Le 6 azioni più vendute in Europa. Una è italiana

Tommaso Scarpellini

19 Novembre 2025 - 17:45

Vendite allo scoperto in aumento, settori ciclici sotto pressione e titoli europei nel mirino. Un equilibrio fragile che divide, incuriosisce e preoccupa allo stesso tempo.

Le 6 azioni più vendute in Europa. Una è italiana

Oggi più che mai, con Michael Burry che torna al centro della scena mentre la Scion Asset Management comunica lo “hustdown” e si rincorrono le voci sulle sue put contro giganti come Nvidia e Palantir, tutti parlano di vendite allo scoperto.

Ma in Europa, dove il settore tecnologico sembra ancora un miraggio lontano rispetto alla Silicon Valley, cosa stanno davvero shortando i fondi d’investimento? Domanda interessante, perché spesso si pensa che i mercati europei siano meno “aggressivi” sul fronte dello short selling. E invece no. Secondo i dati tracciati in tempo reale dallo strumento di WhaleWisdom, oggi sono sei le società che spiccano per livelli di active short sopra la media. Alcune sorprendono, una è italiana. Ecco la fotografia aggiornata.

Germania: Gerresheimer AG – 14% di active short

Gerresheimer AG è uno dei player europei più importanti nel settore del packaging farmaceutico e medicale ad alta precisione. L’azienda tedesca produce contenitori in vetro e plastica per multinazionali del pharma, dispositivi per il drug delivery e soluzioni avanzate per la somministrazione di farmaci biologici. Il motivo di uno short così elevato può risiedere nel combinato disposto di tre fattori: esposizione al ciclo economico industriale europeo, aumento del leverage finanziario dopo una serie di acquisizioni e un repricing degli ordini da parte dei big del settore biotech. Il titolo è diventato una sorta di proxy della debolezza ciclica europea.

Francia: Valeo – 13,37% di active short

Valeo è un colosso dell’industria automobilistica francese specializzato in componentistica avanzata: sistemi ADAS, elettrificazione, illuminazione intelligente, termica e powertrain. In un mondo che sta correndo verso il veicolo elettrico, Valeo si ritrova in una fase di transizione complessa.
A ciò si aggiunge il tema dello “shift tecnologico”: i costruttori EV stanno sviluppando internamente molte componenti, riducendo la dipendenza dai fornitori esterni.

Italia: Saipem SpA – 12,16% di active short

Il nome italiano della lista è Saipem, attiva nel settore dell’ingegneria, perforazione e servizi per l’oil & gas, oggi in piena riconversione verso infrastrutture energetiche complesse, rinnovabili offshore e gas liquefatto. La società ha vissuto anni turbolenti: ristrutturazioni dolorose, aumento di capitale, difficoltà operative e progetti in ritardo. Nonostante un apparente miglioramento nella pipeline dei contratti e un portafoglio ordini in crescita, il titolo rimane terreno fertile per gli short. Le ragioni? Volatilità del settore energetico, imprevedibilità dei costi industriali, esposizione geografica a Paesi complessi e memoria storica delle perdite del passato.

Svezia: Electrolux – quasi 11% di active short

Electrolux è uno dei brand più iconici al mondo nel settore degli elettrodomestici. Ma l’icona non basta quando i fondamentali tentennano. La società svedese sta affrontando una combinazione difficilissima: domanda debole in Europa e Stati Uniti, incremento dei costi delle materie prime, concorrenza cinese sempre più aggressiva e compressione dei margini operativi.
Il business degli elettrodomestici, già ciclico per natura, è diventato iper-competitivo, e i tentativi di riorganizzazione aziendale degli ultimi anni non hanno ancora prodotto una ripresa stabile. Per questo Electrolux è diventata una delle “short story” preferite dagli hedge fund.

Norvegia: Hexagon Composites – 8,96% di active short

Hexagon Composites è specializzata in soluzioni per lo stoccaggio e il trasporto di gas compressi, LNG e idrogeno. Opera in un settore innovativo con forte esposizione alla transizione energetica e a progetti governativi. Tuttavia, il percorso non è lineare: ricavi volatili e investimenti molto onerosi. Gli short seller stanno scommettendo su un widening del gap tra investimenti necessari e ritorni, in un mercato che spesso promette più di quanto consegni nell’immediato. A questo si aggiunge un rischio politico non indifferente, dato che molte iniziative green dipendono da sussidi statali. Una discontinuità normativa potrebbe impattare pesantemente la sostenibilità del business.

UK: Ashtead Technology Holdings – 8,60% di active short

Ashtead Technology è un’azienda britannica specializzata in servizi e attrezzature tecnologiche per il settore offshore: ispezioni subacquee, asset integrity, robotica sottomarina e soluzioni per il monitoraggio industriale. Un business molto tecnico e in crescita nel lungo periodo, ma soggetto a cicli operativi violenti nel breve.
La natura project-based dell’azienda espone a volatilità dei ricavi e a possibili revisioni dei budget da parte dei clienti del settore oil & gas e rinnovabili offshore. In un contesto dove il mercato teme rallentamenti nel capex energetico globale, Ashtead diventa un bersaglio prevedibile per chi cerca asimmetrie ribassiste.

Naturalmente, gli short di oggi non sono quelli di domani. Le percentuali cambiano, le tesi evolvono, le narrative si ribaltano. Ma resta significativo vedere così tanta pressione ribassista su aziende europee, spesso percepite come meno esposte alla speculazione rispetto ai titoli americani. Questa lista non è un invito a replicare operazioni o a lasciarsi prendere dal panico. Piuttosto, è uno spunto per capire quali cluster di rischio il mercato sta monitorando con maggiore attenzione.