“L’alterna onnipotenza delle umane sorti”: un’espressione coniata dal genio poetico di Ugo Foscolo e che oggi potrebbe descrivere efficacemente anche le vicende professionali di Candace Owens e Tucker Carlson, due giornalisti e commentatori politici che da beniamini assoluti del conservatorismo americano sono diventati di recente pietre di scandalo e motivo di malcelato imbarazzo, per non dire di aperto disprezzo, in taluni ambienti del movimento MAGA (Make America Great Again). Al centro di tutto, essenzialmente, il loro atteggiamento nei confronti dello stato di Israele.
Andiamo con ordine: Tucker Carlson. Per anni i suoi commenti su alcune delle principali testate giornalistiche hanno dettato legge tra i conservatori. Dopo The Weekly Standard, CNN e MSNBC, nel 2016 è decollato alla grande come il più popolare commentatore conservatore di Fox News. L’attuale “direttore della pianificazione politica” della seconda amministrazione Trump, lo scrittore Michael Anton, lo definì “il leader de facto del movimento conservatore — ammesso che si possa ancora dire che una cosa del genere esista”.
Nei suoi seguitissimi monologhi serali, Carlson denunciava senza paura i disastri della colossale montatura nota come Russiagate, che ha dominato il dibattito politico americano tra il 2017 e il 2019, del COVID, delle rivolte del BLM (Black Lives Matter), delle elezioni truccate e delle tattiche da Gestapo dell’amministrazione Biden nei confronti dei manifestanti del 6 gennaio.
Poi arrivò il 7 ottobre 2023. Poco più di un mese dopo, il 15 novembre, Carlson intervistò la collega e amica Candace Owens nel Tucker Carlson Show, il suo popolarissimo podcast (pochi mesi prima il suo programma su Fox News era stato cancellato). Quando la conversazione si spostò sul 7 ottobre, Carlson spiazzò non poco gli ascoltatori più vicini per cultura e sensibilità alla causa di Israele. “Sono un americano,” disse, “e sono rimasto inorridito da ciò che è accaduto... Tuttavia, penso che la reazione emotiva di alcuni commentatori sia sproporzionata...”
Da allora qualcosa si è rotto nei rapporti – in precedenza ottimi – con la leadership politica israeliana e con la assai potente e attenta lobby ebraica statunitense. L’assassinio di Charlie Kirk ha ulteriormente allargato il fossato, con le velate accuse del giornalista a Netanyahu e al Mossad di aver avuto un ruolo nella tragedia, ciò a causa del fatto che Kirk si stava smarcando dal suo precedente e incondizionato sostegno a Israele. Kirk si era spinto fino a mettere in dubbio la buona fede dell’intelligence israeliana relativamente al clamoroso flop di uno dei migliori servizi segreti del mondo in occasione dei massacri del 7 ottobre.
A ciò si aggiunse, nel dicembre 2014, un’intervista a Jeffrey Sachs, professore di economia alla Columbia University, ebreo egli stesso ma persuaso che la lobby di Israele abbia preso in ostaggio la politica USA negli ultimi 30 anni. “Netanyahu… ha finora indotto gli Stati Uniti a lanciarsi in sei guerre disastrose e mira ad aggiungerne un’altra alla serie” (contro l’Iran), disse il professore. Come se non bastasse, Sachs accusò il primo ministro israeliano di aver creato Hamas e Hezbollah per espandere i confini dello stato ebraico e realizzare il suo progetto di “Grande Israele”. I critici di Carlson non hanno perdonato al conduttore del podcast di non aver obiettato alcunché alle affermazioni di Sachs.
Candace Owens. Anche nel caso di questa popolarissima e affascinante podcaster afroamericana vi è stato un totale capovolgimento di giudizio tra gli ebrei americani: dalle stelle alle stalle, dall’adorazione al disprezzo. E ancora una volta gli eventi del 7 ottobre e l’intervista summenzionata al Tucker Carlson Show del 15 novembre 2023 rappresentano in qualche modo uno spartiacque.
“Appena un mese dopo gli orrori dei bambini decapitati, delle donne violentate e della lunga serie di atrocità commesse da Hamas,” scrisse un indignato rabbino di Los Angeles su PJ Media, “Candace Owens partecipò al programma di Tucker Carlson per dire... che non era poi così grave...”
Owens sostiene che potenti miliardari legati alla lobby ebraica e allo stato di Israele stavano minacciando Charlie Kirk nelle settimane prima che venisse ucciso. Inoltre sostiene che Kirk stava per smascherare una grave cattiva condotta finanziaria all’interno di Turning Point USA, dopo aver ordinato un audit interno segreto in una divisione ombra che gestisce milioni di fondi dei donatori. Owens sostiene inoltre che la versione ufficiale relativa all’assassinio di Kirk è una balla gigantesca, un tentativo di insabbiamento per proteggere figure potenti e ricche.
“Non è necessario che a tutti piacciano gli ebrei,” ha scritto Andrea Widburg su American Thinker, “tuttavia, l’antipatia verso gli ebrei diventa un problema quando si giustificano menzogne dannose su una comunità storicamente vulnerabile…”
Insomma, sia nel caso di Carlson che in quello di Owens il mondo conservatore americano è spaccato in due: da una parte milioni di followers, dall’altra lo sgomento e la rabbia dei sostenitori di Israele, che comprendono anche molti cristiani evangelici americani. È il cosiddetto Sionismo Cristiano, una corrente teologica che interpreta la Bibbia in modo letterale e vede il ritorno del popolo ebraico nella Terra d’Israele come un adempimento della profezia biblica, necessario per la Seconda Venuta di Cristo.
Su tutto troneggia la profezia della guerra finale, in cui le nazioni nemiche attaccheranno Israele e Dio interverrà direttamente per distruggerle. Un Israele forte e sovrano è quindi un pilastro dello scenario escatologico.
Candace e Tucker hanno perduto per sempre questo pilastro della politica estera statunitense. Hanno lanciato una sfida senza precedenti e il conto da pagare è salato. Ma la loro popolarità resta enorme.