Nei prossimi mesi la Russia si appresta a lanciare ufficialmente la propria moneta digitale. In Europa invece l’iter normativo non è ancora concluso.
Mentre l’Europa continua a discutere sui dettagli tecnici e legislativi del proprio euro digitale, la Russia viaggia più veloce ed è già pronta a lanciare la propria moneta digitale su larga scala. Ad annunciarlo è stata la governatrice della Banca di Russia, Elvira Nabiullina.
Le banche russe e le grandi imprese nazionali sarebbero già tecnologicamente pronte a connettersi e ad accettare il rublo digitale. Nabiullina ha spiegato che la banca centrale sta valutando se consentire alle banche commerciali di ospitare portafogli digitali in rubli direttamente nei propri bilanci, invece di limitare questa possibilità al solo regolatore.
«Vogliamo che il rublo digitale sia realmente richiesto da persone e imprese, e che sia conveniente», ha dichiarato Nabiullina. Le banche classificate come sistemicamente importanti dovrebbero iniziare a offrire la valuta digitale della banca centrale, la cosiddetta CBDC, ai clienti a partire dal 1° settembre.
Nabiullina ha anche rivelato che la Banca centrale russa sta discutendo attivamente l’utilizzo delle stablecoin per i pagamenti internazionali, ma solo come complemento al rublo digitale e non come alternativa. Parallelamente, la Russia sta elaborando anche un disegno di legge per regolamentare le criptovalute: l’entrata in vigore era prevista per il 1° luglio, ma il Parlamento ha rinviato il provvedimento.
A che punto siamo in Europa con l’euro digitale?
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Così, mentre Mosca annuncia l’imminente debutto del proprio rublo digitale, l’Europa procede con tempi molto più lunghi. La Banca centrale europea lavora al progetto dal 2020, ma il percorso normativo è ancora in corso. L’obiettivo attuale sembra essere una prima emissione dell’euro digitale nel 2029, sempre a condizione che i colegislatori adottino il regolamento entro il 2026.
Restano però ancora alcuni passaggi chiave da completare. Il Consiglio europeo ha già adottato la propria posizione il 19 dicembre 2025; ora tocca al Parlamento, che deve approvare il quadro normativo e aprire la strada ai negoziati finali con Consiglio e Commissione. Se l’iter si concluderà entro la fine del 2026, come previsto, la Banca centrale europea potrebbe avviare un progetto pilota di 12 mesi a partire dalla seconda metà del 2027, con transazioni reali condotte in un ambiente controllato.
A differenza del rublo digitale russo, che punta a un lancio commerciale immediato, l’euro digitale prevede un tetto massimo di detenzione per ciascun cittadino, ipotizzato tra i 3.000 e i 4.000 euro. L’obiettivo è evitare una migrazione massiccia dei depositi dalle banche commerciali verso lo strumento della Banca centrale, percepito come più sicuro.
Le simulazioni della BCE mostrano che, con un limite di 3.000 euro, i trasferimenti potrebbero comunque raggiungere circa 699 miliardi di euro, pari all’8% dei depositi retail a vista nell’intera area euro. Numeri che spiegano perché Francoforte proceda con cautela: l’euro digitale non sarà soltanto un nuovo metodo di pagamento, ma uno strumento destinato a modificare gli equilibri tra cittadini, banche commerciali e banca centrale.