti.

Un trend che è proseguito dalla scorsa settimana, quando gli investitori hanno portato via 2,2 miliardi di dollari dal fondo, la cifra più alta di ogni settimana da gennaio del 2014. I deflussi dai mercati emergenti nell’ultima settimana si sono concentrati soprattutto in Asia.

Tuttavia secondo Capital Economics le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina rappresentano solo l’ultima di una lunga serie di ragioni per essere ribassisti sui titoli azionari dei mercati emergenti:

“Eravamo già pessimisti sulle prospettive a breve termine per l’azionario dei mercati emergenti, anche prima dell’ultima escalation di tensioni commerciali partita sul finire della scorsa settimana”.

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