Mentre l’Europa teme per le proprie finanze, la Francia ha un piano: le centrali nucleari

Ilena D’Errico

29 Marzo 2026 - 22:21

La Francia punta tutto sulle centrali nucleari, continuando ad aumentare il vantaggio rispetto al resto dell’Europa.

Mentre l’Europa teme per le proprie finanze, la Francia ha un piano: le centrali nucleari

L’Europa non sta attraversando un periodo facile dal punto di vista energetico. Stava appena cominciando a stabilizzarsi dopo l’invasione russa dell’Ucraina che i conflitti in Medio Oriente hanno scatenato un nuovo terremoto, senza neanche considerare le minacce statunitensi. Tra forniture, trasporti e prezzi l’intera Unione europea è sottoposta a forti pressioni che, ritengono gli esperti, non sembrano destinate a risolversi nel breve periodo. Al di là delle strategie di Bruxelles, però, gli Stati membri devono trovare delle soluzioni efficaci a livello nazionale per salvaguardare la crescita economica e i propri consumatori.

La Francia lo sta facendo da anni, puntando sulla produzione di energia nucleare con un impegno crescente, di cui ora inizia a raccogliere i frutti. Lo dimostrano le esportazioni di energia elettrica pulita dell’ultimo anno, rese possibili da un’elevata produzione attraverso il nucleare e l’eolico, ma in parte anche dall’arretratezza della transizione elettrica parigina. In ogni caso, è la Francia a trainare il carretto europeo sul nucleare tanto nel civile quanto sul nucleare.

La Francia punta sulle centrali nucleari

Sappiamo che l’energia è un problema sempre più pesante in Europa e proprio in questi tempi assai critici l’operatore francese della rete elettrica (Rte) continua a battere record di esportazione. Il Direttore generale Thomas Veyrenc ha spiegato che la Francia ha venduto corrente all’estero per un valore pari all’intero fabbisogno di un Paese come il Belgio. Con nuovi reattori e il rafforzamento del parco nucleare Parigi ha raggiunto valori produttivi eccellenti, esportando gran parte della produzione interna anche grazie al bassissimo consumo. Quest’ultimo fattore, tuttavia, non si deve tanto alla virtuosità francese nei consumi e nemmeno all’inattività economica, quanto piuttosto alla carente transizione elettrica del Paese.

Grazie al ridotto uso di corrente rispetto alla concorrenza nella vendita in Europa la Francia riesce a mantenere prezzi competitivi, con una media di 61 euro/MWh all’ingrosso. Prezzi a cui i vicini, come la Germania ma anche l’Italia, non riescono ad avvicinarsi in modo sostenibile. Questi Paesi, però, hanno compiuto passi più importanti nel passaggio all’elettrico, mentre la domanda interna della Francia è rimasta pressoché invariata negli ultimi anni. Guardando i dati vediamo addirittura un peggioramento, visto che la quantità di energia elettrica necessaria nel Paese è addirittura scesa del 6% rispetto alla crisi del 2022.

Nonostante ciò, si verifica un grave paradosso: più della metà dell’energia elettrica impiegata in Francia proviene dai combustibili fossili, che vengono impiegati principalmente per il riscaldamento e il settore dei trasporti. Ma pur prendendosi tutto il tempo per l’elettrificazione, Parigi punta tutto sulla crescita del nucleare, intenzionata a consolidare il suo ruolo come pilastro energetico europeo.

Il nuovo Programma energetico pluriennale (2025-2030 e 2031-2035) dell’Eliseo passa proprio dall’ulteriore incremento della produzione energetica, con nuove centrali nucleari e l’ottimizzazione dei numerosi reattori già esistenti. Nel frattempo, è previsto anche il rafforzamento del parco eolico e solare, passando anche dall’energia idroelettrica. Nel frattempo, vuole gettare le basi per l’elettrificazione del Paese, certa probabilmente di riuscire a raccogliere i risultati della fiorente industria nucleare costruita nel tempo. Il percorso è stato avviato da tempo, ma è evidente che in questo periodo di difficoltà energetica con la guerra in Ucraina e poi in Medio Oriente la Francia ha una carta vincente invidiabile. Nel frattempo, il resto d’Europa fatica per accelerare il passo. Soltanto da poco l’Italia ha accettato di fare la sua parte per l’aumento dell’energia nucleare, con obiettivi di lungo termine fondamentali ma che certo non potranno garantire soluzioni ai problemi urgenti. Al di là del vantaggio conquistato, però, anche la strategia francese ha forti pericoli: il deficit dell’uranio può compromettere tutto il piano energetico.

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