Circa 90.000 dipendenti Samsung sono stati chiamati a votare per uno sciopero di 18 giorni. A rischio la produzione di chip HBM4 fondamentali per l’intelligenza artificiale Vera Rubin di Nvidia.
Circa 90.000 lavoratori iscritti al sindacato di Samsung sono stati chiamati a esprimersi su uno sciopero di 18 giorni, previsto a partire dal 21 maggio fino al 7 giugno 2026. Tra questi, 66.019 dipendenti hanno espresso il proprio voto, con il 93% che ha approvato il piano di astensione dal lavoro. Al centro della vertenza c’è il crescente divario retributivo rispetto alla concorrente SK Hynix, che ha eliminato il tetto ai bonus e destina il 10% dell’utile operativo direttamente ai propri dipendenti. In Samsung, il premio medio è pari a circa un terzo di quanto percepiscono i lavoratori della rivale.
La votazione si è conclusa simbolicamente nello stesso giorno in cui Samsung ha tenuto l’assemblea ordinaria degli azionisti a Suwon. Il clima tra gli investitori era di tutt’altro tenore: 1.200 azionisti hanno applaudito i vertici aziendali, con il titolo scambiato a 208.500 won (circa 120 euro), in rialzo del 256% rispetto all’anno precendente. Il CEO Jun Young-hyun ha parlato di piena ripresa e ha annunciato contratti pluriennali di fornitura per prodotti di memoria avanzata come HBM4E e HBM5. Ma mentre gli azionisti fotografavano i nuovi chip HBM4 allo stand espositivo dell’azienda, negli stabilimenti l’atmosfera era ben diversa.
Le richieste del sindacato e la controproposta di Samsung
Le organizzazioni sindacali chiedono un aumento del 7% sugli stipendi, maggiore trasparenza nel calcolo dei bonus e l’abolizione del limite che vincola la componente variabile al 50% della retribuzione annua. Samsung ha proposto un incremento del 6,2%, proposta che ha portato alla rottura dei negoziati a febbraio.
L’azienda di Suwon oppone un argomento strutturale. A differenza di SK Hynix, Samsung opera contemporaneamente in numerosi settori, dalla memoria ai chip di sistema, dalla divisione produttiva in conto terzi agli smartphone, dagli elettrodomestici ai televisori, con risultati finanziari molto eterogenei tra le diverse unità di business.
Secondo Samsung, l’eliminazione del tetto ai bonus potrebbe generare forti squilibri interni: i dipendenti della divisione semiconduttori, altamente redditizia, riceverebbero premi record, mentre chi lavora nei settori in perdita resterebbe a mani vuote.
Produzione dei chip a rischio paralisi
Il momento è particolarmente delicato. Samsung ha appena avviato la produzione di massa dei chip HBM4, destinati alla prossima generazione di acceleratori per intelligenza artificiale Vera Rubin di Nvidia. Circa il 70% dei lavoratori iscritti al sindacato sono ingegneri proprio nella divisione semiconduttori.
Il sindacato ha respinto le osservazioni secondo cui l’automazione potrebbe attenuare l’impatto dello sciopero, sostenendo che se 10.000 dei 14.000 operai dello stabilimento di Pyeongtaek partecipassero, la fabbrica sarebbe di fatto paralizzata. A complicare ulteriormente il quadro c’è Tesla, che sta attivamente reclutando progettisti di chip dalla Corea del Sud, aumentando la pressione su Samsung nella corsa a trattenere i propri ingegneri.
Se entro il 23 aprile non verrà raggiunto un accordo, lo sciopero avrà luogo. Si tratterebbe della seconda astensione dal lavoro nella storia dell’azienda, in una fase in cui la competizione globale per il predominio nell’intelligenza artificiale rende ogni interruzione produttiva un rischio strategico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA