I Democratici con terrore, e il GOP con nostalgia, si ricordano ancora dei “Tea Party”. Fu quel movimento “grassroots”, di base, che sbocciò nel 2009 dopo l’elezione nel novembre 2008 di Barack Obama, e contro le sue politiche “tax and spend”. I suoi membri chiedevano meno imposte e la riduzione del debito nazionale e del budget federale, e le loro mobilitazioni si fusero, alle urne, nelle campagne e nei programmi dei repubblicani aiutandoli a stravincere nelle successive elezioni di medio termine del 2010. Il partito del presidente DEM perse ben 63 seggi e il controllo alla Camera dei deputati e pure sei seggi al Senato.
Oggi il fantasma di un nuovo movimento popolare “grassroots” rivive sotto una sigla più gentile nel nome, sicuramente meno evocativa della violenza rivoluzionaria americana, ma ugualmente minacciosa, forse più ancora dei Tea Party: sono le Moms for Liberty, le Mamme per la Libertà. E quando le madri si organizzano per difendere i loro figli, si sa che sono capaci di tutto, proprio come le mamme-orso o le mamme-leonesse.
Giorni fa, circa 600 Moms for Liberty hanno tenuto un Summit a Filadelfia, e hanno invitato tra gli altri, e applaudito, Christian Ziegler, padre di tre figlie in età scolare e presidente del partito repubblicano della Florida, stato all’avanguardia nell’impegno per la tutela dei diritti delle famiglie. Ziegler ha spiegato come vendere bene il messaggio ed esercitare una sempre maggiore influenza nella conquista dei seggi che danno accesso alla gestione delle scuole:
“Il vostro prodotto sono i diritti dei genitori. Il vostro prodotto è la protezione dei figli e la eliminazione del loro indottrinamento e della loro sessualizzazione. Voi siete la base. Voi siete le persone radicate sul terreno. Siete le mamme, le nonne, e rappresentate le famiglie colpite”.
In un ovvio segnale della connessione in essere, e destinata a svilupparsi in futuro, tra le Mamme per la Libertà e il GOP, al convegno hanno presenziato, e preso la parola, ben cinque candidati alla nomination repubblicana: Ron DeSantis, Donald Trump, Nikki Haley, l’imprenditore 38enne Vivek Ramaswamy e l’ex governatore dell’Arkansas Asa Hutchinson. Hanno capito che, pur avendo meno di tre anni di vita, questo blocco di opinione ha una enorme potenzialità elettorale.
L’occasione della chiamata alla mobilitazione dei genitori, ma in particolare delle mamme, è la difesa dei figli nelle scuole di ogni grado contro l’indottrinamento che, da molti anni ormai, ha inquinato l’educazione nelle aule. Le organizzazioni sindacali dei maestri e dei professori sono monopolizzate dalla sinistra politica e ideologica, e sono diventate storicamente una cinghia di trasmissione, si diceva una volta in Italia, tra i partiti di sinistra e le masse degli studenti. In verità, negli Stati Uniti, il rapporto è anche corrotto dal meccanismo dei finanziamenti elettorali: le union, grazie all’obbligo vigente in tanti Stati, per gli insegnanti, di essere iscritti ed automaticamente di versare i contributi, sono ricche e potenti, e di fatto mandano nei parlamenti statali e in Congresso, candidati (il 99% democratici) che si impegnano ad appoggiare le loro richieste, e i loro privilegi. Ma è una osmosi bene accetta e, infatti, l’indottrinamento, progressivamente si è ampliato dall’insegnamento della storia americana alla manipolazione nel trattamento delle più delicate questioni del pudore, del genere, e della sessualità. Docenti e politici, più o meno marxisti e più o meno liberal, sono insomma alleati nell’occupazione delle agende didattiche e nella trasmissione dei messaggi “politicamente corretti”, o woke come usa oggi.
Sul terreno storico, a dominare è così la visione della Critical Race Theory, o teoria critica della razza. Inventata dopo, e in opposizione, a Martin Luther King che aveva lottato, e vinto, ottenendo la parità dei diritti per i neri, questa filosofia sostiene che l’America è sistematicamente razzista e lo sarà per sempre. Ma l’antirazzismo militante, che si basa sulla auto-colpevolizzazione dei bianchi e riprende il pensiero e le politiche delle Pantere Nere di mezzo secolo fa, è in realtà il cavallo di Troia per introdurre stabilmente il marxismo nell’interpretazione e nell’insegnamento della storia. Sul piano dell’educazione civica e dell’esplorazione della sessualità, sono noti gli eccessi che hanno portato i docenti, in molti istituti, non solo a parlare di sesso ma anche ad incoraggiare i bambini a mettere in discussione il proprio genere. Fino al limite di favorire pratiche concrete di transessualità per minorenni, tenendo all’oscuro i genitori.
La libertà che rivendicano le mamme organizzate è, dunque, il diritto della famiglia ad avere voce in capitolo nella educazione dei figli, a tutto tondo. Il sistema delle scuole negli Usa è federale, ossia ogni Stato ha l’autonomia di organizzare l’istruzione attraverso i distretti scolastici, che gestiscono gruppi di scuole sul piano locale. Le cariche nei distretti sono elettorali, ma finora i “parlamentini” attraevano di fatto solo personaggi “esperti” che perpetuavano lo status quo, invariabilmente egemonizzato dalla sinistra. I conservatori non prestavano attenzione a questa occupazione del potere, che negava la libertà.
Gli eccessi hanno portato però ad un livello di insostenibilità che ha risvegliato dal letargo le famiglie. Le elezioni degli amministratori dei distretti hanno sempre più assunto una colorazione politica, fino al ribaltamento delle cricche di potere che si erano espanse in tutti gli angoli del paese, dalla Virginia alla California.
Come risultato, oltre la metà delle 500 Mamme per la Libertà candidate per le elezioni dei board dei distretti scolastici l’anno scorso hanno ottenuto il posto. I libri di storia riporteranno di sicuro, quale slogan caratterizzante del gruppo, la frase di Terry McAuliffe, candidato democratico alle elezioni per governatore della Virginia nel 2021, che era in vantaggio nei sondaggi e disse:
“Io non penso che i genitori debbano essere quelli che dicono alle scuole che cosa dovrebbe essere insegnato ai figli”.
Evidentemente non aveva capito la rivoluzione che covava fuori dalle aule, tra le Mamme per la Libertà, e perse contro il Repubblicano Glenn Youngkin.
Quanti altri Democratici sottovaluteranno la rabbia e la determinazione nella difesa dei diritti delle famiglie, che potrebbero fare di questa marea spontanea di mamme arrabbiate una reincarnazione ancora più clamorosa dei Tea Party, e far conquistare l’intero Congresso ai Repubblicani nel 2024?