In un mondo di interdipendenze e competizione geopolitica, l’Europa non può permettersi di restare un museo di campioni maturi. Ecco cosa fare secondo gli analisti di UniCredit.
Mentre gli Stati Uniti celebrano una nuova generazione di giganti tecnologici che dominano le classifiche globali di capitalizzazione, l’Europa guarda alle sue imprese centenarie con un misto di orgoglio e preoccupazione. Il continente vanta campioni industriali e di marca che hanno attraversato guerre, crisi e rivoluzioni tecnologiche, dimostrando una resilienza straordinaria.
Eppure, secondo un report di UniCredit, il divario con l’America si è ampliato in modo drammatico: oggi gli Stati Uniti controllano circa il 75-80% della capitalizzazione delle prime 100 aziende mondiali, mentre l’Europa fatica a piazzare più di uno o due rappresentanti nelle prime posizioni.
Secondo i dati aggiornati al giugno 2026, Nvidia da sola vale oltre 5,4 trilioni di dollari, superando la somma delle prime dieci imprese europee. L’intero gruppo delle top 10 americane raggiunge i 28,1 trilioni, mentre le controparti europee faticano a superare i 2-3 trilioni combinati. ASML, il produttore olandese di macchinari per litografia EUV essenziale per i semiconduttori avanzati, resta l’unica europea nella top 25-30 globale, con una capitalizzazione che oscilla tra i 600 e i 730 miliardi di dollari a seconda delle fluttuazioni di mercato. Seguono Roche, LVMH, Nestlé e Novo Nordisk, tutte con valori tra i 200 e i 330 miliardi. Nessuna raggiunge lontanamente la scala dei colossi americani. [...]
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