Lo chiamano l’“oro rosso”. Il Cile guadagna miliardi grazie ai cinesi pazzi per le ciliegie

Andrea Fabbri

9 Luglio 2026 - 10:23

Il Cile sta diventando ricco grazie alle esportazioni di ciliegie verso la Cina. Ma il mercato inizia già a essere saturo

Lo chiamano l’“oro rosso”. Il Cile guadagna miliardi grazie ai cinesi pazzi per le ciliegie

Il Cile è uno dei Paesi più sottovalutati al mondo a livello turistico ed economico. Le splendide coste affacciate sul Pacifico sono un vero paradiso terrestre e la cultura vinicola locale attira ogni anno milioni di appassionati di pregiati rossi d’annata. Ci sono anche le miniere di rame, metallo di cui il Paese sudamericano è il principale produttore mondiale.

Ma negli ultimi anni l’export è stato trainato da un prodotto insospettabile: le ciliegie. Il Cile è diventato in breve tempo il più importante esportatore globale di questi frutti, in particolare verso la Cina, tanto che molti hanno iniziato a soprannominarli “oro rosso”.

Un affare e una questione culturale

I dati forniti dall’Associazione Frutas de Chile lasciano poco spazio ai dubbi: il 90% delle esportazioni totali di ciliegie cilene è destinato al mercato cinese.

La questione non è soltanto economica. Nel Paese del Dragone, le ciliegie sono simbolo di prestigio, buon auspicio e felicità familiare. Non per niente le scatole rosse piene di frutti cileni sono uno dei regali più costosi e ambiti durante il Capodanno Cinese, periodo che coincide tradizionalmente con la stagione del raccolto.

I numeri del settore

Secondo i dati ufficiali di Cherry Times, portale internazionale specializzato nel mondo della ciliegia, l’export cileno verso la Cina ha generato un giro d’affari superiore ai 2,5 miliardi di dollari in un anno (quasi 2,2 miliardi di euro) e durante la stagione 2025/2026 sono state vendute circa 112 milioni di casse da 5 kg, pari a oltre 560.000 tonnellate di frutta fresca.

Il settore è così prolifico da aver spinto le compagnie di navigazione cilene a organizzare gli “espressi delle ciliegie”, spedizioni su rotte marittime dirette speciali che riducono i tempi di viaggio verso la Cina a meno di un mese, permettendo di far arrivare la frutta fresca in tempo per le festività.

L’industria delle ciliegie cilene dà lavoro ogni anno a oltre 100.000 addetti stagionali a cui va aggiunto il personale impiegato nella logistica e nelle compagnie marittime.

I primi segnali di crisi

Purtroppo, parafrasando un celebre proverbio, “non è tutto oro rosso quel che luccica”. Il recente eccesso di offerta e l’enorme quantitativo di frutta esportata hanno causato nel 2026 un notevole abbassamento dei prezzi. A questa sovrapproduzione si sono aggiunti gli effetti dei cambiamenti climatici che in Cile si sono tradotti in un inverno estremamente mite che ha portato ad anticipare la raccolta di una settimana.

La combinazione dei fattori ha portato a una drastica riduzione dei guadagni per i produttori. In precedenza si arrivava fino a 7 dollari al kg. Nell’ultima stagione, in alcune settimane, secondo il Cherry Times, i prezzi sono crollati a 3,5 dollari.

Per questo motivo i produttori, le associazioni di settore e i sindacati stanno spingendo con forza sulle autorità per ridurre la dipendenza dalla Cina. Richieste che si sono tradotte in nuove campagne di marketing per espandere le esportazioni verso mercati importanti come il Vietnam, gli Stati Uniti e l’India.

Argomenti

# Cile