Legge elettorale Regno Unito: come si voterà il 12 dicembre

Il Regno Unito giovedì 12 dicembre torna al voto: la legge elettorale in vigore per queste elezioni che saranno decisive anche per il destino della Brexit.

Legge elettorale Regno Unito: come si voterà il 12 dicembre

Come si vota alle elezioni nel Regno Unito? Quando giovedì 12 dicembre 2019 i sudditi di Sua Maestà saranno nuovamente chiamati alle urne poco più di due anni dopo l’ultima volta, grande importanza avrà la legge elettorale in vigore dal 1948.

Ad amplificare ancora di più la rilevanza di questo voto è il delicato tema della Brexit, autentico convitato di pietra visto che in base a chi vincerà le elezioni potrà cambiare il destino della fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

Leggi anche la nostra Guida alle elezioni Regno Unito 2019

Nel caso dovessero riuscire a ottenere una maggioranza i Conservatori, il primo ministro uscente Boris Johnson dato favorito nei sondaggi potrebbe avere così i numeri per far approvare a Westminster il suo accordo siglato di recente con Bruxelles.

Se invece dovessero avere la meglio i Laburisti in tandem con i Liberali, allora diventerebbe molto probabile un nuovo rinvio dell’entrata in vigore della Brexit per permettere la realizzazione di un secondo referendum sul tema.

Visto il particolare sistema elettorale in vigore nel Regno Unito, rimane alta anche la possibilità che si verifichi una situazione denominata Hung Parliament, letteralmente Parlamento Appeso , dove nessuna forza politica ha i numeri per formare una maggioranza di governo.

Elezioni Regno Unito: la legge elettorale

Saranno circa 44 milioni i britannici chiamati ad eleggere i prossimi 650 membri della Camera dei Comuni. Possono votare tutti i cittadini maggiorenni, anche quelli residenti all’estero a meno che non vivano fuori dai confini da più di quindici anni.

In teoria possono recarsi alle urne anche i membri della Famiglia Reale, ma da prassi questi non esercitano il proprio diritto visto che la cosa sarebbe vista come un gesto anticostituzionale.

Essendo il Regno Unito una democrazia parlamentare, non c’è l’elezione diretta del primo ministro. A guidare il governo diventa automaticamente il leader del partito che alle elezioni ha preso più voti.

Il sistema elettorale britannico è di stampo puramente maggioritario a turno unico secondo il principio “first-past-the-post”, con tutto il Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) che viene diviso in 650 collegi uninominali chiamati constituency.

Divisione collegi elettorali Regno Unito:

  • Inghilterra - 533
  • Galles - 60
  • Scozia - 59
  • Irlanda del Nord - 18

Ogni collegio elegge un solo rappresentante della Camera: diventa deputato il candidato che ha preso anche un solo voto in più dei suoi avversari. Non è prevista alcuna ripartizione proporzionale oppure premio di maggioranza.

Questo sistema di voto può portare quindi al paradosso, visto che non c’è una parte proporzionale, di un partito capace di eleggere più parlamentari di tutti senza essere necessariamente il più votato in termini assoluti, dato che non fa differenza se in un collegio si vince con il 30% oppure con il 70%.

Non è un caso che il Brexit Party di Nigel Farage, trionfatore alle recenti elezioni europee di fine maggio, ha deciso di non presentare propri candidati in alcuni collegi per cercare di non svantaggiare i Conservatori nei seggi più in bilico.

In queste elezioni l’obiettivo di Boris Johnson è quello di andare anche oltre la soglia dei 326 deputati che darebbe ai Conservatori la maggioranza a Westminster, per non correre il rischio di vedere il suo accordo sulla Brexit poi nuovamente bocciato da Tory più scettici sul leave.

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