La testimonianza che inchioda Biden e il suo coinvolgimento negli affari del figlio

Roberto Vivaldelli

4 Agosto 2023 - 11:24

Devon Archer, ex socio di Hunter Biden, ha confermato il coinvolgimento del presidente Usa nei torbidi affari del figlio. Ma i media parlano solo di Trump.

La testimonianza che inchioda Biden e il suo coinvolgimento negli affari del figlio

Hunter Biden? Un “lobbista” che ha sfruttato un “nome molto potente” (suo padre) per concludere accordi milionari con oligarchi e aziende straniere. Parola di Devon Archer, l’ex socio in affari del secondogenito del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, che nei giorni scorsi ha fornito una testimonianza “bomba” al Congresso largamente ignorata dai media “mainstream”, impegnati a dedicare ampi servizi alle incriminazioni dell’ex presidente Trump. Anzi: più ci si addentra nei torbidi affari all’estero del figlio del presidente Usa, più la pressione giudiziaria e mediatica sul magnate repubblicano, ad opera del consigliere speciale Jack Smith, aumenta: prima per la presunta conservazione impropria di materiale e documenti top-secret, poi per il ruolo dell’ex presidente nell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Lo speaker della Camera, Kevin McCarthy, ha parlato infatti di un “sistema giudiziario a due livelli” mentre, scorrendo i capi d’imputazione, ci si accorge che Donald Trump non è accusato né di sommossa, né di istigazione criminale, né di cospirazione sedizione, né tantomeno di insurrezione. 

La testimonianza che inguaia Joe Biden

Nella sua testimonianza fornita all’House Oversight Committee, l’ex socio di Hunter Biden, Devon Archer, ha affermato che Joe Biden, in qualità di vicepresidente, ha aiutato il figlio a rafforzare un «marchio» di famiglia tra i clienti stranieri che desideravano accrescere la loro influenza a Washington. Una strategia della famiglia che comprendeva la partecipazione dell’attuale presidente Usa a cene e o telefonate con gli affaristi di Cina, Russia, Ucraina e Kazakistan. Tale versione dei fatti smentisce completamente quanto affermato nel corso degli anni da Joe Biden, che ha ripetutamente giurato di non essersi mai interessato degli affarti privati del figlio.
Archer ha raccontato, in particolare, della controversa esperienza di Hunter Biden presso Burisma Holdings. La vicenda nella quale è suo malgrado protagonista il figlio secondogenito del presidente Usa si lega infatti alla guerra in in Ucraina e a ciò che è accaduto a Kiev dal 2014 ad oggi, quando un golpe supportato e sponsorizzato dagli Stati Uniti ha portato alla defenestrazione dell’allora presidente Yanukovich e all’instaurazione di un governo filo-occidentale. Nel caso della società energetica ucraina Burisma - nel cui consiglio d’amministrazione Hunter Biden fu piazzato, nel 2014, a seguito di “Euromaidan”, mentre il padre svolgeva il ruolo di rappresenta dell’amministrazione Usa in Ucraina - Archer ha affermato che il “marchio Biden” ha portato un senso di protezione dalle minacce legali e alle indagini per corruzione che la società energetica stava affrontando in quel momento.

Nuove ombre sul Presidente

Archer ha spiegato davanti al comitato che Hunter Biden ha iniziato a collaborare con Burisma nel 2014 svolgendo “attività legali”, per poi unirsi al consiglio d’amministrazione della società e fornire attività di “lobbying”. Nella testimonianza, Archer ha ammesso di non essere a conoscenza di alcun illecito da parte di Joe Biden, ma ha riconosciuto che era insolito che Hunter Biden chiamasse al telefono suo padre - al tempo vicepresidente - mentre era all’estero a interloquire con potenziali partner commerciali. Secondo le stime, è successo circa 20 volte dal 2013 al 2016, secondo quanto riportato dal giornalista John Solomon. L’ex socio di Hunter Biden ha confermato che Joe Biden ha partecipato a due cene nell’elegante ristorante Cafe Milano, a Washington DC: una nel 2014 con l’oligarca russa Yelena Baturina e alcuni uomini d’affari kazaki e un’altra l’anno successivo con un gruppo che comprendeva il dirigente di Burisma Vadym Pozarsky.
Che ci faceva il vicepresidente degli Stati Uniti a cena con queste persone se non per supportare l’attività di lobbying del figlio? L’ex socio ha anche riconosciuto che Hunter Biden ha tratto notevoli benefici finanziari dalle sponsorizzazioni del padre, raccontando come, nell’aprile 2014, un uomo d’affari kazako di nome Kene Rakishev abbia versato 142.300 dollari a una delle società in cui Hunter Biden e Archer erano coinvolti dopo che Joe Biden aveva cenato con loro.
Come nota Miranda Devine sul New York Post, la testimonianza di Archer è stata schiacciante. “Ha descritto come Joe Biden rappresentasse il marchio dell’attività di famiglia e come veniva usato per inviare ‘segnali’ di potere e influenza. Ci sono state cene al Café Milano di Washington, DC, con i benefattori di Hunter provenienti da Ucraina, Russia e Cina, colazioni nella residenza del vicepresidente a Washington, strette di mano a margine degli incontri a Pechino. Alla fine, è stato questo potere del vicepresidente Biden a far affluire milioni di dollari nelle casse della famiglia Biden” osserva. Un dato di fatto che sembra difficile da sentire, mentre si avvicina l’ipotesi di impeachment per l’inquilino della Casa Bianca.