Lascia casa alla domestica. Gli eredi lo contestano, ma la Cassazione lo difende

Ilena D’Errico

3 Maggio 2026 - 15:06

Quest’uomo ha lasciato la sua abitazione alla domestica che lo ha assistito, ma gli eredi hanno contestato il testamento. La Cassazione ne ha difeso la validità, ma non è ancora detto tutto.

Lascia casa alla domestica. Gli eredi lo contestano, ma la Cassazione lo difende

Come sempre più spesso accade, un anziano signore francese ha lasciato la sua casa alla domestica che si è presa cura di lui fino alla sua morte. Gli eredi hanno contestato il testamento, ma alla fine la Cassazione ne ha difeso l’autenticità. Nonostante ciò, alla fine la casa del defunto potrebbe non andare alla collaboratrice. Questa intricata storia è a tutti gli effetti una sintesi dei principi cardine delle successioni, utili da conoscere in tali circostanze.

Quando un anziano lascia l’eredità a domestici, badanti o altri collaboratori si aprono sempre delle enormi polemiche. I parenti spesso insorgono pretendendo delle verifiche e cercando di aggirare le disposizioni per preservare le proprie quote. In alcuni casi questo intervento è fondamentale perché il testatore ha subito dei raggiri o altre violazioni, ma in altri si tratta di complicazioni ingiuste che non rispettano le volontà del defunto. Ci sono situazioni in cui i familiari si disinteressano persino, mentre i collaboratori domestici garantiscono cure, affetto e presenza costantemente.

Insomma, ogni situazione è unica, ma la legge è sempre la stessa. Accantonando i lati puramente morali ed etici, per quanto dovrebbero essere i primi a venire considerati dalla famiglia prima di intraprendere qualsiasi azione, le norme successorie definisco regole chiare e uguali per tutti. Alcuni familiari hanno sempre diritto a parte dell’eredità e possono pretenderla, mentre i testamenti redatti in condizioni di incapacità o sotto minaccia, per esempio, non sono validi.

La casa lasciata alla domestica, un testamento valido e l’altro no

Un anziano signore ha lasciato la sua abitazione e altri beni alla domestica che si è presa cura di lui per anni, come lavoratrice di un’associazione dedicata alle cure gratuite per anziani che necessitano di assistenza. Ha confermato queste volontà con ben due testamenti in favore della donna, entrambi oggetto di contestazione da parte dei familiari. Il più recente è un testamento pubblico redatto dal notaio in presenza di due testimoni, in cui l’uomo lascia alla collaboratrice domestica la sua residenza principale, alcuni appezzamenti di terreno, le somme sui conti correnti e il premio della sua polizza assicurativa.

Prima di questo, però, era stato redatto anche un testamento olografo con disposizioni relative a un terreno da lasciare alla collaboratrice. Alla morte dell’uomo, scoprendo queste volontà, i familiari hanno intentato causa adducendo l’incapacità di intendere e di volere del testatore, ma anche il contratto con la collaboratrice. Quest’ultima non poteva infatti ricevere alcun pagamento o regalo da parte dell’assistito, come previsto dall’associazione che le pagava il regolare stipendio.

Il testamento pubblico è stato effettivamente giudicato invalido dal tribunale, a dispetto di quanto dichiarato dal notaio che lo ha ricevuto. I familiari hanno infatti portato all’attenzione del giudice la documentazione medica attestante lo stato di salute mentale dell’uomo nel periodo del testamento, ritenuto incompatibile dai professionisti sanitari. L’anziano versava in condizioni di forte debolezza e vulnerabilità dal punto di vista mentale, soffriva di fasi allucinatorie non controllabili, pertanto non avrebbe potuto lasciare un testamento valido. L’incapacità è inoltre stata dimostrata anche dal fatto che l’uomo si è rivolto a un notaio diverso dal professionista che lo assisteva abitualmente, con cui aveva redatto oltre 40 atti.

La corte d’Appello di Aix-en-Provence che ha annullato questo testamento ha così annullato anche quello precedente, ma la decisione è stata ribaltata dalla Cassazione francese. Il contratto professionale che vietava alla lavoratrice di percepire compensi e regali non ha il potere di comprimere la capacità di disporre del proprio patrimonio, quindi la violazione può avere effetto soltanto nell’ambito lavorativo e non sulla validità del testamento. Quest’ultimo è inoltre precedente a quello pubblico annullato, pertanto per annullarne le disposizioni i familiari dovranno mostrare che il defunto versava in stato di incapacità anche all’epoca della sua scrittura. Soltanto così anche questo testamento può essere annullato, altrimenti la casa spetterà comunque alla collaboratrice domestica.

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