«Questa combinazione di un’immensa istituzione militare e di una grande industria degli armamenti è nuova nell’esperienza americana. Eppure non possiamo non comprenderne le gravi implicazioni. Nei consigli di governo dobbiamo evitare che il complesso militare-industriale acquisisca un’influenza ingiustificata, voluta o non voluta. Il potenziale per la disastrosa ascesa di un potere mal riposto esiste e persisterà».
Il 17 gennaio 1961, in questo profetico discorso d’addio, il presidente Dwight Eisenhower mise in guardia - purtroppo inascoltato - da quel «complesso militare-industriale» che avrebbe trascinato, con la complicità della politica, gli Stati Uniti d’America in diverse (dis)avventure militari in tutto il mondo, dal Vietnam passando per l’Afghanistan e l’Iraq. Facendo diventare gli Usa un Paese costantemente impegnato a fare guerre in giro per il mondo. Basti pensare che l’americana più anziana, scriveva il Washington Post nel 2020, era Hester Ford, nata nell’agosto del 1905 (deceduta in seguito nel 2021). Gli Stati Uniti sono stati in guerra per più di un terzo della sua vita.
L’ennesima vittoria del complesso militar-industriale
In queste ore, il complesso militar-industriale ha messo a segno l’ennesima vittoria attraverso l’approvazione, da parte della Camera degli Stati Uniti, del pacchetto di aiuti esteri da 95 miliardi di dollari a favore di l’Ucraina (61 miliardi di dollari), Israele e Taiwan. In una conferenza stampa, lo Speaker della Camera Mike Johnson ha riconosciuto che la sua decisione di approvare il pacchetto potrebbe costargli il posto, ma ha osservato che, a suo dire, si trattava della scelta giusta. «Per dirla senza mezzi termini, preferirei inviare proiettili all’Ucraina piuttosto che ai ragazzi americani», ha detto. La pressione su Johnson è stata enorme e la Casa Bianca, secondo quanto ha rivelato la Cnn, ha persino chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj di fare una proposta diretta a Johnson in un incontro poco prima di Natale a Washington, DC. Anche se sarebbe stato un briefing tra lo stesso Johnson e il capo della CIA William Burns, che ha dipinto un quadro terribile della situazione sul campo di battaglia per l’Ucraina e delle conseguenze globali dell’inazione degli Usa, a convincere l’esponente repubblicano a trovare un accordo e ad approvare il pacchetto. Cos’ha ottenuto in cambio, il Gop? Nulla, se non la frustrazione e la rabbia di una parte del partito repubblicano più fedele all’ex presidente Donald Trump.
Quanto spende ogni anno l’America
Come ha sottolineato Eric Zuesse su The Duran, e come documentato da autorità sulla spesa militare statunitense come Winslow T. Wheeler , Robert Higgs e altri, l’America spende ogni anno circa 1,5 trilioni di dollari per le sue forze armate. Per fare un paragone, la Russia ha aumentato quest’anno del 30% il budget per le proprie spese militari e per il 2024 è prevista la cifra record di 376,7 miliardi di euro, ma siamo lontanissimi da quanto spende l’America per il comparto militare. E ora dove andranno gli aiuti a Ucraina, Israele e Taiwan? Nel 2022, uno dei maggiori beneficiari del pacchetto di aiuti è stata Raytheon, il principale produttore di Javelin insieme a Lockheed. Infatti, mentre una piccola parte di questi fondi andrà agli aiuti umanitari per l’Ucraina, la stragrande maggioranza finirà nelle casse dei produttori di armi come Raytheon, Lockheed Martin, Boeing, indiscussi vincitori della guerra per procura tra occidente e Russia in Ucraina.