La corsa all’Intelligenza Artificiale sembra roba da ricchi: a dominare il settore sono soprattutto le grandi potenze economiche. Nessuna sorpresa su chi riesce ad attirare i maggiori investimenti, data la consolidata posizione di vantaggio degli Stati Uniti, seguiti a lunga distanza dalla Cina.
Più variegata, invece, è la battaglia per attrarre i migliori talenti, ossia i lavoratori dotati di competenze in fatto di IA. Qui a spuntarla sono in particolare i paesi ad alto reddito medio e protagonisti risultano l’Europa e il Medio Oriente, mentre spicca il caso dell’India, che nonostante sia l’economia del G20 con la crescita più rapida esprime ancora un reddito medio molto basso: pur contando su un vasto bacino di lavoratori con “skill” legate all’IA è costretta a perderne gran parte, perché in tantissimi cercano fortuna all’estero.
Su scala ridotta accade la stessa cosa in Italia, che vanta un numero di esperti in IA di poco superiore alla media dei paesi avanzati e tuttavia non riesce a trattenerli. A differenza di quanto succede nelle principali economie europee, i talenti italiani dell’IA preferiscono soprattutto andare a lavorare all’estero.
Dove migrano i talenti?
Le indicazioni arrivano dall’AI Observatory dell’Ocse, ripreso anche da un report del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, che sfruttando i dati resi disponibili da LinkedIn ha stimato il saldo migratorio dei lavoratori esperti di IA. Sono di più i lavoratori con abilità legate all’IA che l’Italia riesce ad attrarre o quelli che fanno il percorso inverso, cercando lavoro altrove? La risposta a questa domanda dice tanto sul mercato del lavoro.
La statistica esprime il saldo netto, cioè la differenza tra il numero di lavoratori con competenze in IA che si trasferiscono nel paese (immigrati) e il numero di lavoratori che lo lasciano (emigrati). Questo saldo viene poi diviso per il numero totale di utenti LinkedIn occupati nel paese e moltiplicato per 10 mila, per rendere i valori comparabili tra le varie nazioni.
Nel 2023 è stato il Lussemburgo il leader della migrazione dei talenti IA, con un saldo netto del 3,67%: in quell’anno, quindi, ogni 10 mila utenti LinkedIn presenti nel paese, il Lussemburgo ha avuto un “guadagno” di 36,7 lavoratori con competenze legate all’IA. Il valore positivo indica che i lavoratori in arrivo hanno superato quelli in uscita ed essendo elevato conferma l’attrattività del Lussemburgo, importante hub finanziario e sede di banche, fondi e aziende che investono in IA e dove sono offerte le retribuzioni medie più alte in Europa. Seguono la Svizzera (+1,6%), la Germania (+1,04%), l’Austria (+1,02%) e il Canada (+0,96%). Per la Spagna il saldo è stato più basso ma comunque positivo (+0,25%) e lo stesso vale per la Francia (+0,06%).
Il saldo negativo italiano
Saldo negativo, invece, per l’Italia, che con un valore di -0,18% ha quindi registrato lavoratori esperti di IA che sono andati a lavorare all’estero in numero maggiore rispetto a quelli in entrata. Più nello specifico, nel 2023 abbiamo perso 1,8 lavoratori con competenze IA ogni 10 mila utenti di LinkedIn attivi, facendo peggio, a livello Ocse, solamente di Corea del Sud, Ungheria, Turchia, Grecia e Israele.
In Italia le skill relative all’IA sono diffuse tra i lavoratori (stando a quanto autodichiarato) in misura leggermente superiore alla media degli utenti globali di LinkedIn. Tuttavia, i salari più bassi rispetto a quelli offerti negli Stati Uniti o nelle vicine Svizzera e Germania, la minor presenza di aziende tech di grandi dimensioni e startup innovative specializzate in IA e la difficoltà a trovare ruoli che valorizzino appieno le competenze, rendono più probabile la classica “fuga di cervelli”: l’Italia perde più esperti in IA di quelli che attrae.
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