Licenziato per una fobia. L’incredibile caso di un metalmeccanico bolognese

Andrea Fabbri

25 Dicembre 2025 - 05:23

Un operaio aerofobico di Bologna è stato licenziato per aver rifiutato di volare negli USA. Scopriamo i dettagli della vicenda e il parere dei giudici sul caso

Licenziato per una fobia. L’incredibile caso di un metalmeccanico bolognese

Una fobia, secondo il dizionario Treccani, è una paura angosciosa e irragionevole che spinge a evitare determinate situazioni scatenanti. Le più note nell’immaginario comune sono la claustrofobia, la paura degli spazi chiusi, l’agorafobia, quella degli spazi aperti o affollati, l’acrofobia, quella delle altezze, e la celebre aracnofobia, quella dei ragni.

Quasi tutti ne abbiamo almeno una, oppure abbiamo avuto un piccolo disagio in queste situazioni. Ma in pochi sanno che una fobia può addirittura portare a perdere il lavoro e a un licenziamento per giusta causa.

È quanto successo recentemente a un operaio metalmeccanico bolognese che si è visto recapitare la lettera di licenziamento dall’azienda per aver rifiutato due trasferte di lavoro negli USA. Il motivo? La fobia di volare.

Una vicenda che ha avuto un seguito giudiziario con il giudice che ha dato ragione alla ditta, in quanto la paura di volare è stata ritenuta “troppo generica”.

La paura di volare e il licenziamento

Iniziamo dai fatti. A un operaio di Bologna è stato chiesto di volare negli USA insieme ad altri colleghi per un lavoro di collaborazione con una ditta statunitense. Il lavoratore, però, soffre di una fortissima aerofobia che gli impedisce di salire su un qualsiasi tipo di velicolo.

Da qui il rifiuto di partecipare alla trasferta, nonostante la doppia richiesta dell’azienda di munirsi di passaporto. Una richiesta non accolta che ha convinto il datore di lavoro a licenziare l’operaio.

Il giudice da ragione all’azienda

Il licenziamento ha dato vita a una causa legale che ha visto da una parte l’operaio, con il sostegno dei sindacati, e dall’altra la ditta. La sentenza di primo grado, però ha dato ragione a quest’ultima, ritenendo il provvedimento di licenziamento adeguato.

La motivazione sarebbe stata l’impossibilità di dimostrare l’esistenza di un accordo relativo a un’eventuale esenzione per le trasferte tra le due parti e il fatto che la fobia degli aerei sia “troppo generica” per giustificare il rifiuto a un ordine aziendale.

Secondo il tribunale di Bologna e secondo la giudice titolare del processo, dunque, l’azienda ha agito in maniera legittima, e sospensione e licenziamento sono stati la risposta idonea ai comportamenti dell’operaio che ha leso il rapporto fiduciario col datore di lavoro.

Nella sentenza, inoltre, viene spiegato che il certificato attestante la paura dell’operaio di volare non sia valido per l’esenzione dalle trasferte. Per il giudice il documento in questione sarebbe semplicemente una dichiarazione del medico di medicina generale e non una valutazione di uno specialista. In più il certificato risale a quasi 15 anni fa e non sarebbe in grado di definire l’attuale stato di salute dell’operaio.

La decisione del lavoratore di non fare richiesta per il passaporto, ha proseguito la giudice, non avrebbe valide giustificazioni. Al contrario, va ritenuto come un rifiuto a svolgere le mansioni assegnate dall’azienda, che potrebbe addirittura configurarsi come insubordinazione.

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