Logistica, si incrociano le strade di Msc e Blackrock: tutti gli scenari

Andrea Muratore

25/01/2024

BlackRock acquisisce Gip e così facendo entra nel capitale del gestore infrastrutturale di Msc. Si prepara un’alleanza strategica nella logistica?

Logistica, si incrociano le strade di Msc e Blackrock: tutti gli scenari

Cosa succede quando le strade del più grande armatore al mondo, Msc, e del fondo di gestione di risparmio e investimenti più importante del pianeta, BlackRock, si incontrano, per giunta nel cuore della fase più critica per la logistica globale e i commerci da anni a questa parte?

Lo scopriremo presto. Ma quel che è certo è che la “signora delle merci”, per ricalcare la definizione data della logistica nell’interessante libro di Cesare Alemanni, oggigiorno è asset strategico. E l’investimento di BlackRock per rilevare, con 12,5 miliardi di euro, il fondo Global Infrastructures Partner (Gip) porterà in dono alla “Roccia Nera” circa un terzo di Til – Terminal Investment Limited, il braccio terminalistico di Msc.

Le rotte geopolitiche della logistica

C’entrano i commerci, c’entra la grande strategia degli attori del mercato per oliare le rotte della globalizzazione in una fase di frammentazione, c’entra il mondo sempre più multipolare e la battaglia per le rotte: BlackRock entra in Gip e dunque in Msc in un contesto in cui le alleanze finanziarie tra gli operatori iniziano a ricalcare quelle strategiche e geopolitiche. E in cui la scalata agli asset strategici è in pieno svolgimento.

Msc è diventato negli anni un gigante silenzioso dell’economia mondiale: lo ha fatto con le strategie orchestrate da Gianluigi Aponte, napoletano di sangue e svizzero d’adozione, così come svizzera è la cittadinanza fiscale e finanziaria di Msc. Il gruppo controlla i traffici container sulle rotte euro-atlantiche ed è primario anche sul fronte oggi caldo dell’asse Europa-Asia, ricondizionato dalla crisi del Mar Rosso. Il trittico su cui si muove l’azienda è quella della spinta all’intermodalità, della centralità data ai traffici navali e dell’attenzione parallela alla partita delle infrastrutture.

Le strategie di Msc

Alcuni esempi? A ottobre Msc ha rilevato il 50% di Nuovo Trasporto Viaggiatori, la holding che gestisce i treni Italo in Italia, ed è possibile che nella volontà di investimento per amplificarne il business ci sia una spinta sull’intermodalità ferroviaria delle merci e lo sviluppo della dorsale adriatica dei trasporti. Il gruppo, che fattura 86 miliardi di dollari e ha un utile netto di ben 36, a dicembre 2022 in precedenza aveva rilevato per 5,7 miliardi di euro il 100% di Bolloré Africa Logistics, la partecipata del fondatore di Vivendì che operava nel controllo e nella gestione degli scali di molti porti africani, siti soprattutto nel Golfo di Guinea.

Negli scorsi anni pre-Covid i bassi costi dei noli, la resilienza di gruppi dediti ai commerci e l’interesse di Stati come Cina e Usa di tenere aperte le rotte globali per scacciare le brume della recessione mondiale e alzare la domanda aggregata avevano reso paragonabile a una commodity i costi del commercio. Un fattore quasi dato per scontato nell’economia globale, non un terreno di scontro. La combo tra abbattimento dei costi di comunicazione della Tlc, esplosione del mercato asiatico come traino della crescita mondiale e logistica favorevole è stata la triangolazione che ha plasmato la globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta. Non a caso tutti questi terreni sono diventati fattori di rivalità geostrategica: la partita delle tlc, come noto, a partire dallo scontro sul 5G; la battaglia sul futuro dell’Asia per i rinfocolamenti delle tensioni geopolitiche tra la Cina e i suoi vicini; la logistica prima con la battaglia globale per il controllo dei porti e ora con la sfida delle rotte navali.

Geopolitica del commercio globale

Per Paesi come gli Usa, fondi come BlackRock sono uno strumento di proiezione sistemica. E allearsi con Msc, un gruppo dal saldo radicamento occidentale che fa riferimento a una potenza sostanzialmente neutrale e con i suoi investimenti ha scalzato attori come la Francia da aree contese con la Cina, ha un valore politico oltre che economico. Dare potenza di fuoco a Msc significa consolidare il «friend-shoring» economico, aiutare un gruppo di un campo amico a controbilanciare la potenza cinese nel suo inserimento nei flussi logistici. E la partita potrà avere tanto l’Africa quanto l’Italia al centro di questa corsa ai pivot commerciali globali.

Come di recente ha ricordato Repubblica, del resto, Pechino guarda al nostro Paese non solo per i noti fatti legati alle mire sul porto di Trieste e allo scalo di Taranto. Ne danno conferma fatti di cronaca legati ad acquisizioni recenti: “Attraverso l’alleanza con l’agenzia marittima Fratelli Cosulich di Genova, infatti, la compagnia di stato cinese Cosco ha costituito da tempo la joint venture Coscos. E proprio Coscos ha annunciato di aver acquisito il 100 per cento della società di Novara Trasgo, attiva nel segmento della logistica integrata, uno dei protagonisti a livello nazionale ed internazionale del business attiva in un’ampia gamma di servizi, tra cui trasporto, magazzinaggio, operazioni doganali, movimentazione merci, logistica fieristica e gestione diretta dei magazzini presso le strutture dei clienti”.

La battaglia mondiale per la logistica

Commerci, rotte globali, interessi geopolitici e non solo economici: la “signora delle merci” plasma sia le rotte della prosperità che l’immagine stessa del capitalismo contemporaneo. Ed è diventata un terreno di competizione come mai in passato dalla fine della Guerra Fredda. In campo ci sono i sistemi-Paese come proiezione dei grandi interessi globali.

All’ombra della partita del Mar Rosso e della destrutturazione delle catene globali del valore, del resto, il peso strategico della logistica è percepito anche dagli operatori e il nesso tra geopolitica ed economia appare sempre più chiaro. “La strozzatura dei commerci e il colpo all’offerta è l’ennesimo caso di crisi geopolitica che fa sentire i suoi effetti anche nelle nostre economie”, ha notato il vicepresidente di Confapi Brescia Marco Mariotti. Per il quale “la crisi di Suez si inserisce nell’ambito di una policrisi ormai consolidata e dei cui impatti bisogna tenere conto a ogni livello decisionale”. Una partita che influenzerà i livelli di prosperità dei Paesi ad alto reddito, il futuro dei commerci, in definitiva la nostra stessa quotidianità. E al tempo stesso una sfida tra le grandi potenze e i “capitalismi politici” con al centro la corsa al dominio della logistica in cui l’Italia è un campo di battaglia. Su cui l’asse nascente BlackRock-Msc mira ad agire per rafforzare la presenza degli attori occidentali di fronte all’arrembante influenza cinese.

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