Per evitare ogni equivoco di sorta partiamo dalla precisazione. Il contante non è uno strumento di investimento, mentre è spesso confuso per una scelta di investimento. Cioè si decide volutamente di restare cash per paura di sbagliare e/o non sapere cosa fare e si finisce con l’“investire in liquidità”.
I titoli di Stato, BTP Valore incluso, sono prodotti di investimento con cui non è possibile fare la spesa o carburante, ma consentono di guadagnare un certo interesse per tutto il periodo di maturazione. A scadenza, anche al rimborso del capitale trattandosi di prodotti del reddito fisso.
Bene, fatta la premessa ci chiediamo: ma quanto rendono € 30.000 liquidi per 7 anni su conto o libretto e sul BTP Valore 2032?
Le spese fiscali e di gestione di un capitale di 30.000 euro
La scelta di investire in liquidità comporta delle spese, di cui alcune vive e visibile ed altre subite senza alcuna partecipazione “attiva”. Nel primo caso pensiamo all’imposta di bollo e ai costi di gestione dello strumento d’appoggio dei risparmi. Nel secondo, al costo opportunità e alla perdita legata all’inflazione di periodo. Vediamo qui le prime due, a seguire le successive.
L’imposta di bollo pesa per 34,20 €/annui per importi eccedenti i 5mila €, quindi colpirebbe i 7 anni del nostro esempio. Tradotto, quasi 240 € andati nelle mani del Fisco nel giro di 84 mesi. Ovviamente qui stiamo ipotizzando che l’imposta resterà in vigore anche nel futuro prossimo a venire.
I costi di gestione dipendono dall’intermediario di turno. Il libretto di risparmio, bancario e postale, in genere non ha spese di tenuta (quello postale mai). Sui conti correnti il discorso si frastaglia perché tutto dipende dall’istituto offerente. A grandi linee, e procedendo in ordine crescente di onerosità, si va da quelli online a quelli postali fino ai bancari tradizionali. Ora, anche immaginando un canone tranquillo di 5/6 €/mese per 7 anni vuol dire una spesa certa tra i 4/500 euro.
Quanto costa tenere fermo un capitale per 7 anni?
Sicuramente i costi più subdoli sono quelli che non si vedono ma si subiscono a prescindere, specie con riferimento all’inflazione.
Il costo opportunità è il costo della prima opportunità alternativa alla quale si decide di rinunciare. Ad esempio potrebbe essere un conto deposito libero da attivare e riattivare alla scadenza per coprire i 7 anni del nostro periodo preso a riferimento. Oppure una sottoscrizione continua di Depositi Supersmart o BOT a 1 anno sperando che i tassi non diventino negativi come nel ’20-‘21. E così via negli altri esempi, tutti caratterizzati da basso rischio e velocità di conversione dello strumento in liquidità.
Anche con un modesto tasso medio dell’1-1,50% lordo, per esempio, ecco il costo opportunità del mancato guadagno di un ipotetico 7-10% in 7 anni.
L’inflazione è il più insidioso dei costi nascosti e, nei casi estremi, il più devastante. Non richiede alcuno esborso o collaborazione attiva, fa tutto da sola e colpisce indistintamente ricchi e poveri, sia chi investe sia chi resta liquido. Non si hanno stime settennali sul futuro costo medio della vita per cui arbitrariamente prendiamo a riferimento l’inflazione target BCE “al ribasso”, tipo l’1,5% annuo. A grandi linee, tra 7 anni un capitale di 30mila € tenuto fermo varrebbe sui 27mila circa in termini di potere d’acquisto effettivo.
Quanto rendono 30mila € sul libretto o conto corrente?
Insomma, restare liquidi comporta una serie di spese attive e passive che sul lungo termine possono arrecare danni ingenti a un capitale, piccolo o grande che sia.
Di contro la liquidità pura sui classici strumenti come libretto e c/c non rendono nulla o quasi. È il caso del tasso base sul libretto di risparmio postale a 0,001% lordo, mentre i vari depositi Supersmart a rischio quasi nullo offrono tra l’1,5-2% sugli accantonamenti attivati. Sul c/c tutto dipende dall’istituto proponente, ma sono pochi quelli che offrono interessi attivi, spesso a tassi avari e/o limitati nel tempo e/o infarciti di condizioni.
Costi e ricavi del futuro BTP Valore ‘32
Diciamo subito che il BTP Valore non è la panacea di tutti i mali finanziari, né nasce per risolvere i problemi degli italiani in tema di gestione della liquidità o di portafoglio. Niente di niente di tutto ciò. Tra una manciata di ore sarà solo uno dei tanti, e tra i tanti, prodotti di investimento disponibili sul mercato con propri pro e contro. Tra i primi la garanzia sovrana, il regime fiscale di vantaggio, i rendimenti positivi. A quest’ultimo riguardo il rendimento medio annuo lordo ponderato garantito è pari al 3,26%, premio fedeltà incluso. In 7 anni renderà il 22,80% lordo totale.
Prendendo per buona l’ipotesi di inflazione media futura nella “norma”, il payout del Valore ’32 potrebbe ripagarsi le spese e difendere il potere reale del capitale a scadenza. In verità in simili scenari ne uscirebbe pure un minimo di ritorno reale positivo. Tra le spese ricordiamo l’aliquota fiscale del 12,5% su cedole ed eventuale capital gain, l’imposta di bollo dello 0,2% e le spese di gestione bancaria.
Quanto rendono € 30.000 liquidi per 7 anni su conto o libretto e sul BTP Valore 2032?
Dunque, di modi, forme, strategie e tempi di investimento c’è solo l’imbarazzo della scelta in base ai propri tempi, obiettivi e rischi. Inoltre sul mercato non mancano alternative al BTP Valore ’32, com’è normale che sia. Infine c’è un pezzo di economia dedita alla gestione del risparmio, e il riferimento non è affatto a noi ma a banche, promotori finanziari, consulenti indipendenti e gestori patrimoniali. È sufficiente rivolgersi agli esperti di settore per provare a invertire la rotta o comprendere il da farsi o cos’è possibile fare nel proprio caso di specie.
Più in generale, e bypassando il prodotto di specie, il cash costa ed è infruttifero, specie quello eccedente il c.d. cuscino di liquidità. Poi si apre un mare magnum di opzioni e di portafogli potenzialmente implementabili, i cui ritorni di medio e lungo termine dipendono dal diverso comporsi dei parametri in gioco. Non resta che individuare un possibile sentiero e poi provare a percorrerlo.