Meglio il nuovo BTP Italia Sì o i BTP che offrono già oggi oltre il 3% netto?

Gerardo Marciano

12/06/2026

Dopo il rialzo dei tassi BCE, il confronto tra BTP tradizionali e BTP Italia si gioca sull’inflazione futura: rendimento certo o protezione dal caro prezzi?

Meglio il nuovo BTP Italia Sì o i BTP che offrono già oggi oltre il 3% netto?

Il rialzo dei tassi deciso ieri dalla Banca Centrale Europea non ha colto di sorpresa i mercati. Il Consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde ha aumentato il costo del denaro di 25 punti base, confermando la volontà di mantenere alta l’attenzione sull’inflazione, ancora influenzata dalle tensioni geopolitiche e dall’andamento dei prezzi energetici.

Da settimane il mercato obbligazionario sembrava però aver già incorporato questa decisione. L’andamento del BTP Future e dello spread lasciava intendere che gli operatori stessero già scontando una politica monetaria più restrittiva e tassi destinati a rimanere elevati più a lungo. C’è infatti chi ipotizza che il rialzo complessivo atteso (0,75%) fino a tutto il 2027 possa essere già stato scontato.

Dopo aver toccato area 121,75 tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, il BTP Future è sceso fino a quota 117,35, assorbendo gran parte delle aspettative legate alla stretta monetaria. Nella seduta di ieri il contratto ha però mostrato segnali di recupero, suggerendo una possibile fase di stabilizzazione del comparto obbligazionario. Per chi guarda al mercato dei titoli di Stato, il recente arretramento dei prezzi ha riportato sotto i riflettori diverse emissioni che offrono rendimenti interessanti.

Alcuni BTP offrono oggi rendimenti netti superiori al 3%

Tra i titoli che meritano attenzione c’è il BTP con cedola del 3,30% e scadenza giugno 2033. Quotando intorno a 98,64, offre un rendimento effettivo lordo a scadenza del 3,55%, pari a circa il 3,11% netto grazie alla tassazione agevolata del 12,5%.
Interessante anche il BTP con cedola del 3,15% e scadenza marzo 2033, che ai prezzi attuali di 98,25 offre un rendimento netto a scadenza vicino al 3,10%.

Si tratta di rendimenti che restano competitivi nel panorama degli investimenti a basso rischio e che presentano un vantaggio evidente (ad esempio il Buono postale con cedola a 8 anni e rendimento annuo del 2% lordo) : chi acquista oggi il titolo e lo mantiene fino alla scadenza può stimare fin da subito il rendimento atteso.

BTP Italia Sì: protezione dall’inflazione o rendimento certo?

L’attenzione di molti risparmiatori è però concentrata sul nuovo BTP Italia Sì, in collocamento in questi giorni.
Il titolo ha una durata di cinque anni, scadenza giugno 2031, cedole semestrali indicizzate all’inflazione italiana e un premio fedeltà dello 0,6% per chi lo sottoscrive in emissione e lo mantiene fino alla scadenza.
La differenza rispetto a un BTP tradizionale è nota: una parte importante della remunerazione dipenderà dall’andamento futuro dell’indice FOI utilizzato per rivalutare capitale e cedole.

Quanto conta l’inflazione futura?

Negli ultimi dieci anni l’inflazione misurata dall’indice FOI ha registrato una crescita media annua di circa il 2,15%. Dietro questa media si nascondono però oscillazioni molto ampie. Si è passati dall’8% del 2022 al 5,4% del 2023, per poi scendere sotto il 2% negli anni successivi.

È proprio questa volatilità a rendere difficile qualsiasi previsione sui prossimi cinque anni.
Supponendo un tasso reale minimo garantito dell’1,75%, con un’inflazione media dell’1% il rendimento lordo complessivo del BTP Italia Sì si collocherebbe intorno al 2,75%. Con un’inflazione media dell’1,5% salirebbe a circa il 3,25%, mentre con un’inflazione pari al 2,15%, in linea con la media dell’ultimo decennio, si avvicinerebbe al 3,90%.

Se l’inflazione dovesse tornare a correre, il BTP Italia avrebbe pochi rivali. Se invece restasse vicina ai livelli osservati negli ultimi mesi, il vantaggio dell’indicizzazione si ridurrebbe sensibilmente.
Il problema è che oggi nessuno può sapere quale dei due scenari si realizzerà.
Il punto è semplice. Con un BTP tradizionale il rendimento può essere stimato già oggi. Con il BTP Italia una parte del risultato finale dipenderà dall’inflazione che si realizzerà nei prossimi anni.

I BTP ordinari consentono attualmente di bloccare rendimenti netti compresi tra il 2,86% e il 3,11% senza formulare alcuna previsione sull’andamento futuro dei prezzi.

Prendiamo ad esempio il BTP con cedola del 3,15% e scadenza giugno 2031. Ai prezzi attuali offre un rendimento netto a scadenza vicino al 2,86%, un dato che l’investitore conosce fin dal momento dell’acquisto.
Il BTP Italia Sì potrebbe fare meglio oppure peggio. Tutto dipenderà dall’inflazione.

Molti risparmiatori associano automaticamente la protezione dall’inflazione a una maggiore convenienza dell’investimento. Non sempre è così. Quando il mercato offre già rendimenti netti vicini o superiori al 3% sui titoli di Stato tradizionali, il vantaggio di un titolo indicizzato dipende soprattutto dall’evoluzione futura dei prezzi.

La scelta dipende dallo scenario economico

La decisione della BCE non sembra aver modificato il quadro di fondo. I mercati avevano già anticipato gran parte della stretta monetaria e il recente ritracciamento dei prezzi ha riportato alcuni BTP tradizionali su livelli di rendimento particolarmente interessanti.

In fondo la partita è tutta qui. Se nei prossimi anni l’inflazione resterà vicina ai livelli attuali, alcuni BTP tradizionali oggi disponibili sul mercato potrebbero rivelarsi la scelta migliore. Se invece i prezzi torneranno a sorprendere al rialzo, il vantaggio passerà al BTP Italia.

La differenza non la farà il nome del titolo, ma l’andamento dell’inflazione nei prossimi cinque anni. Ed è proprio su questo punto che ogni investitore è chiamato a formulare la propria scommessa.