Durante una riunione interna il CEO di Meta ha ammesso che lo sviluppo degli agenti di intelligenza artificiale non sta procedendo al ritmo che l’azienda si aspettava.
Anche Meta, la holding che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, si ritrova ad affrontare i propri limiti. Durante una riunione interna tenutasi giovedì 2 luglio, il fondatore Mark Zuckerberg ha condiviso con il suo team una valutazione tutt’altro che rassicurante: lo sviluppo degli agenti di intelligenza artificiale non sta procedendo al ritmo che l’azienda si aspettava. Si tratta di una rara ammissione di difficoltà da parte di uno dei protagonisti più aggressivi nella corsa globale all’AI.
Nel mondo digitale, soprattutto nelle grandi aziende tecnologiche, è in corso una transizione epocale verso strumenti automatizzati basati sull’intelligenza artificiale. Una trasformazione complessa, che non avviene dall’oggi al domani nemmeno per i giganti della Silicon Valley. Per questo, secondo quanto riportato da Reuters, che ha ascoltato la registrazione dell’incontro, Zuckerberg avrebbe ammesso che negli ultimi quattro mesi lo sviluppo degli agenti AI non ha accelerato nel modo in cui ci si aspettava. Una frase che pesa, considerando che l’intera riorganizzazione aziendale degli ultimi mesi era stata giustificata proprio da questa promessa.
Meta prevede di spendere entro quest’anno tra i 125 e i 145 miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale, una cifra già rivista al rialzo rispetto alla stima iniziale di 115-135 miliardi, a causa dell’aumento dei costi e dell’espansione della capacità dei data center. Il dato si inserisce in un contesto ancora più ampio, considerando che le quattro grandi Big Tech, Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft, hanno impegnato complessivamente tra i 650 e i 725 miliardi di dollari di spesa per il 2026. Si tratta del più grande investimento infrastrutturale mai registrato in un solo anno nella storia del settore tecnologico.
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La ricerca di maggiore agilità e automazione ha spinto anche Meta a compiere scelte drastiche. A inizio anno, infatti, l’azienda ha licenziato 8.000 dipendenti, pari al 10% della forza lavoro amministrativa, e ne ha riassegnati altri 7.000 a divisioni concentrate sull’intelligenza artificiale. Questi cambiamenti hanno coinvolto nel complesso quasi un quinto dell’intero organico aziendale. Durante la riunione, però, Zuckerberg ha ammesso che i tagli non sono stati gestiti in modo pulito come avrebbero dovuto e che i tempi della riorganizzazione erano stati calcolati male. La decisione era nata dal timore, diffuso tra i vertici aziendali, di non riuscire ad adattarsi abbastanza rapidamente ai cambiamenti del settore tecnologico.
Le conseguenze umane di questa trasformazione sono state documentate da diverse inchieste giornalistiche, che descrivono la nuova unità di intelligenza artificiale di Meta come un ambiente di lavoro logorante per gli ingegneri, sottoposti a una pressione crescente per ottenere risultati in tempi sempre più stretti.
Nonostante le difficoltà, Zuckerberg si è rifiutato di cambiare rotta e ha detto al suo team di aspettarsi segnali concreti di miglioramento già entro i prossimi tre-sei mesi. Resta da vedere se il team di Meta, sotto una pressione sempre più forte, riuscirà a mantenere il ritmo imposto dal fondatore prima che la pazienza degli investitori si esaurisca.