Lo scoop del Time: OpenAI ha fatto pressioni sull’UE per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale

Enrica Perucchietti

22 Giugno 2023 - 10:00

Il popolare magazine statunitense ha visionato e studiato un documento inviato dall’azienda guidata da Sam Altman al Consiglio europeo a settembre 2022 in cui emergono le pressioni del CEO di OpenAI.

Lo scoop del Time: OpenAI ha fatto pressioni sull’UE per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale

«Il Ceo di OpenAI, Sam Altman, ha speso gli ultimi mesi in un tour europeo che lo ha portato a incontrare diversi capi di Governo. Altman ha detto ripetutamente che c’è bisogno di norme che regolamentino l’intelligenza artificiale a livello globale. Ma dietro le quinte OpenAI ha fatto pressione affinché l’AI Act [la legge appena approvata dal Parlamento europeo] fosse annacquato al punto da non costituire un pericolo per l’azienda».

È quanto rivelato dal Time che allega alla sua esclusiva un documento di sette pagine che OpenAI, l’azienda di San Francisco che ha creato ChatGpPT, ha inviato al Consiglio europeo a settembre scorso.

L’AI Act

L’AI Act, approvato di recente dal Parlamento europeo, rappresentava una significativa opportunità per regolamentare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ad «alto rischio» e garantire la trasparenza, la tracciabilità e la governance dei dati.

Tuttavia, l’inchiesta del Time rivela come OpenAI abbia fatto pressioni per diluire le disposizioni della legge, mettendo a rischio la protezione degli interessi pubblici.

Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha trascorso gli ultimi mesi in un tour europeo incontrando diversi capi di governo, sottolineando la necessità di norme globali per regolamentare l’intelligenza artificiale. Tuttavia, il documento di sette pagine inviato da OpenAI al Consiglio europeo, allegato all’articolo del Time, rivela un altro scenario.

Cosa rivela il documento di 7 pagine pubblicato dal Time

In diversi casi, OpenAI ha proposto emendamenti che successivamente sono stati inclusi nel testo finale della legge dell’UE, approvata dal Parlamento europeo il 14 giugno e che ora procederà a un’ultima fase di negoziazioni prima di essere definitivamente approvata, probabilmente entro gennaio.

Nel documento, intitolato «OpenAI White Paper on the European Union’s Artificial Intelligence Act», e pubblicato dal Time, l’azienda sottolinea che il modello GPT-3, su cui si basa ChatGPT, non dovrebbe essere considerato ad «alto rischio», nonostante le sue capacità che potrebbero essere potenzialmente utilizzate in contesti ad alto rischio.

Secondo il Time, infatti, nel 2022, OpenAI ha ripetutamente sostenuto presso i funzionari europei che il prossimo AI Act non dovrebbe considerare i suoi sistemi di intelligenza artificiale a uso generico, inclusi GPT-3 e il generatore di immagini Dall-E 2, come «ad alto rischio», una designazione che li sottoporrebbe a rigorosi requisiti legali tra cui trasparenza, tracciabilità e supervisione umana.

Ciò ha portato OpenAI ad allinearsi con Microsoft, che ha investito 13 miliardi di dollari nel laboratorio di intelligenza artificiale, e con Google, entrambe le quali hanno precedentemente fatto pressioni sugli ufficiali dell’UE per alleggerire l’onere regolamentare dell’Atto sui grandi fornitori di intelligenza artificiale.

Entrambe le aziende hanno sostenuto che l’onere di conformarsi ai requisiti più rigorosi dell’AI Act dovrebbe essere sulle aziende che si impegnano esplicitamente a utilizzare l’IA per casi ad alto rischio, e non sulle aziende (spesso più grandi) che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale a uso generico.

Conseguenze

La mancanza di trasparenza riguardo al processo di addestramento e sviluppo di ChatGPT solleva serie preoccupazioni sulla sua responsabilità e sulle possibili conseguenze dei suoi output. Mentre altre aziende tecnologiche hanno investito miliardi di dollari per acquisire tecnologie di intelligenza artificiale come quella di OpenAI, l’azienda stessa sembra essere interessata a mantenere segrete le modalità di funzionamento del suo sistema, evitando una completa supervisione esterna.

È preoccupante che l’influenza di OpenAI abbia portato a una legge che non menziona esplicitamente ChatGPT e che non classifica le intelligenze artificiali «generiche» come ad «alto rischio». Questo compromesso mina l’obiettivo di regolamentare l’uso responsabile e sicuro dell’intelligenza artificiale, permettendo alle cosiddette «general purpose AI» di operare senza restrizioni significative.

Le visite di Sam Altman nelle principali città europee e le pressioni esercitate dall’azienda sembrano aver dato i loro frutti, creando un’apertura nella legge europea che permette a OpenAI di preservare i propri interessi aziendali.

Le richieste di OpenAI e le minacce di abbandonare l’Europa in caso di restrizioni più rigide sembrano aver influenzato il processo decisionale, mettendo a repentaglio la protezione dei diritti dei cittadini e la garanzia di un utilizzo etico dell’intelligenza artificiale.

Questo episodio solleva interrogativi importanti sulle dinamiche tra le grandi aziende tecnologiche e i governi, e sulla necessità di una regolamentazione più severa e trasparente per salvaguardare l’interesse pubblico.

È essenziale che il dibattito su come regolamentare l’intelligenza artificiale avvenga in modo aperto e partecipativo, coinvolgendo tutte le parti interessate, al fine di garantire che l’IA sia sviluppata e utilizzata nel migliore interesse di tutta l’umanità e non a vantaggio di pochi attori aziendali.

Argomenti

# Google