Sánchez scioglie le Cortes e porta la Spagna al voto il 29 novembre. Perché si vota, il calendario, i candidati, i sondaggi e i possibili scenari.
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La Spagna torna alle urne con circa otto mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Il presidente del Governo Pedro Sánchez ha annunciato lo scioglimento delle Cortes Generales e la convocazione di elezioni politiche anticipate per domenica 29 novembre 2026, mettendo fine alla XV legislatura.
Una decisione che fino a poche settimane fa lo stesso Sánchez escludeva. Il premier socialista aveva ripetuto più volte di voler arrivare alla scadenza naturale del 2027, presentando prima una nuova legge di bilancio. A far precipitare la situazione è stata la bocciatura in Parlamento dei due decreti sulla casa, il provvedimento su cui il Governo aveva puntato per rispondere all’emergenza abitativa.
Ecco tutto quello che c’è da sapere: perché si vota, il calendario, chi sono i candidati, cosa dicono i sondaggi e quali sono i possibili scenari.
Perché la Spagna va verso le elezioni anticipate
Il detonatore è arrivato venerdì 2 ottobre. Il Congresso dei Deputati ha respinto i due decreti legge sulla casa voluti dall’esecutivo, con i voti contrari di Partito Popolare, Vox e Junts, il partito indipendentista catalano di Carles Puigdemont che già da mesi aveva rotto con il PSOE e bloccava in Parlamento le iniziative del Governo.
È stata l’ennesima dimostrazione di una maggioranza che non c’era più. Il Governo di coalizione tra PSOE e Sumar si reggeva fin dall’inizio della legislatura su un mosaico di alleanze con le forze regionaliste e indipendentiste: ERC, Junts, EH Bildu, PNV, BNG. Un equilibrio che negli ultimi mesi aveva reso quasi impossibile approvare leggi, a partire dalla legge di bilancio, che la Costituzione impone di presentare entro il 30 settembre e che Sánchez non è mai riuscito a portare in Parlamento nei tempi.
Dopo un fine settimana di consultazioni con ministri e dirigenti socialisti, lunedì Sánchez si è recato dal re Felipe VI e ha annunciato lo scioglimento delle Camere. Nel suo intervento ha presentato il voto come una scelta sul modello di Paese per i prossimi anni.
È la terza volta che Sánchez scioglie le Camere in anticipo, dopo l’aprile 2019 e il luglio 2023. Nel novembre 2019 la Spagna era tornata al voto per un motivo diverso, nessun candidato era riuscito a ottenere la fiducia del Congresso.
Il calendario elettorale
La legge elettorale spagnola stabilisce che, in caso di scioglimento anticipato, si voti il cinquantaquattresimo giorno dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. Con la pubblicazione prevista per martedì 6 ottobre, la data cade appunto domenica 29 novembre.
Le tappe principali sono le seguenti:
- 6 ottobre: pubblicazione del decreto di scioglimento e convocazione
- 21-26 ottobre: presentazione delle candidature
- 2 novembre: proclamazione delle liste
- 13 novembre: inizio della campagna elettorale
- 19 novembre: termine per richiedere il voto per corrispondenza
- 27 novembre: fine della campagna
- 28 novembre: giornata di riflessione
- 29 novembre: voto
Le nuove Cortes dovranno insediarsi entro 25 giorni dal voto, quindi entro la fine di dicembre.
Come si vota in Spagna?
Gli spagnoli eleggono il Congresso dei Deputati, composto da 350 seggi, e la maggior parte del Senato. È il Congresso a contare per la formazione del Governo.
Il sistema è proporzionale con metodo D’Hondt, ma applicato su base provinciale. Le circoscrizioni sono 52, cioè le 50 province più Ceuta e Melilla, e in ciascuna esiste una soglia di sbarramento del 3%. Il risultato è un sistema che premia i partiti più grandi e quelli radicati in singoli territori, mentre penalizza le forze nazionali minori, soprattutto nelle province piccole che eleggono pochi deputati.
La maggioranza assoluta è fissata a 176 seggi e, oer essere investito, il candidato premier deve ottenere la maggioranza assoluta del Congresso alla prima votazione oppure, 48 ore dopo, la maggioranza semplice, cioè più sì che no. Le astensioni, quindi, possono essere decisive. Se entro due mesi dalla prima votazione nessun candidato ottiene la fiducia, si torna alle urne.
Alle elezioni del 23 luglio 2023 il Partito Popolare di Alberto Núñez Feijóo era arrivato primo con 137 seggi, davanti al PSOE con 121, a Vox con 33 e a Sumar con 31.
Nonostante la vittoria, Feijóo non era riuscito a ottenere la fiducia. Anche sommando i voti di Vox e di due piccoli partiti regionali, il centrodestra si era fermato sotto la soglia necessaria. Sánchez era stato invece rieletto nel novembre 2023 con 179 voti, grazie all’appoggio delle forze nazionaliste e indipendentiste, compreso quello di Junts, ottenuto in cambio della legge di amnistia per i responsabili del tentativo di secessione catalana del 2017.
I candidati alle elezioni Spagna 2026
Per il PSOE il candidato sarà ancora una volta Pedro Sánchez, al potere dal 2018.
Il Partito Popolare punta su Alberto Núñez Feijóo, ex presidente della Galizia, alla sua seconda sfida per la Moncloa: nel 2023 era arrivato primo, ma senza i numeri per governare.
Vox sarà guidato come sempre da Santiago Abascal. Il partito di destra radicale è la formazione cresciuta di più negli ultimi due anni ed è destinato a essere, con ogni probabilità, il partner indispensabile per un eventuale Governo del PP.
Più incerto il quadro a sinistra del PSOE. Secondo quanto riferito nei mesi scorsi, Yolanda Díaz, vicepresidente del Governo e leader di Sumar, non dovrebbe ricandidarsi, mentre resta da capire se Sumar e Podemos si presenteranno insieme o separati. Con le regole del sistema elettorale spagnolo, una divisione dell’area alla sinistra dei socialisti rischierebbe di tradursi in una perdita consistente di seggi.
Le liste definitive saranno note solo dopo il 26 ottobre, termine per la presentazione delle candidature.
Cosa dicono i sondaggi?
Tutti i principali istituti privati danno il Partito Popolare in testa, con il PSOE staccato di diversi punti e Vox in forte crescita. Secondo la media dei sondaggi di luglio calcolata da Electocracia, il PP otterrebbe circa 143 seggi, il PSOE 106 e Vox 61. Le rilevazioni di fine agosto confermano la tendenza: Sigma Dos stima il PP al 33,1% con 143 seggi e Vox al 17,9% con 61, mentre il PSOE scenderebbe a circa 100 deputati, il minimo dall’inizio della legislatura. Per Demoscopia il PP sarebbe al 34,3% con 145 seggi.
Con questi numeri, PP e Vox supererebbero insieme la maggioranza assoluta, attestandosi poco oltre i 200 seggi. Il PP da solo, invece, resterebbe lontano dai 176 deputati necessari.
L’unica voce fuori dal coro è quella del CIS, l’istituto pubblico di statistica sociologica guidato da José Félix Tezanos, ex dirigente socialista, che nei suoi barometri continua ad assegnare la vittoria al PSOE con un vantaggio consistente sui popolari. Le stime del CIS sono da tempo contestate dall’opposizione e si discostano in modo sistematico da quelle di tutti gli altri istituti.
Come sempre, i sondaggi sono una fotografia del momento e la campagna elettorale, la mobilitazione dell’elettorato di sinistra e la frammentazione del voto nelle singole province possono spostare l’esito in modo significativo.
I possibili scenari post-voto
Lo scenario indicato oggi come più probabile è un Governo guidato da Feijóo con l’appoggio di Vox. Resta da capire in quale forma, se con un ingresso di Vox nell’esecutivo, sul modello di quanto già avvenuto in diverse comunità autonome, oppure con un appoggio esterno. Più i popolari si avvicineranno da soli alla maggioranza, più Feijóo avrà margine per limitare il peso di Abascal.
Un secondo scenario è quello di un PP abbastanza forte da governare da solo grazie all’astensione di Vox alla seconda votazione. Per riuscirci, però, i popolari dovrebbero ottenere più seggi di tutti i partiti contrari messi insieme.
La riconferma di Sánchez richiederebbe invece un risultato molto distante dai sondaggi attuali e, di nuovo, l’appoggio di tutte le forze nazionaliste e indipendentiste, compresa Junts, che ha appena affossato i decreti sulla casa.
Non si può infine escludere uno stallo, con nessun blocco in grado di formare una maggioranza. È già accaduto tra il 2015 e il 2016 e nel 2019, quando la Spagna dovette tornare a votare due volte in pochi mesi.
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