Oro in bilico, banche centrali in silenzio acquistano come nel 1950. Qualcosa nel sistema monetario globale potrebbe non tornare più come prima. Eppure nessuno ne parla.
Negli ultimi due anni qualcosa di straordinario sta accadendo nei caveau delle banche centrali di tutto il mondo, qualcosa che tutti sembrano ignorare. Le istituzioni monetarie sovrane stanno acquistando oro a ritmi che non si vedevano dalla metà del secolo scorso, in un contesto geopolitico ed economico che potrebbe rendere questa scelta molto più significativa di quanto appaia in superficie.
Il World Gold Council ha documentato che nel 2022 le banche centrali globali hanno acquistato complessivamente oltre 1.136 tonnellate di oro, il dato annuale più elevato dal 1950. Nel 2023 la tendenza non si è invertita: altri 1.037 tonnellate sono entrate nelle riserve ufficiali mondiali, confermando che non si tratta di un episodio isolato ma di una direttrice strategica coordinata, anche se non dichiarata apertamente. Per contestualizzare: negli anni Novanta le banche centrali erano venditrici nette di oro, non acquirenti. Il ribaltamento di questa posizione strutturale rappresenta uno dei cambiamenti più profondi nella gestione delle riserve sovrane degli ultimi settant’anni.
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