La vendita dell’oro usato va dichiarata nel 730?

Patrizia Del Pidio

4 Giugno 2026 - 08:36

La vendita dell’oro usato va dichiarata nel 730? Scoprilo in questa guida pratica che spiega la differenza tra gioielli personali e oro da investimento.

La vendita dell’oro usato va dichiarata nel 730?

Può capitare a tutti, in un momento di difficoltà economica, di vendere l’oro di famiglia per ottenere liquidità immediata. Dopo aver incassato il denaro per la vendita potrebbe, però, sorgere il dubbio che il Fisco possa volere la sua parte dell’importo guadagnato.

I soldi ricavati dalla vendita dell’oro vanno dichiarati nel modello 730? Sbagliare in questo ambito potrebbe esporre il contribuente a due rischi:

  • correre il rischio di versare tasse non dovute;
  • subire accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Facciamo chiarezza sulla normativa che regola la vendita dell’oro per capire se un’operazione è esentasse o se va indicata nella dichiarazione dei redditi.

Vendita dell’oro, quando si pagano le tasse?

La normativa italiana prevede l’imposizione fiscale solo sul metallo prezioso inteso come strumento finanziario. Questo asset, in modalità di lingotti o monete, è equiparato a qualsiasi altra forma di collocamento di capitale. Acquistarlo è particolarmente conveniente visto che in fase di acquisto il metallo prezioso è esente da Iva. I costi di produzione, poi, sono particolarmente bassi e questo rende l’investimento molto appetibile.

Il possesso dei lingotti d’oro non va indicato nella dichiarazione dei redditi e non è tassato fino a quando non viene rivenduto. È possibile acquistare e detenere l’oro da investimento senza pagare un centesimo di tasse. L’imposta va calcolata solo al momento di venderlo e solo se è maturata una plusvalenza.

Chiariamo subito che i gioielli non sono considerati oro da investimento tra cui rientrano:

  • lingotti d’oro con una purezza superiore ai 995 millesimi;
  • monete d’oro con purezza pari o superiore a 900 millesimi prodotte dopo il 1800 che hanno avuto corso legale nel Paese di origine.

Cosa è cambiato nel 2024?

Come abbiamo visto, l’imposizione fiscale sull’oro c’è solo se con la vendita si matura una plusvalenza, ovvero un guadagno dato dalla differenza tra il valore di vendita e quello di acquisto. Sulla plusvalenza, detta anche capital gain, si paga il 26%.

Determinante per calcolare le imposte dovute, quindi, è la fattura di acquisto dell’oro da investimento. Per chi non possiede la fattura di acquisto fino a prima della modifica apportata dalla Legge di Bilancio 2024, lo Stato consentiva di pagare una plusvalenza desunta solo sul 25% del ricavato dalla vendita.

Con la modifica prevista dalla Legge di Bilancio 2024, invece, in assenza della fattura di acquisto è necessario pagare l’imposta del 26% sull’intero importo ricavato dalla vendita.
Le imposte sull’oro da investimento vanno dichiarate nel:

La vendita dell’oro usato si indica nel 730?

La vendita dell’oro usato da parte di un privato, generalmente non deve essere indicata nel 730. La motivazione va ricercata nella mancanza di un reale guadagno e nell’assenza di un intento commerciale.

Disfarsi di vecchi gioielli equivale a dismettere beni personali e dal punto di vista fiscale non è rilevante. Inoltre, l’oro vecchio viene quasi sempre liquidato al valore del metallo fuso, una somma che risulta sempre inferiore al prezzo pagato quando l’oro è stato acquistato.

L’ordinamento italiano tassa soltanto la plusvalenza dell’oro da investimento e proprio perché nella vendita dell’oro usato c’è quasi sempre una minusvalenza (e non un profitto), il ricavato della vendita resta esentasse e non va indicato nella dichiarazione dei redditi perché non costituisce una nuova ricchezza.