Le ombre dell’AIEA: la presunta collusione tra MI6, Israele e l’agenzia nucleare

Roberto Vivaldelli

15/07/2025

L’Iran accusa l’AIEA di collaborare con Israele e l’MI6: diffusi documenti che mettono in dubbio la neutralità dell’agenzia.

Le ombre dell’AIEA: la presunta collusione tra MI6, Israele e l’agenzia nucleare

L’Iran ha rilasciato quella che ha definito la prima tranche di documenti ottenuti dai suoi servizi di intelligence, sostenendo che contengano informazioni strategiche sensibili su Israele e le sue infrastrutture nucleari.

Secondo l’agenzia semi-ufficiale Fars, questi documenti proverebbero una cooperazione tra Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), e Israele, con l’aggiunta di un ruolo oscuro dell’MI6 britannico. Tuttavia, i documenti finora pubblicati si limitano principalmente a corrispondenza personale dell’inviato israeliano presso l’AIEA, senza toccare direttamente il programma nucleare di Israele o il ruolo di Grossi.

Le accuse di Teheran: AIEA come strumento di Israele

Fars ha riportato il 10 giugno che i documenti dimostrano come l’AIEA, invece di mantenere un ruolo neutrale, sia diventata uno “strumento al servizio degli obiettivi del regime sionista”, con il coinvolgimento di intelligence britannica. Tehran sostiene che lettere confidenziali inviate all’AIEA siano state trasmesse ai servizi israeliani tramite canali segreti, accusando l’agenzia di aver facilitato l’assassinio di scienziati nucleari iraniani rivelandone i nomi. L’Iran punta il dito anche su un veterano dell’MI6, Nicholas Langman, che avrebbe infiltrato l’AIEA per conto di Londra, orchestrando sanzioni contro Tehran e collaborando con Israele.I documenti e l’operazione iranianaL’operazione di intelligence, annunciata sabato scorso dai media iraniani, ha richiesto misure di sicurezza straordinarie per il trasferimento di un “enorme quantità di documenti strategici”. Il ministro dell’Intelligence, Esmail Khatib, ha descritto il materiale come un “tesoro” che include dati sui piani nucleari israeliani e sulle relazioni di Tel Aviv con Stati Uniti ed Europa. Il capo delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Salami, ha sottolineato che queste informazioni rafforzerebbero le capacità offensive iraniane in caso di conflitto.

La risposta di Grossi

Rafael Grossi, il 10 giugno, ha confermato l’esistenza di rapporti stampa ma ha negato comunicazioni ufficiali da parte dell’Iran. Ha menzionato il centro di ricerca nucleare israeliano di Soreq, ispezionato dall’AIEA, precisando che l’agenzia non ha accesso al sito di Dimona, cuore del presunto programma di armi nucleari israeliano. Grossi ha ammesso che documenti riservati dell’AIEA erano in possesso dell’Iran, definendo l’evento “incompatibile con lo spirito di cooperazione”, ma ha smentito che si trattasse di documenti iraniani acquisiti da Israele.

Il ruolo dell’MI6: chi è Nicholas Langman

Anche l’intelligence britannica avrebbe un «peso» nelle decisioni dell’agenzia. Documenti trapelati, analizzati dal sito investigativo The Grayzone, rivelano che Nicholas Langman, veterano dell’MI6, ha infiltrato l’AIEA, contribuendo a sanzioni contro l’Iran e collaborando con l’agenzia per contrastare la proliferazione nucleare. Langman, coinvolto in operazioni controverse come il presunto rapimento di migranti pakistani ad Atene, avrebbe giocato un ruolo chiave nel coordinamento con Stati Uniti ed Europa per l’accordo nucleare del 2015 e le relative sanzioni.

Nel 2016, Richard Langman, un agente dell’MI6 insignito del titolo di Compagno dell’Ordine di San Michele e San Giorgio, si trovò al centro di un ordine di censura del governo britannico, noto come D-notice, a seguito del suo presunto coinvolgimento in operazioni controverse. Svelato per la prima volta nel 2001 dal giornalista Stephen Dorril per aver condotto «operazioni di informazione» a Parigi dopo la morte della principessa Diana nel 1997, con l’intento di smentire le speculazioni sul coinvolgimento dell’intelligence britannica, Langman fu nuovamente accusato nel 2005 dalle autorità greche di complicità nel rapimento e nella tortura di 28 lavoratori migranti pakistani ad Atene, sospettati di legami con gli attentati di Londra del 7/7.

Nonostante le smentite britanniche, la presenza dell’MI6 durante le torture fu successivamente ammessa, pur negando un ruolo attivo. La carriera di Langman proseguì senza ostacoli: dal 2006 al 2008 guidò il Dipartimento Iran del Foreign Office britannico, plasmando l’intelligence sul programma nucleare iraniano e promuovendo pressioni internazionali, anche in collaborazione con il Mossad. Il suo successivo ruolo al Centro di Controproliferazione (2010-2012) coincise con un’intensificazione delle sanzioni globali contro l’Iran, tra cui la Risoluzione 1929 dell’ONU e l’esclusione delle banche iraniane dal sistema SWIFT, nonostante l’assenza di prove concrete sulle ambizioni nucleari di Teheran, come confermato da una stima dell’intelligence statunitense del 2007.

Argomenti

# Iran