Lattoferrina cura il coronavirus? Burioni: “Nessuna evidenza clinica”

Uno studio di Tor Vergata ha scoperto che la lattoferrina è una sostanza capace di fermare il coronavirus. Ma sarà davvero così?

Lattoferrina cura il coronavirus? Burioni: “Nessuna evidenza clinica”

La lattoferrina è una proteina scoperta oltre 80 anni fa nel latte vaccino. Di recente rivalutata per le sue proprietà antiossidanti e antinfettive, viene oggi considerata da numerosi studi scientifici un’alleata nella lotta al COVID-19. Una ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata, in particolare, ha evidenziato la sua capacità di ridurre il ferro, di cui il coronavirus si nutre.

La scoperta non ha ancora raggiunto il consenso scientifico. Il virologo Roberto Burioni, ad esempio, oggi l’ha criticata. Gli stessi ricercatori che hanno pubblicato lo studio avvertono, in ogni caso, che per sconfiggere l’epidemia sarà necessario il vaccino.

Lattoferrina ferma il coronavirus?

Secondo Elena Campione, professoressa e ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata, la lattoferrina rende non solo più forte l’organismo in un’ottica di prevenzione, perché toglie al coronavirus uno dei suoi principali “nutrienti” (ovvero il ferro), ma anche in ottica di cura.

Campione ha ricordato, inoltre, che i ricercatori cinesi l’hanno studiata già durante l’epidemia di SARS.

Secondo i test dello studio romano, infatti, i pazienti cui viene somministrata la lattoferrina si negativizzano in media in 12 giorni, contro punte che arrivano anche a 30-32 giorni.

Il numero di pazienti su cui è stata testata la lattoferrina, tuttavia, è abbastanza esiguo: solo un centinaio, e per giunta tutti con sintomi lievi o asintomatici.

Lattoferrina, i dubbi della comunità scientifica

Con un commento piuttosto tranchant, il noto virologo Burioni ha detto che “non esiste nessuna evidenza clinica che indichi l’utilità della lattoferrina nel prevenire o curare COVID-19”.

Ma Burioni non è l’unico scienziato ad aver espresso seri dubbi in merito all’efficacia della lattoferrina.

Laura Amato, Marina Davoli e Simona Vecchi, del dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio, Asl Roma 1, insieme a Luca De Fiore, dell’associazione Alessandro Liberati, hanno aspramente criticato la ricerca di Tor Vergata.

Le epidemiologhe, in una lettera al Quotidiano Sanità, hanno denunciato che lo studio ha arruolato consecutivamente solo 32 pazienti, e senza un gruppo di controllo di altrettanti pazienti positivi al coronavirus.

Lo studio, nonostante sia già stato largamente diffuso, non è ancora pubblicato e dunque non ancora soggetto a revisione scientifica.

Intanto, però, nelle farmacie l’integratore va a ruba.

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Virus Coronavirus

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